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Le sentenze più importanti del 2015

28 dicembre 2015


Le sentenze più importanti del 2015

> Diritto e Fisco Pubblicato il 28 dicembre 2015



Giurisprudenza: come la Cassazione e la Corte Costituzionale hanno interpretato la legge nel corso del 2015, cambiando il diritto e la vita economica, politica e sociale degli italiani.

L’anno che si è chiuso è stato caratterizzato da alcune sentenze – emesse in particolar modo dalla Corte Costituzionale e dalla Cassazione – che hanno modificato sostanzialmente lo scenario non solo giuridico, ma anche quello politico-economico dell’Italia. Come da tradizione di fine anno, La Legge per Tutti sintetizza, in pillole, le pronunce più interessanti degli ultimi 365 giorni che hanno “fatto giurisprudenza”. Cliccando sul testo ipertestuale è possibile consultare gli approfondimenti.

Iniziamo dalla sentenza della Corte Costituzionale di aprile che ha restituito ai pensionati gli interessi sulle annualità a partire dal 2012, dichiarando incostituzionale la riforma Fornero sul blocco delle pensioni: una pronuncia che ha fatto letteralmente “saltare” i conti allo Stato e, tuttavia, ha posto un problema di rimborso delle perequazioni parzialmente irrisolto. Le condizioni delle casse dell’erario non hanno infatti consentito di operare, nei confronti di tutti i pensionati, le restituzioni richieste dalla Consulta.

Speculare, ma con effetti meno incisivi, è stata la sentenza, sempre firmata dalla Corte Costituzionale a giugno [2], che ha dichiarato illegittimo il blocco degli stipendi dei pubblici dipendenti.

Un ruolo deciso ha avuto anche la terza, fondamentale, sentenza della Corte Costituzionale, questa volta in materia di fisco con cui sono state dichiarate nulle le nomine a dirigenti dei funzionari dell’Agenzia delle Entrate e delle Dogane avvenute senza pubblico concorso [3]. Inevitabile la marea di ricorsi contro gli avvisi di accertamento notificati negli ultimi anni.

Dopo un primo momento di accoglimento delle impugnazioni ad opera dai giudici di merito, sulla scia della CTP di Milano e della CTR Lombardia, la Cassazione ha ridefinito l’ambito di operatività della causa di nullità, spostandone la portata alle deleghe [4]: deleghe che, a quanto sembra dalla mole di contenzioso favorevole al contribuente, raramente sono state effettuate in modo corretto. Da qui le numerose sentenze della Suprema Corte [5] volte a chiarire le modalità per la presentazione dei ricorsi contro gli accertamenti illegittimi.

Più leggero, ma con impatto non meno travolgente, l’argomento trattato dalla sentenza della Corte Costituzionale in materia di codice della strada [6]: gli autovelox e tutti gli apparecchi di controllo elettronico della velocità dovranno ora essere per forza sottoposti a taratura. Anche qui inevitabile la mole di contenzioso favorevole ai cittadini.

Il fisco è stato al centro di numerose controversie nel corso del 2015. Una tra le più interessanti è quella sull’impugnabilità dell’estratto di ruolo consegnato da Equitalia al contribuente, questione chiusasi con la sentenza della Cassazione di ottobre che ha consentito il ricorso davanti al giudice [7]. Grazie a tale intervento, ora il contribuente può impugnare l’estratto di ruolo quando, dallo stesso, rilevi la presenza di cartelle esattoriali di cui, invece, non ha mai ricevuto notifica.

Sempre per le Sezioni Unite della Cassazione [8] non esiste nel nostro ordinamento un obbligo generalizzato per l’amministrazione di attivare il contraddittorio prima dell’emissione dell’atto di accertamento fiscale, salvo non sia espressamente previsto per legge. Si tratta, infatti, di un principio che stravolge numerosi precedenti con cui la stessa Corte aveva sposato una posizione più garantista in favore dei contribuenti.

In materia di effetti della notifica si segnala l’interessante pronuncia di dicembre [9] con cui le Sezioni Unite della Cassazione hanno ritenuto che la prescrizione si interrompe, per il notificante, dalla data di consegna dell’atto solo nel caso di notifiche di atti giudiziari. Se invece la comunicazione avviene con raccomandata (è il caso degli atti negoziali), si considera la data di consegna al destinatario. La pronuncia non mancherà di suscitare polemiche e problematiche di carattere pratico.

Finalmente la Suprema Corte definisce il contrasto insorto tra i giudici di merito in materia di mediazione e opposizione a decreto ingiuntivo: l’onere di avviare il procedimento spetta all’opponente (attore formale), a pena di improcedibilità dell’opposizione e conseguente consolidamento del decreto ingiuntivo [10].

