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Lo sai che? Come si fa valere la prescrizione

Lo sai che? Pubblicato il 30 dicembre 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 30 dicembre 2015

Diritti e azioni giudiziali: prescrizione, termini, eccezione in giudizio e diffida.

In generale, ogni diritto si estingue per prescrizione se il suo titolare non lo esercita per un lasso di tempo predeterminato dalla legge. Sono esclusi alcuni diritti considerati imprescrittibili come il diritto di proprietà, il diritto al nome, la contestazione dello stato di figlio, l’impugnazione del riconoscimento del figlio, l’azione di riconoscimento della paternità o della maternità, la riduzione delle porzioni degli eredi legittimi, lo scioglimento della comunione, la nullità di un atto o di un contratto, ecc. [1]) [2].

Se il titolare fa valere in giudizio un diritto prescritto la controparte può eccepire la prescrizione rendendolo inopponibile nei suoi confronti.

Le norme sulla prescrizione sono inderogabili: questo significa che le parti non possono accordarsi, neanche concludendo un contratto scritto, con cui dichiarano di rinunciare o di modificare la prescrizione.

Come si fa valere la prescrizione

Il primo modo di far valere la prescrizione è sicuramente quello di rispondere – attraverso lettera raccomandata a.r. – alle richieste avanzate da controparte, diffidandola dal far valere il proprio diritto (prescritto) in via giudiziale.

Difatti, colui che rivendica un diritto prescritto dovrebbe astenersi dall’agire in giudizio poiché, in caso contrario, perderebbe di sicuro la causa.

Attenzione però: per far valere, in giudizio, la prescrizione è sempre necessario che la parte interessata sollevi la relativa eccezione: in buona sostanza è indispensabile che quest’ultima faccia rilevare al giudice il decorso del tempo necessario alla prescrizione.

Difatti, la prescrizione non è rilevabile d’ufficio, cioè non può essere il giudice ad accorgersi che essa si è compiuta e, pertanto, a rigettare la domanda in assenza di una specifica richiesta della parte interessata [3]. Pertanto, l’unica speranza di vittoria per chi agisce in causa sulla scorta di un diritto prescritto è che controparte dimentichi di sollevare l’eccezione oppure la sollevi in ritardo. A riguardo il codice di procedura civile [4] stabilisce un termine massimo entro cui sollevare la prescrizione, ossia nei 20 giorni anteriori alla prima udienza, insieme al deposito della comparsa di risposta.

L’eccezione di prescrizione

La prescrizione può essere eccepita dalla parte interessata a far valere l’estinzione del diritto.

Solitamente, chi fa valere la prescrizione è stato convenuto in un giudizio promosso dal titolare del diritto. In tal caso, la prescrizione deve essere eccepita col primo atto difensivo, ossia nella comparsa di costituzione e risposta, a pena di decadenza.

In mancanza di eccezione o in caso di rinuncia essa può essere opposta:

– dai creditori della parte interessata;

– da chiunque vi abbia interesse ed abbia uno specifico rapporto col debitore (è ad esempio il caso del terzo datore di ipoteca e del fideiussore, in caso di prescrizione del credito da essi garantito; del venditore tenuto alla garanzia per evizione, in caso di prescrizione del diritto reale gravante sul bene da lui alienato; dell’avente causa di chi abbia acquistato con atto annullabile in caso di prescrizione dell’azione di annullamento).

Che succede se si paga spontaneamente un debito prescritto?

Il debitore che paga spontaneamente il debito prescritto non ha diritto ad ottenere la restituzione di quanto corrisposto.

La prescrizione può, tuttavia, essere fatta valere anche in via di azione, purché sussista l’interesse ad agire (ad esempio, il titolare di un fondo gravato da servitù agisce per l’accertamento dell’estinzione della servitù stessa allo scopo di impedirne la riattivazione).

note

[1] Artt. 248, 249, 263, 270, 553, 948, 1111, 1422, 1865 cod. civ.

[2] Diversa dalla prescrizione è la decadenza: se la prescrizione si collega al mancato esercizio di un diritto, la decadenza invece è ricollegata al mancato esperimento di un’azione giudiziale. Inoltre, a differenza della prescrizione, la decadenza non si interrompe, non si sospende e può anche essere stabilita tra le parti in caso di diritti disponibili (decadenza convenzionale).

[3] Art. 2938 cod. civ.

[4] Art. 167 cod. proc. civ.

Autore immagine: 123rf com


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