Professionisti Violazioni del regime della SCIA e della DIA alternativa

Professionisti Pubblicato il 31 dicembre 2015

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Violazioni al regime della SCIA e della DIA alternativa al permesso di costruire: quali sanzioni.

Ai sensi dell’art. 10, 2° comma, della legge n. 47/1985, «la mancata richiesta di autorizzazione» non comportava l’applicazione delle norme previste dall’art. 17 della legge 28-1-1977, n. 10, come sostituito dall’art. 20 della stessa legge n. 47.

 

Non erano previste, dunque, sanzioni penali per chi effettuasse lavori senza avere richiesto ed ottenuto la prescritta autorizzazione.

Si rinvengono pronunzie contrastanti, in giurisprudenza, in ordine alla questione se potesse ritenersi comunque punibile, ai sensi dell’art. 20, lett. a), l’esecuzione — anche in presenza di autorizzazione espressa o tacita — di opere sostanzialmente difformi da quanto stabilito da leggi, regolamenti edilizi e strumenti urbanistici.

Non aveva rilevanza penale la mancata osservanza dell’ordinanza di sospensione di lavori che il Comune doveva emettere (ex art. 4, commi 1° e 3°, legge n. 47/1985) nei casi di opere abusive assentibili con la sola autorizzazione.

In ipotesi siffatte, invero, non poteva trovare applicazione l’art. 20 lett. b), riferito soltanto all’illecita prosecuzione di lavori eseguiti in totale difformità o in assenza della concessione e, mancando un’espressa previsione sanzionatoria, non poteva ovviamente ricorrersi ad applicazioni analogiche.

 

Violazioni al regime della SCIA

Nei casi in cui la SCIA si pone come titolo abilitativo — previsti dai commi 1 e 2 dell’art. 22 del T.U. n. 380/2001 — la mancanza della segnalazione certificata di inizio dell’attività o la difformità delle opere eseguite rispetto alla SCIA effettivamente presentata non comportano l’applicazione di sanzioni penali ma sono sanzionate soltanto in via amministrativa purché gli interventi realizzati siano comunque conformi alle previsioni degli strumenti urbanistici, dei regolamenti edilizi e della disciplina urbanistico-edilizia in vigore (art. 37, 6° comma, del T.U. n. 380/2001).

Le Regioni possono ampliare o ridurre l’applicazione del regime della SCIA, ma le scelte operate dalle leggi regionali non incidono sul regime delle sanzioni penali, in quanto deve ritenersi che il comma 2bis dell’art. 44 del T.U. n. 380/2001 pone, in materia, un «principio fondamentale» non derogabile.

Nelle ipotesi in cui si faccia ricorso alla procedura di SCIA per eseguire opere per le quali è richiesto esclusivamente il permesso di costruire, le opere realizzate, ai fini dell’applicazione delle sanzioni penali, dovranno considerarsi eseguite in assenza di titolo abilitativo anche qualora l’Amministrazione comunale nulla abbia eccepito in ordine alla procedura esperita.

Deve evidenziarsi, infine, che il regime della SCIA non è applicabile a lavori da eseguirsi su manufatti abusivi che non siano stati sanati o condonati, poiché gli interventi ulteriori su immobili abusivi ripetono le caratteristiche di illegittimità dell’opera principale alla quale ineriscono strutturalmente (vedi Cass., sez. III, 19 aprile 2006, Pagano).

In giurisprudenza:

—   «In materia edilizia, nell’ipotesi in cui un intervento realizzato a seguito di denuncia di inizio attività (dia) non sia giuridicamente riconducibile a tale regime, per carenza dei requisiti previsti, i lavori vanno considerati abusivi con configurabilità del reato di cui all’art. 44, lett. b), D.P.R. n. 380 del 2001, attesa la non rilevanza della intervenuta presentazione della DIA e dell’eventuale decorso del termine assegnato alla P.A. per l’adozione dei provvedimenti inibitori» (Cass., sez. III, 27 settembre 2006, Di Luggo).

