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Se manca il permesso di costruire

29 dicembre 2015 | Autore:


> L’esperto Pubblicato il 29 dicembre 2015



Abuso edilizio e sanzioni penali: conseguenze dell’assenza del permesso di costruire.

 

Le opere per le quali l’art. 1, 6° comma, della legge 21-12-2001, n. 443 ha previsto la possibilità, a scelta dell’interessato, di procedere in base a DIA in alternativa al permesso di costruire (previsioni trasfuse poi, con modificazioni, nell’art. 22, 3° comma del T.U. n. 380/2001), sono rimaste soggette, rientrando in origine esclusivamente nel regime concessorio, alla sanzione di cui all’art. 44, lett. b), del T.U. n. 380/2001, con la conseguenza che integrano il reato previsto da tale norma le opere suddette, quando siano state realizzate in assenza del permesso di costruire e della DIA, ovvero in totale difformità rispetto alla DIA inoltrata (vedi Cass., sez. V, 26 aprile 2005, Giordano, in Cass. pen., 2006, 1538 e 2923).

Nella valutazione di diversi abusi compiuti in un unico contesto edilizio, non è consentito frazionare i singoli interventi edilizi al fine di dedurne la loro autonoma rilevanza, ma occorre verificare l’ammissibilità, alla luce della normativa vigente, dell’intervento complessivo e in relazione ad esso modulare le eventuali sanzioni applicabili (vedi Cass., sez. III 13 novembre 2013, n. 45598).

In ordine alla condotta penalmente rilevante ai sensi dell’art. 44, lett. b), del T.U. n. 380/2001, deve poi evidenziarsi che:

—  nessun rilievo può attribuirsi ad un eventuale assenso espresso solo oralmente;

—  non è sufficiente, per una lecita attività costruttiva, il solo parere favorevole (eventualmente) espresso dalla Commissione edilizia;

—  dato il valore oggettivo del permesso di costruire, colui che edifichi senza la preventiva voltura, ma in conformità al permesso rilasciato al dante causa, non risponderà del reato di costruzione abusiva (bensì soltanto di un’eventuale violazione del regolamento comunale);

—  è illecita l’attività costruttiva posta in essere in base ad un permesso di costruire decaduto, anche se la decadenza non sia stata dichiarata dell’autorità comunale.

In tal senso è la giurisprudenza costante della Suprema Corte, sul presupposto che la decadenza di permesso di costruire si verifica ope legis, in conseguenza dell’inerzia del titolare, e che l’atto formale ha funzione meramente dichiarativa e non costitutiva della stessa, trovando causa e fondamento in un fatto obiettivo e non liberamente apprezzabile.

Si ricordi, infine, che — secondo la Cassazionenon è configurabile il concorso formale di reati tra le contravvenzioni edilizie previste dall’art. 44, lett. b) e c), del T.U. n. 380/2001 (esecuzione di opere senza permesso di costruire) e quella di cui all’art. 44, lett. a) (esecuzione di opere in violazione di norme di legge o del regolamento edilizio, ovvero di prescrizioni o di modalità esecutive previste da strumenti urbanistici o dallo stesso permesso); infatti, il reato più grave, cioè il primo, ricomprende ed assorbe il secondo (vedi Cass., sez. III, 29 gennaio 2001, Matarrese, in Riv. giur. edilizia, 2001, I, 726).

In giurisprudenza:

—   «L’effettuare uno scavo chiaramente diretto alla costruzione delle fondazioni di un edificio non può costituire un mero tentativo vanificato dall’intervento dell’autorità, ma rappresenta inizio effettivo dei progettati lavori edilizi» (Cass., sez. III, 5 giugno 1997, Tomassetti).

—   «Si configura inizio di lavori di costruzione ogni volta che le opere intraprese, di qualsiasi tipo esse siano e quale sia la loro entità, manifestino oggettivamente un’effettiva volontà di realizzare un manufatto; il proposito criminoso si realizza anche nella fase, necessariamente prodromica e funzionale, dell’armatura dei pilastri con l’installazione delle gabbie di ferro e della carpenteria di contenimento» (Cass., sez. III, 3 luglio 1998, Caravello).

—   «La situazione che si determina alla scadenza del termine previsto dalla concessione per l’edificazione del manufatto deve essere equiparato alla totale assenza di concessione edilizia; i termini per l’inizio dei lavori e per la loro ultimazione devono essere obbligatoriamente indicati nell’atto di concessione e sono configurati come termini di validità ed efficacia della concessione stessa; essi operano perciò automaticamente, indipendentemente da un’apposita dichiarazione amministrativa; dopo l’inutile scadenza di tale termine la concessione è tamquam non esset; sicché i lavori edilizi iniziati o ultimati dopo la relativa scadenza restano privi di titolo abilitativo, indipendentemente da una dichiarazione amministrativa di decadenza, e vanno pertanto soggetti alla sanzione penale prevista dall’art. 20 L. 28 febbraio 1985, n. 47; essendo inoltre i termini previsti posti a tutela dell’interesse pubblico all’effettivo esercizio del potere di controllo sull’assetto del territorio, essi decorrono dal rilascio della concessione e non dal ritiro di questa da parte dell’interessato» (Cass. sez. III, 10 luglio 1997, Doria, in Giust. pen., 1998, II, 420).

