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Pensione in ritardo: Inps paga interessi legali, rivalutazioni e danni

29 dicembre 2015 | Autore:


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Accoglimento tardivo della domanda di pensione: l’Ente previdenziale deve pagare gli interessi legali, la rivalutazione monetaria ed il lucro cessante.

Il “vizio” dell’Inps di tardare nella liquidazione della pensione, o di non riconoscerla anche se spettante, è noto da tempo, così com’è noto che interessi ed accessori erogati assieme agli arretrati siano spesso esigui, anche a fronte di crediti molto alti del pensionato.

Una recentissima sentenza del Giudice di Pace di Taranto [1], però, fuga ogni dubbio in merito alla quantificazione d’interessi e accessori ed afferma che, in caso di ritardata erogazione delle prestazioni da parte dell’Inps, debbano essere riconosciuti al cittadino, oltre all’indennizzo commisurato agli assegni dovuti e non pagati, anche gli interessi legali, la rivalutazione monetaria, ed il danno da lucro cessante. Un riconoscimento, insomma, realmente commisurato al pregiudizio subito nel non vedersi erogare, o nel vedersi erogata in forte ritardo, una prestazione pensionistica, e ben maggiore rispetto al “sommario” e non precisato calcolo degli interessi spesso effettuato da diverse sedi dell’Istituto.

Ma andiamo per ordine, e vediamo come procedere, e quali somme, ed a che titolo, spettano, in caso di mancato conferimento della pensione da parte dell’Inps.

Ricorso amministrativo per ritardato o mancato riconoscimento della pensione

Laddove un lavoratore inoltri domanda di pensione all’Inps, ancorché sia certo di avere già maturato i requisiti per l’accesso alla prestazione, può capitare comunque che l’Istituto di Previdenza non accolga l’istanza. I motivi possono essere i più svariati: dagli errori nell’Estratto Conto previdenziale (ad esempio, anni di contributi mancanti, che invece sono stati regolarmente versati), a dubbi interpretativi sui requisiti di accesso ad un particolare regime previdenziale, a problematiche non definite.

Ad ogni modo, qualora il cittadino sia certo di possedere il diritto al trattamento pensionistico, e l’Inps non lo eroghi (per possedere la certezza assoluta, è sempre meglio far analizzare la propria situazione previdenziale da un professionista certificato, come un Consulente del Lavoro, che potrà anche occuparsi del contenzioso con l’Istituto), si dovrà, innanzitutto, proporre ricorso contro il provvedimento all’Ente stesso, ed in particolare al Comitato Provinciale dell’Inps(tramite Patronato, professionista abilitato, o anche direttamente, servendosi dei Servizi Online dell’Inps per il cittadino, sezione Ricorsi Online).

Una volta inoltrato il ricorso, se esso si conclude negativamente, potrà essere inoltrato il ricorso giudiziale al cosiddetto Giudice Previdenziale, ossia al Tribunale in funzione di Giudice unico del lavoro. Si potrà, in particolare, adire il tribunale, laddove il ricorso amministrativo si concluda con una delle seguenti modalità:

– sia intervenuta una decisione definitiva negativa, o parzialmente negativa, dell’Inps;

– siano decorsi i termini per il compimento del procedimento amministrativo, senza che l’organo si sia pronunciato;

– sia decorso il termine di 180 giorni dalla proposizione del ricorso amministrativo (cosiddetto silenzio-rigetto): si tratta di un’ipotesi residuale che consente di ricorrere nei casi per i quali non è previsto alcun termine per la decisione.

Ricorso giudiziale per ritardato o mancato riconoscimento della pensione

Una volta trascorsi i termini sopra esposti, o intervenuta una decisione negativa da parte dell’Inps, l’interessato potrà proporre domanda al Tribunale, in funzione di Giudice unico del lavoro, competente per territorio, che si pronuncerà sulla questione: in caso di accoglimento del diritto a pensione, il giudice dovrà riconoscere un indennizzo, pari alle mensilità spettanti non pagate, interessi ed accessori.