—   In tema di reati edilizi, ove un intervento edilizio eseguito in base a dia (denuncia inizio attività) non rientri tra quelli assentibili con tale titolo abilitativo, ma necessiti di permesso di costruire, l’intervento deve essere considerato come abusivo né l’intervenuta presentazione della denuncia di inizio attività esclude la configurabilità del reato previsto dall’art. 44, lett. b), D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380» (Cass., sez. III, 29 gennaio 2008, Taglione).

L’art. 19, comma 6, della legge 7-8-1990, n. 241 — come sostituito dal D.L. n. 78/2010, convertito dalla legge n. 122/2010 — ha introdotto una nuova fattispecie delittuosa di falso, prevedendo che, ove il fatto non costituisca più grave reato, chiunque, nelle dichiarazioni o attestazioni o asseverazioni che corredano la SCIA, dichiara o attesta falsamente l’esistenza dei requisiti o dei presupposti richiesti dalla legge o da atti amministrativi a contenuto generale è punito con la reclusione da uno a tre anni.

Violazioni al regime della DIA alternativa al permesso di costruire

Nei casi previsti dal 3° comma, dell’art. 22 del T.U. n. 380/2001 — in cui la DIA si pone come alternativa al permesso di costruire — l’assenza della denunzia di inizio dell’attività o la totale difformità delle opere eseguite rispetto alla DIA effettivamente presentata integrano il reato di cui al successivo art. 44, lett. b).

Non trova comunque sanzione penale la difformità parziale (vedi Cass., sez. III, 23 settembre 2004, Croattini, in Urbanistica e appalti, 2005, 237).

La Cassazione ha affermato che le opere per le quali l’art. 1, 6° comma, della legge 21-12-2001, n. 443 ha previsto la possibilità, a scelta dell’interessato di procedere in base a DIA in alternativa al permesso di costruire (previsioni trasfuse, poi, con modificazioni, nell’art. 22, 3° comma, del T.U. n. 380/2001) sono rimaste soggette, rientrando in origine esclusivamente nel regime concessorio, alla sanzione di cui all’art. 44, lett. b), del T.U. n. 380/2001, con la conseguenza che integrano il reato previsto da tale norma le opere suddette, quando siano state realizzate in assenza sia del permesso di costruire sia della DIA, ovvero in totale difformità rispetto alla DIA inoltrata (Cass., sez. V, 26 aprile 2005, Giordano).

Ciò vuol dire — in altre parole — che la realizzabilità dell’intervento con DIA alternativa al permesso di costruire, ai sensi dell’art. 22, 3° comma, del T.U. n. 380/2001, non esclude la sanzionabilità in caso di omessa dichiarazione di inizio attività o di difformità totale rispetto alla DIA effettivamente presentata e che, in tale ipotesi, si configura un intervento edilizio abusivo sanzionato dall’art. 44, lett. b), dello stesso T.U. (vedi Cass., sez. III: 11 febbraio 2013, n. 6517; 14 novembre 2011, n. 41425; 9 luglio 2009, n. 28048; 5 marzo 2009, n. 9894; 9 marzo 2006, n. 8303; 26 gennaio 2004, n. 2579).

L’art. 1, 6° comma, della legge 21-12-2001, n. 443 (cd. legge Lunardi), ampliando l’ambito di applicazione della denuncia di inizio dell’attività in materia edilizia, ha inciso soltanto sul piano procedurale e non anche su quello sostanziale.

La Relazione parlamentare di accompagnamento a tale testo normativo escludeva espressamente, infatti, che le disposizioni in oggetto potessero giungere a modificare la disciplina penale dei corrispondenti abusi edilizi.

Non è ravvisabile pertanto, alcuna ipotesi di depenalizzazione e gli interventi edilizi «maggiori» individuati dall’art. 10 del T.U. n. 380/2001 (pur potendo essere facoltativamente realizzati con ricorso alla denuncia di attività) restano sottoposti, in ogni caso, alla disciplina sanzionatoria penale specifica delle opere soggette a permesso di costruire.

Tale principio è stato espressamente ribadito dal D.Lgs. 27-12-2002, n. 301, attraverso l’introduzione del comma 2bis all’art. 44 del T.U. n. 380/2001, secondo il quale «Le disposizioni del presente articolo si applicano anche agli interventi edilizi suscettibili di realizzazione mediante denuncia di inizio attività ai sensi dell’art. 22, comma 3, eseguiti in assenza o in totale difformità dalla stessa».

