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Cartelle Equitalia: arriva la mediazione prima della causa

29 dicembre 2015


Cartelle Equitalia: arriva la mediazione prima della causa

> Diritto e Fisco Pubblicato il 29 dicembre 2015



Rivoluzione nei ricorsi contro cartelle di pagamento, fermi auto e ipoteche: reclamo e mediazione tributaria obbligatoria fino a 20.000 euro.

 

Tutto è pronto per il “grande lancio”: a partire dal 1° gennaio 2016 cambia il modo di presentare ricorso contro cartelle di pagamento, fermi auto e ipoteche di Equitalia. Infatti, prima di adire il giudice, il contribuente – che voglia denunciare vizi propri della cartella – dovrà necessariamente avviare la previa fase di mediazione tributaria. Ma ciò ad una sola condizione: che il valore della lite non sia superiore a 20mila euro. A ricordarlo è una circolare di oggi emessa dall’Agenzia delle Entrate [1].

La mediazione tributaria altro non è che una previa fase di carattere stragiudiziale, con cui il futuro ricorrente notifica una copia di quello che sarà il successivo ricorso all’amministrazione finanziaria che ha emesso l’atto da impugnare, chiedendole la rettifica. In tale atto può anche formulare una proposta di mediazione, con richiesta di rideterminare l’ammontare della pretesa impositiva.

In buona sostanza, entro 60 giorni dalla notifica della cartella di pagamento, oppure dal preavviso di fermo o di ipoteca, il contribuente che intende proporre impugnazione al giudice dovrà attivare la mediazione notificando un atto a Equitalia. Si tratta di una sorta di reclamo in via amministrativa, che però è condizione per procedere dopo in giudizio. Il tutto viene effettuato in carta semplice, esente da bollo o altre tasse come il contributo unificato. Al reclamo vanno allegati i documenti necessari alla decisione (l’atto impugnato innanzitutto).

Il reclamo-mediazione deve essere pertanto eseguito nei termini di ricorso della stessa cartella, termini che, proprio dopo la notifica di tale atto, vengono sospesi.

Con il reclamo si introduce una fase di contraddittorio fra contribuente e Ufficio, finalizzata alla revisione dell’atto da parte di Equitalia o alla definizione alternativa della controversia, potendo le parti addivenire ad un accordo di mediazione – sia su iniziativa del contribuente che di Equitalia – che ridetermina la pretesa impositiva. In questo caso, le sanzioni applicabili all’ammontare del tributo rideterminato sono ridotte del 35% (l’ammontare non può però essere inferiore al 35% del minimo edittale).

Equitalia avrà 90 giorni di tempo per decidere se annullare l’atto reclamato, accogliere la proposta di mediazione oppure respingere il reclamo. Solo allora il contribuente potrà agire davanti al giudice competente e dovrà comunque farlo entro 30 giorni dallo scadere del termine di 90 giorni per la chiusura della procedura.

A tal fine si ricorda che la competenza per i ricorsi spetta:

– al giudice di pace per le cartelle, fermi e ipoteche che riguardano sanzioni per violazione del codice della strada;

– al tribunale, sezione lavoro, per le cartelle, fermi e ipoteche che riguardano contributi Inps o Inail;

– alla Commissione Tributaria per le cartelle, fermi o ipoteche che riguardano imposte;

– al tribunale ordinario, giudice delle esecuzioni forzate, se il pignoramento è già stato notificato al contribuente.

Durante i 90 giorni di tempo che Equitalia ha per procedere a decidere se accogliere o meno il reclamo, l’esecuzione forzata è sospesa. Dunque, non potranno avvenire pignoramenti, fermi o ipoteche.

Se Equitalia, invece, ritiene di accogliere la proposta di mediazione presentata dal contribuente con la proposizione del reclamo, invita il contribuente a sottoscrivere il relativo accordo di mediazione nel modo che risulti più celere ed efficace, senza bisogno di particolari formalità.

Limite di importo

La procedura di mediazione appena illustrata è obbligatoria solo se il valore della controversia non è superiore a 20mila euro; esso deve essere determinato con riferimento a ciascun atto impugnato e all’importo chiesto a titolo di tributo, con esclusione di sanzioni e interessi ed eventuali contributi previdenziali.

Decorrenza delle novità dal 2016

Con riferimento al reclamo/mediazione, le novità troveranno applicazione ai “ricorsi notificati dal contribuente a decorrere dal primo gennaio” con la conseguenza, che secondo il documento di prassi, occorrerà riscontrare la data di notifica del ricorso e non del provvedimento impugnato. Si pensi a un accertamento catastale notificato il 16 dicembre 2015: se il contribuente notifica il ricorso entro la fine del 2015, deve seguire le vecchie regole (e quindi non dovrà esperire la fase della mediazione); se, invece, notificherà il ricorso dopo il 1° gennaio, l’atto avrà anche gli effetti del reclamo e pertanto, occorrerà attendere i 90 giorni previsti prima della costituzione in giudizio.