—   «Ai fini della configurabilità del reato di cui all’art. 44 D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, per la esecuzione di lavori con provvedimento autorizzatorio scaduto, non è richiesta la dichiarazione di decadenza del permesso di costruire, quale effetto del decorso di un anno per l’inizio dei lavori o di tre anni per il loro completamento, da parte dell’autorità amministrativa, atteso che la necessità di un atto formale di decadenza riguarda le condizioni per l’esercizio dei poteri sanzionatori amministrativi, ma non per la insorgenza della responsabilità penale del titolare del provvedimento decaduto ope legis» (Cass. sez. III: 20 settembre 2005, Aquilanti; 2 luglio 1998, Frisina, in Riv. pen., 1998, 1127).

—   «La mera esecuzione di lavori di sbancamento è, di per sé, inidonea per ritenere soddisfatto il presupposto dell’effettivo inizio dei lavori” entro il termine di un anno dal rilascio del permesso di costruire a pena di decadenza del titolo abilitativo (art. 15 D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380), essendo necessario, al fine di escludere la configurabilità del reato di costruzione abusiva, che lo sbancamento sia accompagnato dalla compiuta organizzazione del cantiere e da altri indizi idonei a confermare l’effettivo intendimento del titolare del permesso di costruire di realizzare l’opera assentita (in motivazione la Corte ha precisato che detti indizi consistono nell’impianto del cantiere, nell’innalzamento di elementi portanti, nell’elevazione di muri e nell’esecuzione di scavi coordinati al gettito delle fondazioni del costruendo edificio)» (Cass. sez. III, 27 gennaio 2010, n. 7114, Viola, in Riv. giur. edilizia, 2010, I, 619).

—   «Ai fini dell’accertamento circa la sussistenza del reato di edificazione in assenza di permesso di costruire, il giudice penale, cui è inibito il sindacato dell’esercizio del potere discrezionale da parte dell’autorità amministrativa di prorogare o meno il permesso stesso, può tuttavia accertare la mancanza dei presupposti di legge, indicati dall’art. 15 D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, per l’esercizio della proroga stessa così ritenendo, per conseguenza, la decadenza del permesso e l’integrazione del reato» (Cass. pen., sez. III, 19 marzo 2008, Minciarelli, in Giust. pen., 2009, II, 340).

—   «La realizzazione di un manufatto successivamente alla sospensione della concessione da parte del giudice amministrativo integra il reato di cui all’art. 20 L. 28 febbraio 1985, n. 47 (ora sostituito dall’art. 44 D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380), atteso che la sospensione della esecutività della concessione inibisce al privato le facoltà relative allo ius aedificandi ristabilendo gli ostacoli alla libera esplicazione di tale diritto che il provvedimento autorizzativo aveva rimosso» (Cass., sez. III, 20 febbraio 2004, Bavado).

—   «In tema di reati edilizi, l’ordinanza di sospensione cautelare emessa dal giudice amministrativo per una parte della concessione edilizia fa divenire temporaneamente inefficace la stessa limitatamente alle opere oggetto del provvedimento, sicché la prosecuzione dei lavori dopo la sua notificazione, ovvero, in assenza, la sua conoscenza effettiva, integra la contravvenzione di esecuzione di opere senza concessione edilizia, a nulla rilevando l’eventuale successiva decisione di rigetto del ricorso volto a far dichiarare l’illegittimità della concessione» (Cass., sez. III, 23 giugno 1999, n. 8131, P.M. in proc. Ventura).

—   «L’autorizzazione ai fini paesaggistici richiesta dall’art. 25 del R.D. 3 giugno 1940, n. 1357 (regolamento di attuazione della L. n. 1497 del 1939) costituisce un provvedimento autonomo rispetto alla concessione edilizia, nei cui confronti si pone tuttavia come condizione di efficacia, nel senso che la concessione, pur potendo essere emanata ancor prima dell’adozione del provvedimento posto a protezione del vincolo paesaggistico, diviene efficace solo dopo il rilascio dell’autorizzazione predetta. Ne consegue che una concessione edilizia rilasciata in assenza dell’autorizzazione paesaggistica non è illegittima ma solo inefficace, sicché non è consentito dar corso ai lavori prima della conclusione dell’intero procedimento, configurandosi, nel caso, contrario, i reati urbanistici e paesaggistici di cui all’art. 20, lett. c), L. 28 febbraio 1985, n. 47 ed 1sexies D.L. 27 giugno 1985, n. 312, conv. in L. 8 agosto 1985, n. 431» (Cass. sez. III, 9 febbraio 1998, n. 1492, Svara).

Diritto-Urbanistico

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