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Donazioni ai figli con bonifico: quante tasse si pagano e come si fa?

27 dicembre 2015


Donazioni ai figli con bonifico: quante tasse si pagano e come si fa?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 27 dicembre 2015



Vorrei fare una donazione a mio figlio attraverso un bonifico bancario con causale “donazione”: è lecita questa forma e quanto si paga, in caso, di tasse?

La soluzione al quesito del lettore dipende dal valore della donazione, ossia dalla somma bonificata in favore del figlio: infatti, differenti sono le regole che disciplinano l’aspetto fiscale e quello invece civilistico degli atti di liberalità, come appunto il passaggio di denaro da un conto corrente a un altro. Cerchiamo quindi di analizzare entrambi gli aspetti.

Disciplina fiscale

Dal punto di vista fiscale, la legge [1] impone il pagamento dell’imposta di registro del 4% solo per le donazioni che superano la franchigia di un milione di euro. Non è pertanto necessario pagare alcuna imposta se la somma bonificata al figlio non raggiunge un milione di euro.

L’imposta è a carico del beneficiario della donazione, della liberalità o del vincolo di destinazione

La franchigia passa da 1 milione a 100mila euro se, invece, la donazione avviene tra fratelli e sorelle. Non vi è alcuna franchigia per le donazioni tra parenti fino al 4° grado, affini in linea retta e affini in linea collaterale fino al 3° grado.

Ecco qualche esempio:

– Tizio il 10 febbraio 2010 ha donato al figlio Caio la piena proprietà su un complesso immobiliare del valore complessivo di € 800.000. Non è dovuta alcuna imposta di donazione né l’imposta di registro. Sono invece dovute le imposte ipotecarie e catastali in misura ordinaria (2% e 1%), salvo l’eventuale applicazione dell’agevolazione per la prima casa.

– Tizio, il 13 dicembre 2013 dona al figlio Caio, dei titoli azionari valutati € 300.000. È dovuta l’imposta di donazione di € 4.000, così determinata:

Base imponibile: 300.000

Franchigia spettante: (1.000.000 – 800.000 =) 200.000

Quota tassabile (300.000 – 200.000 =) 100.000

Imposta: (100.000 × 4% =) 4.000

Altre eventuali successive donazioni da Tizio a Caio non potrebbero beneficiare di alcuna franchigia.

Disciplina civilistica

Diversi, invece, sono i presupposti di validità della donazione da un punto di vista civilistico che, sebbene fiscalmente in regola, potrebbe essere nulla per il codice civile se non rispetta alcune regole e, quindi, suscettibile di impugnazione da parte di chiunque vi abbia interesse (per esempio, eventuali altri figli esclusi dal medesimo gesto di liberalità).

Il codice [2], che regola la “forma” delle donazioni, prescrive l’obbligo dell’atto pubblico, davanti al notaio e alla presenza di due testimoni. In mancanza di tale adempimento, la donazione è nulla. Soltanto le donazioni che possono essere considerate – sulla base delle condizioni economiche del donante – di modico valore sono valide anche in assenza di atto pubblico.

Dunque, nel caso concreto bisognerebbe comprendere se il padre versa al figlio tutto il suo patrimonio o, comunque, una parte consistente dello stesso. In questo caso, sebbene la forma del bonifico con causale “donazione”, metta al riparo da eventuali contestazioni del fisco, non garantisce però che qualche altro soggetto – diverso dallo Stato (nell’esempio di poc’anzi, un altro figlio o il coniuge) – possa contestare la validità della donazione davanti a un giudice e farla dichiarare nulla.

Indipendenza della disciplina fiscale e civilistica

Ricordiamo che è soggetta ad imposta anche la donazione nulla per mancanza della forma (atto pubblico) prevista dalla legge. Dunque, la donazione nulla deve sempre avvenire con il rispetto delle regole fiscali: nel caso di specie, se il padre dovesse decidere di effettuare una donazione per una cifra superiore a 1 milione senza passare dall’atto pubblico notarile (magari solo con una scrittura privata), dovrebbe comunque pagare l’imposta di registro del 4%.

Nella pratica

Il fatto che una donazione sia, dal punto di vista civile, nulla non pregiudica però la disponibilità concreta della somma in capo al beneficiario, il quale ne avrà la materiale disponibilità senza temere di aver violato la legge fiscale o penale. Difatti, il diritto civile esiste solo per regolamentare i rapporti tra privati: è chiaro, quindi, che se in famiglia non esistono eventuali controinteressati all’atto, le possibilità della sua impugnazione saranno scarsissime. Residuerebbe, infatti, il caso in cui sia lo stesso padre, in futuro, a pentirsi della donazione e a farla dichiarare nulla o, eventualmente, un creditore di quest’ultimo che voglia acquisire la somma per pignorarla.

L’azione di nullità, peraltro, è imprescrittibile, ossia può essere esercitata in qualsiasi momento. Addirittura, la nullità è rilevabile d’ufficio nel corso di una causa, senza bisogno che sia contestata dalla parte.

note

[1] Ai sensi dell’art. 49, lettera a del decreto legge 3 ottobre 2006 n. 262, convertito in legge 24 novembre 2006 n. 286.

[2] Art. 782 cod. civ.

Autore immagine: 123rf com

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