Qualora, invece, l’interessato adisca il Tribunale senza aver espletato la fase amministrativa, il giudice dovrà rilevare nella prima udienza di discussione l’improcedibilità della domanda, sospendere il giudizio e fissare un termine perentorio di 60 giorni per presentare il ricorso amministrativo.

Ricorso per ritardato o mancato riconoscimento di altre prestazioni

Qualora il cittadino domandi il riconoscimento non della pensione, ma di un’altra prestazione previdenziale (ad esempio la disoccupazione, o l’assegno ordinario d’invalidità), o assistenziale (come l’assegno sociale), l’iter da seguire è sempre lo stesso, con il previo ricorso amministrativo e la successiva azione giudiziale.

Ricorso per quantificare interessi ed accessori

Come poc’anzi esposto, spesso e volentieri l’Inps, anche se “costretta” a pagare una prestazione, assieme ad interessi e accessori, liquida solo gli interessi, ed in una misura irrisoria. In questi casi, per ottenere la quantificazione della reale cifra spettante, ci si dovrà rivolgere al Giudice di Pace, competente, secondo il Codice di Procedura Civile [2], a pronunciarsi sul riconoscimento di interessi ed emolumenti accessori.

Secondo la citata sentenza del Giudice di Pace di Taranto, in particolare, nel caso di mancato pagamento della prestazione previdenziale da parte dell’Inps, sono dovuti:

– gli interessi legali, a partire dal 121° giorno dall’invio della domanda di prestazione, sui ratei dovuti;

– la rivalutazione monetaria correlata ai ratei di prestazione non percepiti;

-il danno da lucro cessante correlato alla mancata percezione della prestazione.

Il riconoscimento di tali emolumenti non è cosa da poco, specie qualora siano passati diversi anni dalla maturazione del diritto alla prestazione: nel caso concreto deciso dalla citata sentenza, ad esempio, l’Inps è stato condannato a pagare, a titolo di interessi, rivalutazione e lucro cessante, oltre 21.000 Euro, a fronte di poco più di 1.500 Euro riconosciuti dall’Istituto all’istante, a generico titolo d’interessi.

note

[1] G.d.P. Taranto, Sent. 4027/2015.

[2] Art. 7 cod. proc. civ.

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REPUBBLICA   ITALIANA

UFFICIO DEL GIUDICE DI PACE – TARANTO – 1^ SEZ.

In nome del popolo italiano

Il Giudice di Pace, dr. Martino Giacovelli, ha pronunciato la seguente

SENTENZA n.4027 del 22.12.2015

           nella causa, iscritta al n° 2431/2015, avente ad oggetto: pagamento della somma di € 18.533,16, riservata all’udienza del 03.12.2015, promossa da:

COSIMO, nato a Taranto, elettivamente domiciliato presso e nello studio dell’Avv. Fiorenzo C. che lo rappresenta e difende giusta mandato atti, ricorrente

contro

I., in persona del legale rappresentante parte convenuta contumace

       Conclusioni per parte attrice:

Voglia accertare che il Sig. S. Cosimo è, per le ragioni esposte e sulla base dei documenti prodotti, creditore nei confronti della resistente anzidetta della somma indicata nel corso della narrativa del presente pari ad € 18.533,16. B. Condannare L’Istituto. – in persona del legale rappresentante al pagamento in favore dell’istante della somma di € 18.533,16=, o alla somma minore che verrà determinata in corso di causa oltre interessi sino al dì del soddisfo. C) Determinare il maggior danno subito dal ricorrente per la continua svalutazione monetaria secondo gli indici Istat e condannare la resistente al pagamento della somma relativa, con decorrenza dal dì della maturazione del diritto; D) Condannare la resistente al pagamento delle spese, diritti ed onorari di causa, con attribuzione al sottoscritto procuratore anticipante.”

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

         Con atto depositato presso il Giudice di Pace di Taranto in data 09.04.2015, regolarmente notificato all’IST. in data 06.05.2015 in uno all’ordinanza di fissazione dell’udienza di questo GDP del 13.05.2015 il sig. S. Cosimo ricorreva contro l’IST, per ivi sentire accogliere le conclusioni, riportate in epigrafe.

