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Lo sai che? Usucapione: la volontà di acquistare l’immobile non interrompe i termini

Lo sai che? Pubblicato il 27 dicembre 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 27 dicembre 2015

Proprietà di casa o altri immobili: i casi di interruzione dell’usucapione sono tassativi.

Il termine per diventare proprietario di un bene altrui tramite l’usucapione (ossia l’uso prolungato, pacifico e non interrotto del bene stesso) non può essere interrotto tramite una semplice lettera di diffida inviata dal proprietario al possessore. Allo stesso modo, la lettera inviata invece dal possessore, con la quale questi manifesta al proprietario l’intenzione di voler, in futuro, acquistare l’immobile, non sempre interrompe i termini dell’usucapione. Perché ciò possa avvenire è infatti necessario che, in tale comunicazione, vi sia il riconoscimento esplicito del diritto altrui; se ciò, invece, manca, detta missiva non ha alcun effetto e non interrompe il decorso dell’usucapione. È quanto ricorda la Cassazione con una recente sentenza [1].

La vicenda

Un uomo sosteneva di aver usucapito il bene di un altro soggetto per via del possesso durato oltre 20 anni. Quest’ultimo, tuttavia, a difesa della sua proprietà, produceva in giudizio una lettera nella quale il possessore gli comunicava l’intenzione di voler, un giorno, acquistare l’immobile: secondo la tesi difensiva, tale missiva doveva ritenersi interruttiva dei termini dell’usucapione. Non sono stati di questo avviso tanto i giudici di secondo grado, quanto quelli della Cassazione.

La motivazione della sentenza

Secondo la Suprema Corte, i motivi che possono interrompere l’usucapione sono espressamente indicati dalla legge e non possono essere allargati ad altri. In particolare sono due le cause di interruzione dell’usucapione:

interruzione naturale: si verifica quando il possessore viene privato, per oltre un anno di seguito, del bene che intende usucapire (si pensi al caso di uno spoglio sia ad opera del proprietario che di altri soggetti);

interruzione civile: si verifica quando il titolare del bene avvia una causa contro il possessore volta a rivendicare la propria titolarità del bene e/o a chiederne la restituzione.

Proprio per via della tassatività di tale elencazione, secondo la Cassazione, non ci sono altre ipotesi che possano dar luogo all’interruzione della sospensione, ivi compresa la lettera inviata dal possessore al proprietario con cui gli manifesta l’intenzione di diventare proprietario del bene.

Come noto, infatti, il possesso necessario a far scattare l’usucapione presuppone, nel possessore, un comportamento identico a quello che avrebbe l’effettivo proprietario del bene: in particolare questi deve disconoscere ogni altrui diritto sul bene e disporne come se fosse proprio (con migliorie, modifiche, cambi di destinazione d’uso, ecc. senza chiedere il consenso al proprietario). Se, invece, il suo comportamento è ossequioso e rispettoso dei diritti del proprietario, anche dopo vent’anni non potrà mai rivendicare l’usucapione.

Dunque, il punto su cui focalizzare l’attenzione è il concreto comportamento tenuto dal possessore, ossia come questi si è atteggiato sia nei confronti della collettività che, soprattutto, del titolare effettivo. Con riferimento alla lettera inviata al proprietario bisogna cioè verificare il contenuto della stessa. Ebbene, secondo la Corte, la comunicazione della volontà di voler acquistare l’immobile non esclude a priori che il possessore possa ugualmente avere l’intenzione di possedere la cosa come se fosse il proprietario (presupposto, come detto, necessario per far scattare l’usucapione); infatti la lettera ben potrebbe essere interpretata, anche come manifestazione di volontà rivolta a ottenere la regolarizzazione del trasferimento di proprietà già avvenuto.

La semplice consapevolezza del possessore circa la spettanza ad altri del diritto di proprietà sul bene non è infatti sufficiente a far parlare di riconoscimento dell’altrui diritto, idoneo a interrompere il termine ad usucapire; al contrario è necessario che il possessore per il modo in cui questa conoscenza è rivelata o per il fatto in cui essa è implicita, esprima la volontà non equivoca di attribuire il diritto reale al suo titolare.

note

[1] Cass. sent. n. 25764 del 22.12.2015.

Autore immagine: 123rf com


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