Sempre alle Sezioni Unite è spettato il compito di decretare, una volta per tutte, la validità del preliminare del preliminare [11], mentre, in materia di separazione e divorzio, i giudici supremi hanno chiarito che perde il mantenimento chi va a convivere con un’altra persona, anche quando ciò non dia luogo a un matrimonio: è sufficiente, cioè, la stabile convivenza [12].

Da oggi sarà più facile impugnare anche la sentenza di appello che rinvia al giudice di primo grado, avendo le Sezioni Unite stabilito la possibilità di ricorrere in Cassazione anche quando il giudice di primo grado ha negato la giurisdizione, oppure in caso di nullità della notifica della citazione, negazione del litisconsorzio, erronea estromissione o dichiarazione di estinzione della causa, mancanza di sottoscrizione della sentenza.

In materia di locazione la Cassazione a Sezioni Unite ha stabilito la nullità assoluta del contratto di affitto ad uso abitativo privo di forma scritta e non registrato [14]. Tutte le volte però in cui la forma verbale sia stata imposta dal locatore, a poter rilevare la nullità è solo il conduttore e non il padrone di casa o il giudice. Insomma, l’inquilino “in nero” viene protetto quando è vittima dell’evasione del proprietario dell’appartamento.

Stop anatocismo: la Cassazione sposa la tesi del tribunale di Milano e afferma che, già dal 2014, tutte le pratiche delle banche, volte a calcolare gli intessi sugli interessi (appunto l’anatocismo) sono illegittime anche se effettuate non trimestralmente ma una volta all’anno [15].

In materia di guida in stato di ebbrezza, la Cassazione ha affermato che la circostanza aggravante dell’aver provocato un incidente stradale non è configurabile nel caso di rifiuto a sottoporsi all’alcoltest [16]. Con la paradossale conseguenza che chi provoca un sinistro stradale dopo aver bevuto troppo può ottenere una pena inferiore se rifiuta di sottoporsi all’etilometro.

Una sentenza degli scorsi giorni ci appare singolare rispetto ai precedenti della stessa Corte. L’argomento è il licenziamento per giustificato motivo oggettivo [17]: secondo i giudici supremi è legittimo il licenziamento intimato non solo per crisi aziendale ma anche solo per aumentare i profitti dell’azienda.

ULTERIORI SENTENZE IN MATERIA DI LAVORO, PREVIDENZA E FISCO

Liceità delle prestazioni gratuite svolte dal professionista

Al 2015 appartiene anche una recente Sentenza della Cassazione [18], che afferma la piena legittimità delle prestazioni rese gratuitamente dal professionista (avvocato, commercialista, consulente del lavoro, etc). È possibile giustificare la gratuità, secondo la Suprema Corte, non solo con eventuali vincoli di parentela o di amicizia intercorrenti tra chi rende la prestazione ed il cliente, ma anche con finalità promozionali, volte ad incrementare la clientela. Occorrerà, naturalmente, una certa proporzione tra il numero totale delle prestazioni, o consulenze rese, ed il totale di quelle rese gratuitamente, diversamente ben sarebbe legittimato, comunque, un accertamento fiscale.

Mobbing: quand’è reato

Risale al 7 ottobre 2015 una recente sentenza della Cassazione [19], che afferma la riconducibilità del mobbing al reato di maltrattamenti in famiglia. La fattispecie penale, in particolare, viene a configurarsi quando l’ambiente di lavoro (relativamente all’intera azienda, ad una divisione, ad un team o un ufficio) è ristretto, ed i rapporti sono caratterizzati da ampia discrezionalità, in modo da risultare simile ad un ambiente familiare, mentre è esclusa in quelle realtà aziendali nelle quali i contatti interpersonali sono piuttosto limitati e le prassi operative standardizzate.

Ricordiamo, poi, che, perché si configuri il mobbing, devono essere presenti i seguenti elementi:

– comportamenti di carattere persecutorio, che possono essere anche leciti, persi singolarmente ed astrattamente;

– comportamenti attuati, con intento vessatorio, contro la vittima in modo diretto, sistematico e prolungato nel tempo;

– intento persecutorio e volontà lesiva riscontrabili in tutti i comportamenti;

– comportamenti messi in atto non solo dal datore di lavoro, ma anche da un preposto o da altri dipendenti, sottoposti al potere direttivo dei primi;

– riscontrabilità di un danno alla salute, alla personalità o alla dignità del dipendente;

nesso causa-effetto tra il danno ed i comportamenti.