Premetteva e sosteneva parte attrice quanto di seguito:

a) il predetto istante, aveva proposto dinanzi al Tribunale di Taranto Giudice del Lavoro ricorso, avente ad oggetto il pagamento di interessi e/o accessori derivanti da ritardato pagamento di prestazioni previdenziali e/o assistenziali

b) il ricorrente con regolare domanda del 28/11/1996 aveva chiesto all’IST la pensione di anzianità nella gestione AGO-FPLD nel rispetto della legge 257/92 e ss. per il fatto di averne i requisiti e dunque il diritto;

c.) purtroppo in mancanza del suo riconoscimento ha dovuto continuare a prestare la sua attività lavorativa sino al completamento dei contributi previdenziali richiesti dall’IST;

d) la pensione veniva riconosciuta al ricorrente anziché dalla data della domanda (28.11.1996) il 01/02/2000.

e) il ricorrente contestava la detta decisione impugnando il citato provvedimento al fine di ottenere le omesse prestazioni pensionistiche non riconosciute dalla data richiesta e la conseguente regolarizzazione dei relativi pagamenti;

f) A seguito di tale nuovo giudizio di accertamento (R.G. 2794/03) culminato con la sentenza n. 3146/05 del 4/04/05 dep.ta 20/06/2005, il Tribunale di Taranto, accogliendo la domanda proposta dal S., dichiarava “il diritto del ricorrente S. all’attribuzione dall’01/12/1996 della pensione di anzianità e rigettando ogni altra domanda;

g) tale pronuncia riconosceva quindi la data di decorrenza della pensione di anzianità così come era stata richiesta nella relativa domanda iniziale con ogni conseguenza di legge;

h) a tale provvedimento seguiva ulteriore impugnativa che culminava con sentenza della Corte d’Appello di Lecce Sez. di Taranto n. 129/2006 che riconosceva definitivamente il diritto del S. il godimento della pensione, stante la concomitante attività lavorativa svolta dal medesimo nel detto periodo;

i) per tali motivi la Corte riconosceva al medesimo un ristoro risarcitorio mensile per il periodo dal 01.12.1996 al 31.01.2000;

l) per la adozione di tale risarcimento è stato ritenuto valido come parametro quello del rateo pensionistico di riferimento al periodo imputato, come risulta anche dalla somma a titolo di sorte capitale pagata;

m) l’invocata Corte con la sentenza n.3146/2005 dunque riconosceva definitivamente (e quindi inappellabilmente) il diritto del S. al riconoscimento della illegittimità verso il mancato riconoscimento previdenziale sollevato e rivendicato;

n) successivamente alla notifica del detto provvedimento alla IST, quest’ultima, prendendo atto, della definitiva decisione si adoperava per adottare le attività di pagamento relative al risarcimento parametrate ai ratei di pensione non corrisposti, e corrispondenti ai periodi mensili di prestazione inutilmente eseguiti;

o) a seguito di tanto l’IST procedeva al pagamento delle indicate somme però soltanto nel gennaio 2008 e riconoscendo come sorte capitale per le motivazioni di cui innanzi la somma di € 48.259,76 oltre ad una somma ulteriore a titolo di interessi maturati di € 1.548,84;

p) senza contestare l’ammontare della sorte capitale, si rivendicavano con l’odierna richiesta gli interessi legali mensili maturati a far tempo dalla data del riconoscimento della indicata Corte (dicembre 1996 – gennaio 2000);

q) pertanto la somma ancora dovuta dalla IST a titolo di interessi sui singoli ratei al netto di quella ricevuta ed innanzi indicata di € 1.548,84 era pari ad € 18.533,16;

r) il ricorrente più volte aveva richiesto alla resistente IST il pagamento degli interessi maturati, a tal fine proponendo anche il ricorso per il riconoscimento di tali diritti in data 29.04.2008 e ricevendone regolare diniego;