Le nuove sanzioni

Vengono poi ridotte le sanzioni in caso di chiusura della lite in mediazione, dal prossimo anno, infatti, si applicherà la riduzione al 35% e non più al 40%, a questo proposito la circolare precisa che la novità si applicherà ai procedimenti pendenti alla data del 1° gennaio 2016 non definiti. In altre parole se una mediazione è stata instaurata prima del 31 dicembre 2015, ma l’accordo viene raggiunto nel prossimo anno, il contribuente pagherà le sanzioni al 35%.

In buona sostanza, grazie alle modifiche introdotte se si raggiunge l’accordo in mediazione con l’ufficio le sanzioni sono ridotte al 35% (anziché al 40%) e saranno irrogabili sulla base del minimo edittale previsto dalla legge (anziché in rapporto dell’ammontare del tributo risultante dalla mediazione).

L’accordo di mediazione, conclude la circolare, si perfeziona con il versamento, entro i venti giorni successivi alla data di sottoscrizione dell’accordo, dell’intero importo dovuto o della prima rata. Per quanto riguarda la rateazione delle somme dovute sono state uniformate le regole della mediazione con quelle dell’accertamento con adesione e pertanto si potranno ottenere fino ad un massimo di otto rate trimestrali che potrebbero arrivare fino a 16 qualora le somme dovute superino i cinquantamila euro (circostanza quest’ultima che appare poco verosimile nell’ambito del reclamo).

Appello e conciliazione in udienza

La legge, poi, ha esteso l’istituto anche all’appello, prevedendo una riduzione delle sanzioni al 50%.

La circolare, si sofferma sulla distinzione operata dalla norma, sulla conciliazione:

– “fuori udienza“: in tal caso, una delle parti può presentare un’istanza congiunta contenente la proposta di conciliazione alla quale l’altra abbia preventivamente aderito. Il deposito per tale proposta deve avvenire non oltre l’ultima udienza di trattazione del giudizio di primo o secondo grado;

– “in udienza“: in tal caso, una delle parti può presentare istanza entro 10 giorni liberi prima della data di trattazione.

Niente più istanza

La mediazione tributaria viene riscritta. Ora la legge dispone che “il ricorso produce anche gli effetti di un reclamo e può contenere una proposta di mediazione con rideterminazione dell’ammontare della pretesa”: ciò significa che il nuovo procedimento di reclamo viene a instaurarsi automaticamente con la proposizione del ricorso senza la necessità di predisporre un’apposita istanza.

Effetti del reclamo

La presentazione del ricorso per una lite di valore fino a 20 mila euro apre una fase amministrativa di 90 giorni. Tale termine, specifica la circolare, va computato dalla data del ricorso all’ente impositore. Se lo stesso è spedito per posta il termine decorre dalla data di ricezione del ricorso da parte dell’ente e non da quello di spedizione del plico.

Al suddetto termine si applica la sospensione feriale dei termini processuali dal 1° al 31 agosto di ogni anno e durante tale fase il ricorso non è tecnicamente procedibile, nel senso che anche qualora il contribuente o il suo difensore effettuassero la costituzione in giudizio la commissione deve rinviare la trattazione della causa per consentire l’esperimento del reclamo. La costituzione in giudizio, qualora il tentativo di mediazione non abbia avuto effetto, può essere effettuata solo nei 30 giorni successivi allo spirare del novantesimo anzidetto.

Durante tale fase sono inoltri sospesi automaticamente la riscossione e il pagamento delle somme dovute sulla base dell’atto in contestazione.

note

[1] Ag. Entrate circolare n. 28 del 29.12.2015.

Autore immagine: 123rf com 


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3 Commenti

  1. Allora questo vale solo per l’anno 2016 ?? io ho una disputa che ho portato anche in causa ,ma che un giudice ha respinto..ed ho il fermo macchina..posso usufruirne??
    a questo punto avrei anche pagato a rate la somma di 3000 euro,ma sembra che anche se paghi a rate non tolgono il fermo macchina se non hai finito di pagare…cosa mi consigliate ??

  2. Buona sera,
    volevo sapere se la normativa fa riferimento solo ai crediti tributari ovvero ai ricorsi avverso la commissione Tributaria oppure anche ai ricorsi innanzi al giudice di pace ed al tribunale?
    Grazie mille

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