Licenziamento illegittimo per rifiuto del part-time

Risale allo scorso ottobre una recente sentenza della Cassazione [20], con la quale è stata affermata l’illicenziabilità del dipendente che rifiuti di lavorare a tempo parziale. Il rifiuto del part time, in particolare, può essere giustificato solo se, in base alle esigenze dell’azienda, non risulta possibile utilizzare proficuamente la prestazione a tempo pieno del dipendente.

Non è dunque sufficiente provare l’esistenza di un semplice pregiudizio economico: l’utilizzo del lavoratore full time, difatti, non deve soltanto comportare una maggiore spesa per il datore di lavoro, ma la prestazione deve risultare inutilizzabile proficuamente, perché si possa licenziare il lavoratore.

Accertamento da redditometro legittimo senza motivazione

Un’altra sentenza che fa parte delle “pietre miliari” del 2015, questa volta in materia fiscale, è quella della Cassazione vertente sull’accertamento da redditometro [21], ossia basato sugli indici di capacità contributiva del cittadino. Se l’accertamento, in particolare, è fondato su dati certi e incontestabili, come il possesso di determinati beni indicatori della capacità contributiva, l’Agenzia delle Entrate non è costretta a motivare i criteri adottati in concreto per determinare il reddito.

La sottrazione all’obbligo di motivazione, confermata dalla citata sentenza della Cassazione, è giustificata in quanto l’atto di accertamento, basato su tali indicatori, si considera fondato su parametri prestabiliti. Pertanto, l’Agenzia è dispensata da fornire ulteriori prove, oltre agli indicatori su cui l’accertamento si appoggia.

Niente reato per il mancato versamento Iva dovuto alla crisi

Seppur vero che, in base alla riforma dei reati tributari, dal 2015 il mancato versamento Iva è depenalizzato, sotto i 250.000 Euro, è anche vero che, a prescindere dall’ammontare dell’imposta, debba essere differenziata la situazione di chi non paga perché costretto dalla crisi, rispetto a chi non paga volontariamente: è quanto affermato da una recente sentenza della Cassazione [22]. La Corte, però specifica che, perché non vi sia imputabilità nei confronti dell’imprenditore, bisognerà dimostrare che è stato adottato ogni accorgimento possibile per evitare la situazione di dissesto finanziario.

Trasferimento dipendenti pubblici come trasferimento d’azienda

Di quest’anno anche la sentenza della Corte Costituzionale [23] che, con tutta probabilità, darà il via a numerose cause da parte dei dipendenti pubblici, in materia di trasferimenti. In moltissimi casi, difatti, gli spostamenti da un Ente all’altro hanno dato luogo ad un peggioramento della posizione dei dipendenti, attuato mediante tagli dell’anzianità di servizio, al fine di pareggiare la retribuzione spettanti: una prassi illegittima, sia per la Corte Europea che per la Consulta, secondo le quali il trasferimento dei lavoratori della P.A. deve essere assimilato al trasferimento d’azienda dei lavoratori del settore privato. Pertanto, ogni peggioramento della posizione, compresa la decurtazione dell’anzianità, è da considerarsi illegittimo.

note

[1] C. Cost. sent. n. 70 del 30 aprile 2015.

[2] C. Cost. sent. n. 178 del 23.06.2015.

[3] C. Cost. sent. n. 37 del 17.03.2015.

[4] Cass. sent. 22810/2015.

[5] Tra le tante, cfr. Cass. sent. n. 22810

[6] C. Cost. sent. n. 113 del 18.06.2015.

[7] Cass. S.U. sent. n. 19704/2015.

[8] Cass. S.U. sent. n. 24823 del 9.12.2015

[9] Cass. S.U. sent. n. 2482 del 9.12.2015.

[10] Cass. sent. n. 24629 del 3.12.2015.

[11] Cass. S.U. sent. n. 4628/2015 del 6.03.2015.

[12] Cass. sent. n. 6855/2015.

[13] Cass. S.U. sent. n. 25774 del 22.12.2015.

[14] Cass. S.U. sent. n. 18214 del 17.09.2015.

[15] Cass. sent. n. 9127 del 6.05.2015.

[16] Cass. S.U. sent. n. 46624/2015.

[17] Cass. sent. n. 23620/15.

[18] Cass. sent. 21972/2015.

[19] Cass. sent. n. 40320/2015.

[20] Cass. sent. n. 21875/15.

[21] Cass. sent. n. 20649/2015.

[22] Cass. sent. n. 40352/2015.

[23] Cass. sent. n. 14145/2015.

Autore immagine: 123rf com

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