s) pertanto l’istante avanzava ricorso al Tribunale di Taranto iscritto con R.G.N. 5942/2014, che in data 17.02.2015 emetteva ordinanza ex art. 38 e 279 comma 1 c.p.c. con la quale riconosceva in seguito alla dovuta applicazione dell’art. 7 comma 3 bis c.p.c., la propria incompetenza funzionale ed assegnava perentoriamente al ricorrente un termine di tre mesi dalla comunicazione dell’ordinanza (17.02.2015) per la riassunzione del giudizio dinanzi al Giudice di Pace di Taranto;

t) pertanto, si era reso necessario, a seguito della motivazione innanzi indicata di cui all’ordinanza del Tribunale di Taranto, riassumere il presente giudizio dinanzi al Giudice di Pace di Taranto.

Fissata con ordinanza in data 13.04.2015 di questo GDP la comparizione all’udienza del 09.07.2015, notificata in data 6.05.2015 all’IST, lo stesso Istituto non si costituiva, né compariva a quest’ultima udienza, per cui ne era dichiarata la contumacia.

La causa era istruita con la documentazione depositata dal ricorrente e consistente in: prospetto dati calcolati del 02.01.2007; – strumentario calcolo interessi legali intero periodo ; – conteggio riassuntivo interessi strumentario; – estratto conto IST con simulazione di pensione; – comunicazione IST del 09.01.2007; – estratto conto assicurativo IST del 05.06.2003; – sentenza Tribunale Taranto Sez. Lavoro n. 1227/2001 Giudice Dott. De Napoli; – sentenza Tribunale Taranto Sez. Lavoro n. 3146/2005 Giudice Dott.ssa Rotolo; – sentenza Corte d’Appello di Lecce Sez. dist. TA n. 129/2006; -calcolo interessi legali su arretrati UDP del 08.01.2008;comunicazione INPS del 09/19.01.2007 di pagamento importo; ricorso amministrativo riesame liquid. interessi 21.04.2008; – reiezione riesame liquidazione del 29.10.2009; – copia dichiarazione sostitutiva di certificazione.

All’udienza del 08.11.2015 il nominato CTU accettava l’incarico, depositando in data 01.12.2015 la relazione scritta.

Conclusa l’istruttoria, ritenuta la causa sufficientemente istruita, la stessa era rinviata all’udienza del 03.12.2015 per precisazione delle conclusioni e discussione.

MOTIVI DELLA DECISIONE

Anzitutto in via preliminare si conferma la competenza esclusiva di questo GDP ad esaminare la presente controversia, tra l’altro confermata dalla ordinanza in data 17.02.2 del Tribunale di Taranto R.G.N. 5942/2014.

A tal riguardo l’art. 7 c.p.c., come ampliato dalla legge 69/2009, prevede la competenza del Giudice di Pace “ qualunque ne sia il valore ……… per le cause relative agli interessi o accessori da ritardato pagamento di prestazioni previdenziali o assistenziali”.

Preliminarmente rileva osservare che va dichiarata la proponibilità della domanda essendo stata la stessa preceduta dal ricorso amministrativo riesame liquid. interessi 21.04.2008, poi rigettato dallo stesso Istituto.

Ancora in via preliminare si osserva che sensi dell’art. 115 C.p.C. per come modificato a partire dal 04.07.2009 le deduzioni espresse dalle parti, se non specificamente contestate, vincolano il Giudice sulla loro rilevanza.

Si evidenzia il comportamento processuale dell’Istituto convenuto il quale non si è costituito in giudizio, denotando ciò l’insussi­stenza di valide ragioni da opporre alla richiesta della parte attrice tantomeno, rimanendo contumace.

Tale comportamento, del resto, va valutato ai sensi degli artt. 116 c.p.c. e quindi devono ritenersi ammessi i fatti dedotti nella citazione.

L’espletata istruttoria ha provato appieno i fatti esposti nel ricorso.

