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Editoriali Inibitoria contro i siti pirata

Editoriali Pubblicato il 16 ottobre 2011

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> Editoriali Pubblicato il 16 ottobre 2011

Il giudice può disporre il sequestro preventivo del sito quando il gestore concorre alla diffusione illecita in rete di opere coperte da diritto d’autore.

Ormai il web non parla d’altro. E, ancora una volta, tutto parte da “The Pirate Bay”, icona del libero (ed illecito) scambio di file audio e video protetti dal diritto d’autore.

La vicenda nasce dalla richiesta di chiusura del portale “The Pirate Bay”, avanzata dalla Procura di Bergamo [1], richiesta che è stata subito rigettata dal Tribunale del Riesame.

Contro tale decisione, la Procura ha fatto ricorso in Cassazione e quest’ultima, con sentenza n. 49437/09 del 23.12.2009, ha stabilito un principio di diritto rivoluzionario, che apre un varco all’interno del lacunoso sistema nazionale.

I Magistrati di legittimità hanno statuito che l’autorità giudiziaria ha il potere di ordinare ai provider dei servizi peer to peer, con file torrent, di precludere l’accesso alla rete informatica, onde impedire la violazione del diritto d’autore.

Il giudice – precisa la Suprema Corte – può disporre il sequestro preventivo del sito web il cui gestore concorra nell’attività penalmente illecita di diffusione nella rete Internet di opere coperte da diritto d’autore, senza averne diritto, richiedendo contestualmente che i provider del servizio di connessione Internet escludano l’accesso al sito al limitato fine di precludere l’attività di illecita diffusione di tali opere.

Questo potere, che può essere usato dal giudice anche in via d’urgenza (quindi, in prima battuta, per evitare pregiudizi irreparabili, senza un’approfondita indagine sul merito della vicenda) deve essere comunque usato con “proporzionalità”, in modo che non sia leso il diritto alla libertà costituzionale di pensiero.

La Corte sottolinea, tuttavia, che, se il sito web si limita a mettere a disposizione il protocollo di comunicazione (come quello peer to peer), per permettere la condivisione ed il trasferimento di file (sia pure protetti dal diritto d’autore), il titolare del sito medesimo non deve essere considerato responsabile.

Al contrario, se invece il portale svolge anche un ruolo attivo, indicizzando, catalogando, rinominando e, insomma, elaborando anche minimamente le informazioni inviate dagli utenti, in modo che gli stessi possano ben orientarsi all’interno del database (per es. creando un motore di ricerca), tale attività diventa illecita e, quindi, illegale.

Quest’ultimo punto ci sembra un passaggio essenziale della sentenza: i magistrati escludono che possa esservi una responsabilità oggettiva del portale per il solo fatto di aver messo a disposizione uno spazio web, ma al contrario la riconducono sotto la sfera dell’elemento psicologico del dolo o, quanto meno, della colpa, richiedendo infatti, ai fini della illiceità, una condotta positiva (l’indicizzazione).

note

[1] Che ha ravvisato gli elementi del reato di cui all’articolo 171-ter, co 2, lett. a-bis, legge 633/41.


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1 Commento

  1. Caro giudice XYZ mi impedisci l’accesso, tramite ordine imparitito agli ISPs che operano sul territorio nazionale, ai siti di p2p o che cotengono tracker del tipo torrent. In pratica dici agli Isps come Telecom, Fastweb ecc ecc di non consentirmi di accedere al server avente Ip xxxx.yyyyyy.kkkkk..(cioè al sito “Pirata” . Ma il sito da me cercato chissà in quanti altri stati è ancora raggiungibile e quindi da te non sequestrabile. Quindi sai che faccio? Uso un Proxy Server e mi connetto al sito che tu sostanzialmente banni dalla rete nazionale, chissà da quale Stato.

    Un saluto alla sentenza.

    .

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