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Cos’è un precetto su sentenza?

29 dicembre 2015


Cos’è un precetto su sentenza?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 29 dicembre 2015



Il postino mi ha notificato una busta verde contenente un precetto su sentenza: di che si tratta?

Il precetto ha una natura unitaria: non possiamo parlare di precetto su sentenza diverso, per esempio, da quello su decreto ingiuntivo, su cambiale o assegno. Si tratta sempre dello stesso tipo di atto che serve a dare, al debitore, un ulteriore termine di 10 giorni per adempiere, scaduto il quale il creditore potrà procedere al pignoramento. Ma procediamo con ordine e vediamo come si inserisce questa particolare procedura di intimazione.

La notifica della sentenza

Quando una parte vince una causa e ottiene una sentenza che accoglie la sua domanda giudiziale, è suo onere notificare detta sentenza alla controparte e al suo avvocato. Difatti, la notifica della sentenza ha una duplice funzione:

– la sentenza notificata alla parte serve per poter, successivamente, avviare l’esecuzione forzata e il pignoramento;

– la sentenza, invece, notificata al difensore della parte serve per far decorrere il termine breve per impugnare (30 giorni per l’appello, 60 per il ricorso in cassazione).

 

La sentenza, prima della notifica, deve essere munita della cosiddetta formula esecutiva: essa, in pratica, consiste in un’attestazione, da parte dell’ufficio del giudice, con cui si dichiara che detto documento (chiamato anche titolo esecutivo) consente di agire in esecuzione forzata contro il soggetto che, eventualmente, continui ad essere inadempiente nonostante l’ordine del giudice.

Chiameremo, per semplificare, colui che notifica creditore (non necessariamente di una somma di denaro, ma anche di un’attività concreta come la restituzione di un bene, di un ordine di demolizione di un’opera, ecc.), e colui che riceve la notifica debitore.

Il precetto

Unito alla sentenza o, anche, con una successiva notifica, il creditore notifica anche il precetto. L’atto di precetto è un atto autonomo del creditore che consiste nell’intimazione di adempiere l’obbligo risultante dal titolo esecutivo entro un termine non inferiore a 10 giorni (salva l’autorizzazione all’esecuzione immediata in caso di pericolo nel ritardo) con l’avvertimento che, nel caso in cui tale adempimento non avvenga, si procederà ad esecuzione forzata.

Il creditore deve indicare nel precetto il termine entro il quale il debitore deve adempiere, che (salvo casi particolari) non può essere inferiore a 10 giorni, o a 120 giorni in caso di precetto nei confronti di una Pubblica Amministrazione.

L’indicazione di un termine più breve o la mancata indicazione del termine non costituisce causa di nullità del precetto, ma, in ogni caso il debitore deve adempiere entro e non oltre 10 giorni.

Se il creditore inizia l’esecuzione forzata prima del decorso dei 10 giorni dalla notificazione del precetto, l’esecuzione forzata è nulla ed è soggetta a opposizione agli atti esecutivi.

Se ricorrono ragioni di urgenza o il pericolo di una ritardata esecuzione, il creditore può fare istanza al presidente del tribunale competente per l’esecuzione che valuta se autorizzare l’esecuzione immediata, con o senza cauzione.

Il precetto su sentenza

Il creditore deve sempre indicare, a pena di nullità, all’interno del precetto quale sia il titolo esecutivo del quale chiede l’adempimento. Ecco quindi che, nel caso in cui il titolo esecutivo sia costituito da una sentenza, essa andrà citata nell’atto di precetto, insieme alla data in cui la stessa è stata munita della formula esecutiva. Allo stesso modo, nel caso in cui il precetto sia costituito da un decreto ingiuntivo, nel precetto dovranno figurare gli estremi.

Se il titolo è un assegno o una cambiale, essi dovranno essere “trascritti”: il creditore, cioè, dovrà indicare tutto il testo contenuto nell’assegno o nella cambiale, quasi come se stesse facendo una sorta di fotocopia.

Quando scade il precetto

Il precetto scade dopo 90 giorni dal momento in cui il debitore lo ha ricevuto. Questo non significa che il creditore perde il credito, ma solo che, per poter avviare l’esecuzione forzata, dovrà notificare un nuovo precetto. Il tutto salvo, ovviamente, la prescrizione del titolo ossia della sentenza che, come per tutti gli atti giudiziari, è di 10 anni.

Che fare in questi casi?

Di norma, si notifica il precetto quando la sentenza è stata emessa, anche se ancora esistono i termini per appellare. Il debitore ha quindi due possibilità per difendersi:

– proporre appello contro la sentenza e chiedere, al giudice di secondo grado, di sospendere l’efficacia esecutiva del titolo. Alla prima udienza – che però potrebbe essere fissata dopo numerosi mesi – il magistrato decide sull’istanza. Prima di tale momento, però, la sentenza continua ad essere esecutiva e giustifica il pignoramento;

– proporre opposizione all’esecuzione forzata, per un vizio dell’atto di precetto.


ESEMPIO DI ATTO DI PRECETTO SU SENTENZA

TRIBUNALE DI….

ATTO DI PRECETTO

Il sig….. (creditore) (CF………….), nato il……………a……………..ed elettivamente domiciliato a…., via…., n….., presso lo studio dell’Avv………. (CF…………….), numero fax ………….che lo rappresenta e difende per procura in calce (oppure: a margine) del presente atto

PREMESSO CHE

– con sentenza n. …. dell’anno …. munita di formula esecutiva in data ….. il tribunale di ….. condannava il sig…… al pagamento della somma di euro n…… R.G. per €……., oltre interessi legali e spese di giudizio;

– in data…. il sig….. (creditore) provvedeva a notificare la sentenza;

– sino ad oggi il sig….. (debitore) non ha provveduto ad eseguire alcun pagamento;

– il sig….. (creditore) intende agire esecutivamente nei confronti del sig….. (debitore) per il recupero delle somme come da condanna contenuta nella citata sentenza;

****

tutto ciò premesso il sig….. (creditore) rappresentato e difeso come in epigrafe

INTIMA E FA PRECETTO

al sig….., residente a…., via…., di pagare entro e non oltre 10 giorni dalla notificazione del presente atto, con l’avvertenza che, in mancanza, si procederà ad esecuzione forzata, la somma complessiva di Euro….., così composta:

– Euro…. per il credito liquidata nella sentenza, oltre a Euro…. per interessi maturati fino ad oggi;

– Euro…. per spese liquidate in decreto (oltre IVA e CPA);

– Euro…. per imposta di registrazione del decreto;

– Euro…. per spese di notificazione del decreto ingiuntivo munito di formula esecutiva;

– Euro…., per le spese del presente atto di precetto e della sua notificazione.

Luogo e data

Sottoscrizione dell’avvocato

(PROCURA ALLE LITI)

(RELAZIONE DI NOTIFICAZIONE)

Nota all’esempio: Si ricorda che è obbligatorio indicare la PEC del creditore procedente (in mancanza, può anche essere indicata la PEC dell’avvocato). Dal 18 agosto 2014, l’avvocato non è più obbligato ad indicare il proprio indirizzo PEC negli atti che introducono il giudizio o una fase giudiziale e la mancata indicazione non è più sanzionata (art. 125 c.p.c. modif. dall’art. 45 bis DL 90/2014 conv. in L. 114/2014 e art. 13 c. 3 bis DPR 115/2002 modif. dalla L. 114/2014).


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