La richiesta di condanna dell’IST al pagamento della somma maturata a titolo di interessi legali, di rivalutazione monetaria nonché del lucro cessante dall’01.12.1996 al 19.01.2007, è fondata e, pertanto, merita accoglimento.

Giova ricordare che l’indennizzo ha natura assistenziale, con la conseguenza che, con riferimento alle somme dovute a tale titolo, sono dovuti, in caso di ritardo nell’erogazione, gli interessi legali a decorrere dal 121° giorno dalla domanda amministrativa.

A seguito del giudizio di accertamento (R.G. 2794/03) culminato con la sentenza n. 3146/05 del 4/04/05 dep.ta 20/06/2005, il Tribunale di Taranto, accogliendo la domanda proposta dal sig. S., ha dichiarato “il diritto del ricorrente S. all’attribuzione dall’01/12/1996 della pensione di anzianità. rigettando ogni altra domanda.

Assodato quanto sopra, il CTU nominato ha provveduto a determinare e quantificare gli interessi legali e la rivalutazione monetaria.

Pertanto, accertato il diritto dell’attore al riconoscimento degli interessi legali, della rivalutazione monetaria e del lucro cessante, l’IST deve essere condannato al pagamento, in favore di S. Cosimo, della somma di € 21.708,61 da cui devono essere detratti € 1.548,84, quali interessi già corrisposti, residuando la somma di € 20.159,77 da versare a favore della parte attrice.

Sulla suddetta somma sono dovuti gli ulteriori interessi legali dalla domanda al soddisfo.

Le spese di giudizio seguono la soccombenza e vanno liquidate come in dispositivo, tenuto conto del Regolamento recante la determinazione dei parametri per la liquidazione dei compensi, contenuto nel D.M. del 20/07/12 n. 140, in G.U. n. 195 del 22/08/2012, della natura della controversia, dell’attività professionale svolta dal Procuratore e dalla mancata resistenza del non costituito IST.

P.Q.M.

Il Giudice di Pace, dr. Martino Giacovelli, definitivamente pronunciando sulla domanda proposta da S.Cosimo nei confronti dell’IST, in persona del suo legale rappresentante p.t., al pagamento, in favore di S. Cosimo, della somma a titolo di interessi legali, di rivalutazione monetaria e di lucro cessate della somma complessiva di € 20.159,77. Sulla somma determinata sono dovuti gli interessi legali dalla data della sentenza all’effettivo soddisfo;

2) condanna l’IST, in persona del suo legale rappresentante p.t., al pagamento delle spese processuali che liquida in complessivi € 2.700,00, di cui € 950,00 per il costo della CTU ed € 1.750,00 per il compenso dell’attività professionale svolta, oltre rimborso spese generali, IVA e CPA, come per legge, con attribuzione all’Avv. Fiorenzo C. anticipante.

Così decisa in Taranto e depositata in originale il giorno 22.12.2015

Il Giudice di Pace

( dr. Martino Giacovelli)


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1 Commento

  1. Buongiorno sono Lauretta, nel marzo 2012 ho fatto domanda perché già in possesso dei requisiti sanitari ed amministrativi per la concessione dell’assegno ordinario di invalidità e con ricorso vinto con sentenza omologa ad aprile 2016 mi è stata riconosciuta la diminuzione della capacità lavorativa dei due terzi ed assegno ordinario di invalidità dal 1 dicembre 2014, ad oggi non sono ancora stata pagata, pur essendo stata sottoposta ad ottobre 2016 a visita di revisione a sorpresa. È possibile che a dicembre 2017 mi diano la mensilità spettante e gli arretrati di tre anni. Vorrei però sapere se una volta corrisposto il dovuto da parte dell’inps potrò procedere di nuovo contro l’Inps mediante domanda al giudice di pace per stabilire l’esatta quantificazione degli interessi reali, interessi legali, rivalutazione monetaria e danno da lucro cessante? Sono in provincia di Roma a chi devo rivolgermi per procedere? Serve un avvocato, un consulente del lavoro o un patronato? Attendo notizie. Grazie.

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