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No all’assegnazione della casa familiare se il genitore non l’ha abitata

31 dicembre 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 31 dicembre 2015



La casa coniugale non può essere assegnata dal giudice della separazione al genitore presso cui sono collocati i figli se, di fatto, essa non è mai stata adibita ad abitazione della famiglia.

Il giudice della separazione quando decide sull’ affidamento dei figli (di solito condiviso) e sulla loro collocazione abituale presso uno dei genitori, con diritto di visita dell’altro, non sempre accompagna tale decisione a quella dell’ assegnazione della casa familiare al genitore collocatario.

Tale assegnazione, infatti, è possibile solo con riferimento a quella casa che, quando la famiglia era unita, ne ha rappresentato il centro di aggregazione. E’ quanto emerge da una recente pronuncia della Cassazione [1].

Nello specifico la Suprema corte ricorda che il criterio di assegnazione dell’immobile a uno dei genitori previsto dalla legge [2] si fonda sulla necessità di assicurare ai figli minori (anche quelli nati fuori dal matrimonio) la conservazione di quell’habitat domestico che ha rappresentato sino a quel momento il centro degli affetti, degli interessi e delle consuetudini in cui si esprime e si articola la vita familiare.

È solo questo, dunque, l’obiettivo che deve guidare il giudice nella sua decisione, non potendo, invece, avere aver alcun rilievo su di essa:

– né l’eventuale titolo di proprietà di uno dei genitori sulla casa,

– né l’esistenza di eventuali altri immobili dei quali i genitori (o i coniugi) possano essere proprietari o avere la disponibilità (si pensi alle seconde case utilizzate per le vacanze). Tali beni (e la loro titolarità), infatti, non potranno essere presi in considerazione dal giudice ai fini dell’assegnazione ma solo, eventualmente, nell’ottica del bilanciamento delle posizioni economiche dei coniugi (per un approfondimento sul tema rinviamo alla guida: “Casa familiare: a chi spetta con la separazione?”).

Per tale ragione, il giudice della separazione è pienamente legittimato a rigettare la domanda di assegnazione della casa destinata ad abitazione familiare da parte del genitore collocatario quando, nella realtà dei fatti, essa non abbia mai costituito il perno della vita familiare o, ancor di più, se la famiglia non vi abbia mai vissuto.

Ciò vale indipendentemente dai motivi (e delle eventuali responsabilità) alla base del mancato utilizzo del bene. Nel caso di specie, ad esempio, l’immobile, se pur acquistato da entrambi i coniugi e destinato ad essere utilizzato come casa familiare, in realtà non era mai stato la residenza della coppia e della loro bambina in quanto il marito aveva lasciato la moglie poco prima del trasferimento, portando le chiavi di casa con sé. Dunque, nessuna responsabilità della donna nel non aver potuto fruire del bene.

Si tratta sicuramente di un caso sporadico, ma le circostanze in grado di giustificare il mancato provvedimento di assegnazione possono essere molte altre e, se vogliamo, affatto infrequenti. Si pensi ad esempio, al classico caso in cui, pur esistendo una residenza della famiglia, la donna – dopo la nascita dei figli – preferisca andare a stare stabilmente presso i propri genitori per essere maggiormente aiutata mentre il marito lavora fuori. Tale scelta (se pur condivisa dalla coppia) porterà i bambini a non sentire la casa familiare come il loro habitat domestico , ma semmai a nutrire tale sensazione rispetto alla casa dei nonni.

Insomma, il vecchio adagio “dove c’è famiglia c’è casa” sembra valere anche anche dopo una separazione, perché non può esserci assegnazione quando la casa di “familiare” ha solo il nome.

note

[1] Cass.,ord. 22581/15 del 4.11.2015.

[2] Art. 337 sexies cod. civ.

Autore immagine: 123rf com

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