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Consenso informato: come deve essere

26 dicembre 2015 | Autore:


> L’esperto Pubblicato il 26 dicembre 2015



Ecco i caratteri essenziali dell’obbligo informativo e del consenso informato ai trattamenti medici.

 

La formazione del consenso presuppone una specifica informazione fornita dal medico che deve prestare la sua attività professionale.

Il consenso deve essere frutto di un rapporto reale e non solo apparente tra medico e paziente: il medico, cioè, è tenuto a raccogliere un’adesione effettiva e partecipata, e non solo cartacea, all’intervento. Esso non è, pertanto, un atto puramente formale e burocratico ma è la condizione imprescindibile per trasformare un atto normalmente illecito (la violazione dell’integrità psicofisica) in un atto lecito, fonte di responsabilità.

L’informazione, pertanto, deve riguardare ogni possibile aspetto dell’intervento medico-chirurgico. In particolare, l’informazione deve essere relativa alla natura dell’intervento medico-chirurgico, alla sua portata ed estensione, ai rischi, ai risultati conseguibili, alle possibili conseguenze negative, alla possibilità di conseguire il medesimo risultato attraverso altri interventi e ai rischi di questi ultimi.

Pertanto, il consenso informato presuppone una completa informazione su tutti questi elementi da parte del sanitario o del chirurgo (senza che possa distinguersi, al riguardo, tra chirurgia riabilitativa e chirurgia estetica): solo così il paziente può consapevolmente decidere se sottoporsi all’intervento o se ometterlo, in un bilanciamento tra vantaggi e rischi.

L’obbligo di informazione si estende ai rischi prevedibili e non anche agli esiti anomali, che non assumono rilievo secondo l’id quod plerumque accidit. Occorre, infatti, contemperare l’esigenza di informazione con la necessità di evitare che il paziente, a causa di un rischio remoto legato a un intervento (anche banale), non vi si sottoponga, esponendosi in tal modo a rischi ben maggiori (è quello che la giurisprudenza francese definisce una reaction dangereuse del paziente).

Non è consentito, in ogni caso, che in forza di un mero calcolo statistico il paziente non venga informato dei rischi, anche ridotti, che possono incidere gravemente sulle sue condizioni fisiche o, addirittura, sul bene supremo della vita.

L’obbligo di informazione si estende, inoltre, ai rischi specifici rispetto a determinate terapie alternative, in modo che il paziente, con l’aiuto del medico, possa determinarsi verso l’una o l’altra delle scelte possibili attraverso una cosciente valutazione dei rischi e dei vantaggi.

Sotto un altro profilo è noto che interventi particolarmente complessi, specie nel lavoro in equipe, presentano, nelle varie fasi, rischi specifici e distinti: allorché tali fasi (ad es., quella dell’anestesia) assumano una propria autonomia gestionale e diano luogo a scelte operative diversificate, ognuna delle quali presenta rischi diversi, l’obbligo di informazione si estende anche alle singole fasi e ai rispettivi rischi.

Pertanto, se è vero che la richiesta di uno specifico intervento chirurgico avanzata dal paziente può farne presumere il consenso a tutte le operazioni preparatorie e successive connesse, e in particolare al trattamento anestesiologico, se le tecniche di esecuzione di quest’ultimo sono più di una e comportano rischi diversi, è dovere del medico informarlo sui rischi e sui vantaggi specifici.

Infine, gli obblighi informativi non riguardano solamente l’attività svolta personalmente dal medico o dall’equipe da lui diretta, ma si estendono allo stato di efficienza e al livello di dotazioni della struttura sanitaria nella quale il medico (o l’equipe) presta la sua attività, e si traduce in un ulteriore dovere di informazione del paziente: il consenso informato in vista di un intervento chirurgico, di una terapia specialistica o di un accertamento diagnostico invasivo investe, pertanto, sia i rischi oggettivi e tecnici in relazione alla situazione soggettiva e allo stato dell’arte della disciplina, ma anche la concreta, e magari momentaneamente carente situazione ospedaliera, in rapporto alle attrezzature e al loro regolare funzionamento, in modo che il paziente possa non soltanto decidere se sottoporsi o meno all’intervento, ma anche se farlo in quella struttura o chiedere di trasferirsi in un’altra .

Pertanto, la mancanza nella legislazione italiana, di uno standard di riferimento dagli strumenti di cui una struttura sanitaria pubblica deve necessariamente disporre, non esime il medico responsabile della cura dei pazienti dal dovere di informarli della possibile inadeguatezza della struttura a causa dell’indisponibilità, anche solo momentanea, di strumenti essenziali per una corretta terapia o per un’adeguata prevenzione di possibili complicazioni.

Sul punto, si è precisato che il contenuto del consenso deve essere necessariamente arricchito dalla previa corretta informazione sulla qualità e sicurezza del servizio sanitario e sull’adeguata informazione sui rischi operatori e postoperatori, anche in relazione all’efficienza della struttura sanitaria ospitante.

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