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Come guadagnare rivendendo i regali non graditi senza partiva IVA

28 dicembre 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 28 dicembre 2015



Vendita occasionale di beni tramite internet: regime fiscale ed apertura di Partita Iva, emissione delle ricevute, dichiarazione dei redditi.

 

Vorrei vendere su Ebay alcuni regali non graditi: sono obbligato ad aprire la Partita Iva ed a dichiarare quanto guadagnato? 

Capita, sovente, di ricevere dei regali non graditi: laddove non possano essere riciclati, o donati, si può tentare, innanzitutto, di riportare regalo e scontrino dal commerciante, e domandare se è possibile effettuare un cambio con qualcosa di pari valore; anche se il negoziante non è tenuto a cambiare il regalo, spesso i rivenditori concedono comunque questa gentilezza.

Qualora non sia possibile avere lo scontrino o la ricevuta fiscale, non tutto è perduto, poiché è possibile rivendere i regali sgraditi anche senza Partita Iva.

La normativa fiscale italiana, difatti, permette di svolgere attività commerciale in via occasionale, anche tramite internet, senza essere obbligati ad aprire la Partita Iva: è quanto stabilito dal Testo Unico delle Imposte sui Redditi [1]. Le vendite occasionali possono essere effettuate, oltreché direttamente, altresì servendosi di una piattaforma online organizzata, purché in via meramente saltuaria. Questo non significa, però, che i proventi non debbano essere dichiarati.

Vendita di beni nuovi ed usati: quando è occasionale?

La vendita, o attività commerciale, occasionale, innanzitutto, si configura quando l’attività non presenta né il carattere della professionalità, né quello della continuatività e dell’organizzazione.

Non è semplice distinguere, nel caso concreto, quando un’attività commerciale sia svolta in maniera puramente saltuaria, e quando, invece, vi sia quel minimo di organizzazione da far desumere il carattere non occasionale della stessa.

Ad esempio, in alcune piattaforme online è possibile aprire un negozio virtuale anche senza il possesso di una partita Iva, poiché fanno riferimento a normative estere: pur trattandosi di servizi organizzati da società estere, però, il regime fiscale al quale le vendite, da parte dei cittadini italiani ivi residenti, devono essere sottoposte, è quello italiano.

Pertanto, nel caso in cui siano semplicemente messi in vendita alcuni beni, nuovi o usati, nella piattaforma, in via occasionale, non vi sarà l’obbligo di apertura della Partita Iva: per i beni venduti dovrà però essere rilasciata una ricevuta, ed i proventi conseguiti dovranno essere dichiarati nel 730 o nel Modello Unico.

Qualora, invece, il cittadino italiano apra un vero e proprio negozio online, anche servendosi di una piattaforma e non di un dominio internet proprio, il requisito dell’organizzazione fa cadere l’occasionalità, e sorge l’obbligo di apertura della Partita Iva, anche se la società che offre il servizio non lo prevede per accedervi.

Vendita occasionale di beni nuovi ed usati: emissione della ricevuta

Qualora la cessione dei beni, sia nuovi che usati, avvenga solo occasionalmente, il venditore, anche se non obbligato all’emissione dello scontrino, è comunque tenuto all’emissione di una ricevuta, che dovrà essere compilata con i seguenti dati:

– generalità del venditore e dell’acquirente;

– descrizione della vendita, accompagnata dalla dicitura: “Corrispettivo relativo a cessione di beni compiuta quale attività commerciale occasionale, di cui all’Art. 67 del D.P.R. 917/1986”;

– prezzo di vendita;

– data.

Dovrà inoltre essere applicata una marca da bollo da 2 Euro, qualora il corrispettivo di vendita superi i 77,47 Euro. Il bollo va applicato sulla ricevuta originale, che va al cliente, e non sulla copia che resta al venditore: questo vale anche per le ricevute “madre-figlia”, staccate dai classici blocchetti.

Vendita occasionale di beni nuovi ed usati: dichiarazione dei redditi

I proventi derivanti dalla cessione occasionale di beni, nuovi o usati, devono essere inseriti nella dichiarazione dei redditi, tra i “Redditi Diversi”: la detrazione per i redditi derivanti da lavoro autonomo occasionale è la stessa prevista per il lavoro autonomo. Pertanto non si sarà obbligati a presentare la dichiarazione dei redditi qualora i proventi siano inferiori a 4.800 Euro nell’arco dell’anno, poiché non si supera la No Tax Area per i lavoratori autonomi (le detrazioni, in pratica, al di sotto di tale soglia, superano l’imposta lorda). Attenzione, però: questo vale soltanto se il reddito da lavoro autonomo occasionale è l’unico reddito conseguito (assieme all’eventuale possesso dell’abitazione principale). Qualora il contribuente possieda altri redditi, sarà comunque obbligato a presentare, a seconda dei casi, il 730 o il Modello Unico.

Vendita non occasionale: apertura della Partita Iva ed avvio attività

Laddove, invece, il contribuente effettui cessioni di beni, nuovi o usati, a carattere non occasionale, come abbiamo detto sarà obbligato all’apertura della Partita Iva, poiché si tratta di attività commerciale a tutti gli effetti.

Sarà dunque obbligato, oltreché all’apertura della Partita Iva, all’iscrizione alla Camera di Commercio ed all’Inps (Gestione Commercianti), nonché a comunicare l’avvio dell’attività al proprio Comune (la comunicazione allo sportello Suap è obbligatoria anche se l’attività è effettuata online). Il tutto può essere effettuato (escluse, talvolta, le comunicazioni al Comune) tramite Comunica, la Comunicazione Unica che si inoltra tramite il servizio web Telemaco della Cciaa.

Vendita non occasionale: regime fiscale

Qualora il cittadino decida di vendere non occasionalmente beni usati, dovrà essere applicato un regime speciale Iva, detto “del margine”.

Se, invece, decide di vendere beni nuovi, qualora preveda di non superare un fatturato di 50.000 Euro l’anno, potrà aderire al nuovo Regime Forfettario 2016: per approfondimenti, Forfettario 2016, tutte le faq.

Baratto di beni

Molte piattaforme online offrono non solo la possibilità di vendere i beni non graditi, ma anche di scambiarli (ad esempio Ebarty, Zero Relativo), in maniera diretta con altri utenti, oppure in cambio di crediti da utilizzare per ottenere beni disponibili allo scambio nel sito web.

Con lo scambio, o, più precisamente, la permuta, non è necessario emettere ricevuta, se avviene tra privati; qualora invece la permuta sia effettuata da chi già esercita attività commerciale, dovrà essere emessa fattura, secondo il valore del bene da scambiare, ed il bene, o il servizio, ricevuto in cambio, costituirà il corrispettivo.

note

[1] Art.67 D.P.R. 617/86.

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