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Quando si prescrive una sentenza?

30 dicembre 2015


Quando si prescrive una sentenza?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 30 dicembre 2015



Una sentenza mi ha condannato al pagamento di una somma ma il creditore, dopo un primo tentativo di recupero forzato, ha smesso ogni azione o pignoramento: quando si verifica la prescrizione del suo diritto?

La prescrizione del diritto di credito contenuto in una sentenza di condanna è di dieci anni: in particolare, quando su un diritto è intervenuta una sentenza di condanna passata in giudicato (ossia divenuta definitiva e non più impugnabile) la prescrizione si verifica sempre dopo un decennio, anche se si tratta di un diritto per cui la legge stabilisce una prescrizione più breve [1].

Per esempio, se per il diritto al compenso del professionista la legge stabilisce una prescrizione [2], qualora quest’ultimo abbia ottenuto una sentenza nei confronti del debitore, il suo credito si prescrive dopo 10 anni.

Allo stesso modo, se il vicino di casa ha subito delle perdite da una tubatura derivante dal nostro appartamento il suo diritto al risarcimento si prescrive in cinque anni [3]. Tuttavia, una volta ottenuta la sentenza, la prescrizione del diritto di credito all’indennizzo è di 10 anni.

Il termine per calcolare la prescrizione del diritto di credito contenuto nella sentenza di condanna si calcola dall’emissione della sentenza (ossia dal suo deposito in cancelleria) o a partire da ogni successivo atto interruttivo della prescrizione; sono atti interruttivi tutte le richieste di pagamento intimate al debitore. In buona sostanza, tutte le volte in cui il creditore abbia “sollecitato” il debitore al pagamento, attraverso una diffida, una lettera di messa in mora o anche un atto di precetto, il termine di 10 anni inizia a decorrere nuovamente da capo.

Secondo quanto chiarito dalla Cassazione [4] la prescrizione è interrotta da ogni atto che vale a costituire in mora il debitore (come l’intimazione al debitore fatta per iscritto) o che comunque esprima l’inequivocabile volontà del titolare del diritto di farlo valere nei confronti di quel soggetto.

Ne consegue che, almeno in teoria, la prescrizione – sebbene decennale – potrebbe protrarsi per tempo illimitato se, ad ogni scadere del termine, il creditore invia una diffida di pagamento o un precetto. Secondo la Cassazione, infatti, l’atto di precetto deve considerarsi interruttivo della prescrizione [5].

In verità, la prescrizione si interrompe non solo quando il titolare del diritto esercita il diritto stesso, ma anche quando il debitore riconosce il diritto del titolare. Per cui, nel caso di specie, se il lettore dovesse aver inviato una lettera al creditore chiedendoli, per esempio, una rateizzazione o semplicemente di temporeggiare, quest’atto sarebbe suscettibile di far decorrere da capo il termine dei dieci anni.

note

[1] Art. 2953 cod. civ.

[2] Cosiddetta “prescrizione presuntiva”: art. 2956 n. 2 cod. civ.

[3] Art. 2947 cod. civ.

[4] Cass. sent. n. 10594/2013, n.24656/2010.

[5] Cass. sent. n. 7737/2007.

Autore immagine: 123rf com

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