Nuove sanzioni fiscali ridotte 2016

31 dicembre 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 31 dicembre 2015



Sanzioni tributarie, riduzioni in vigore da subito grazie alla Legge di Stabilità 2016: tutte le tipologie di sanzioni, confronto tra vecchio e nuovo ammontare.

 

Grazie alla Legge di Stabilità 2016 [1] è anticipata di un anno l’entrata in vigore della riduzione delle sanzioni tributarie, prevista inizialmente dalla Delega Fiscale [2] solo a partire dal 2017. Le nuove sanzioni potranno essere applicate, grazie al principio del “favor rei” anche alle violazioni commesse anteriormente al primo gennaio 2016, a condizione che il provvedimento che irroga le sanzioni non sia già divenuto definitivo.

Vediamo ora tutte le tipologie di sanzioni, ed il loro ammontare vecchio e nuovo.

Omessa presentazione della dichiarazione

Si alleggerisce notevolmente la posizione di chi omette di presentare la dichiarazione dei redditi: mentre prima era prevista un’unica sanzione ordinaria, che andava dal 120 % al 240% dell’imposta dovuta, con un minimo di 258 euro (da 258 a 1032 euro, con raddoppio per gli obbligati alla tenuta delle scritture contabili, nel caso in cui non fosse dovuta alcuna imposta), adesso sono previste due tipologie di sanzioni, l’ordinaria e la ridotta. In particolare:

– per quanto concerne la sanzione ridotta, essa è fruibile da chi presenta la dichiarazione oltre i 90 giorni dal termine di presentazione della stessa (si considera comunque omessa), ma entro il termine per la presentazione della dichiarazione successiva (il 30 settembre del secondo anno successivi a quello d’imposta). L’ammontare della sanzione va dal 60% al 120% dell’imposta dovuta, con un minimo di 150 euro (da 150 a 520 euro, con raddoppio per gli obbligati alla tenuta delle scritture contabili, nel caso in cui non sia dovuta alcuna imposta);

– la sanzione ordinaria, dal 2016, è leggermente ridotta, solo nel caso in cui non vi siano imposte da pagare: in particolare, va dal 120% al 240% dell’imposta dovuta, con un minimo di 250 Euro (da 250 a 1000 euro, con raddoppio per gli obbligati alla tenuta delle scritture contabili, nel caso in cui non risulti dovuta alcuna imposta).

Dichiarazione infedele

Una leggera riduzione è prevista, in merito alla dichiarazione infedele, per la sanzione ordinaria: dal vecchio ammontare 2015, che andava dal 100 al 200% della maggiore imposta dovuta, ora si va dal 90 al 180%.

È prevista poi una sanzione maggiorata, che va dal 135% al 270%, in caso di violazioni derivanti da condotte fraudolente o dall’utilizzo di operazioni inesistenti. Nessuna sanzione, invece, per la rettifica del valore normale dei prezzi di trasferimento, se il contribuente ha assolto gli oneri documentali (parimenti alla vecchia previsione).

La sanzione ridotta è prevista nelle seguenti casistiche:

– maggiore imposta inferiore al 3% del reddito dichiarato ed a 30.000 euro: in questo caso la sanzione va dal 60% al 120% dell’imposta evasa;

infedeltà derivante da errori sulla corretta imputazione temporale dei componenti di redditi; se l’errore riguarda un ricavo, esso deve risultare tassato, anche se successivamente, al momento dell’accertamenti; in questi casi, la sanzione va dal 60% al 120% della maggiore imposta, ma si limita a soli 250 euro se l’errore non ha comportato una differenza d’imposta.

Omesso o tardivo versamento

Nei casi di mancato versamento, o versamento effettuato in ritardo, la sanzione ordinaria resta la stessa, pari al 30% dell’importo; qualora, invece, l’importo sia versato entro 90 giorni, la sanzione si riduce al 15%: su tale nuova sanzione andrà operata la riduzione prevista per il ravvedimento operoso (leggi qui per un approfondimento sul nuovo ravvedimento operoso).

Indebita compensazione

Per la compensazione indebita di crediti, la normativa distingue ora due casistiche:

– indebita compensazione di credito esistente: in questo caso, la sanzione è pari al 30% del credito utilizzato in eccedenza (la vecchia normativa, invece, non aveva previsioni al riguardo);

– indebita compensazione di credito inesistente: in questa ipotesi, la sanzione va dal 100% al 200% del credito inesistente utilizzato; è considerato inesistente il credito per cui manchi il presupposto costitutivo, anche in parte, o la cui inesistenza non sia riscontrabile tramite i normali controlli; non è prevista alcuna definizione agevolata.

Violazione dell’obbligo di registrazione

In merito alla violazione degli obblighi di registrazione delle operazioni ai fini Iva, la Delega ha previsto una lieve riduzione: dal 90 al 180% dell’imponibile non correttamente documentato o registrato, o per chi indica nei registri e nei documenti un’imposta inferiore a quella dovuta, in luogo della vecchia sanzione, che andava dal 100% al 200%.

La sanzione va, invece, da 250 a 2.000 euro, se la violazione non ha inciso sulla liquidazione periodica.

Esportazioni

Per quanto concerne, infine, le sanzioni applicabili all’esportatore abituale (che effettui cessioni o prestazioni, prima di aver riscontrato la presentazione della lettera d’intento all’Agenzia delle Entrate, o di averla ricevuta), queste sono ora previste in misura fissa, da 250 a 2.000 euro, e non più nella vecchia percentuale, che andava dal 100 al 200%.

note

[1] L. 208/2015.

[2] D.lgs. n. 158/2011.

Autore immagine: 123rf com

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