Può affermarsi, conseguentemente, che il mutamento — anche nel T.U. — della disciplina per l’abilitazione all’intervento edilizio non incide sulla disciplina sanzionatoria penale, che non viene correlata alla tipologia del titolo abilitativo, bensì alla consistenza concreta dell’intervento.

Le sanzioni previste per l’esecuzione di opere in assenza di permesso di costruire, pertanto, valgono anche per gli interventi di ristrutturazione e di nuova costruzione che possono essere sottoposti a denuncia di inizio dell’attività a scelta facoltativa dell’interessato.

In giurisprudenza:

—   «In materia edilizia, nel caso di interventi realizzabili alternativamente con denunzia di inizio attività ovvero con permesso di costruire (art. 22, 3° comma, D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380), l’assenza della denunzia o la totale difformità delle opere eseguite rispetto alla DIA effettivamente presentata integrano il reato previsto dall’art. 44, 1° comma, lett. b), citato decreto (in motivazione la Corte, nell’enunciare il predetto principio, ha ulteriormente precisato che la disciplina sanzionatoria penale non è correlata alla tipologia del titolo abilitativo, bensì alla consistenza concreta dell’intervento)» (Cass., sez. III, 26 ottobre 2007, Soldano).

—   In tema di reati edilizi, nel caso in cui la denuncia di inizio attività (DIA) si ponga quale titolo abilitativo esclusivo (art. 22, 1° e 2° comma, D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380), solo l’esecuzione di interventi edilizi in difformità sostanziale da quanto stabilito dagli strumenti urbanistici e dai regolamenti edilizi integra il reato di cui all’art. 44, lett. a), D.P.R. n. 380 del 2001, diversamente, nel caso in cui la DIA si ponga quale titolo abilitativo alternativo al permesso di costruire (c.d. superDia: art. 22, 3° comma, D.P.R. citato) è configurabile il reato di cui all’art. 44, lett. b), D.P.R. n. 380 del 2001, sia nel caso di assenza del permesso di costruire o della DIA, sia nel caso di difformità totale delle opere eseguite rispetto alla DIA presentata, restando priva di sanzione penale la sola difformità parziale» (Cass. pen., sez. III, 20 gennaio 2009, n. 9894, Tarallo, in Riv. giur. edilizia, 2009, I, 960).

—   «L’art. 22, 3° comma – lett. a), del T.U. n. 380/2001, come modificato dal D.Lgs. n. 301/2002, prevede, che — a scelta dell’interessato — gli interventi di ristrutturazione edilizia normalmente subordinate a permesso di costruire, (art. 10, 1° comma, lett. c), del T.U. n. 380/2001, mod. dal D.Lgs. n. 301/2002) possono essere realizzati anche in base a denuncia di inizio attività. Tuttavia, quando la DIA presentata in concreto, non corrisponde all’effettiva realizzazione, si verte in ipotesi di opere sostanzialmente prive di titolo abilitativo e la totale difformità dell’opera rispetto alla DIA effettivamente presentata comporta l’applicazione delle sanzioni penali di cui al successivo art. 44, lett. b) o c)» (Cass., sez. III, 19 settembre 2008, n. 35897, Altarozzi ed altri).

—   In materia di ristrutturazione edilizia, nei casi previsti dall’art. 22, 3° comma, lett. a), T.U. n. 380 del 2001 in cui è prevista la possibilità a scelta dell’interessato di procedere in base a semplice denunzia di inizio attività la totale difformità delle opere eseguite rispetto alla D.I.A. effettivamente presentata integra il reato di cui al successivo art. 44» (Cass. pen., sez. III, 29 febbraio 2008, De Agostini, in Giust. pen., 2009, II, 353).

—   «In tema di costruzioni edilizie, la realizzabilità dell’intervento con denuncia di inizio attività alternativa al permesso di costruire, ai sensi del 3° comma dell’art. 22 T.U. delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia (D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380), non esclude la sanzionabilità in caso di omessa dichiarazione di inizio attività, atteso che in tale ipotesi si configura un intervento edilizio abusivo, e come tale sanzionato ex art. 44, lett. b), cit. D.P.R.» (Cass., sez. III, 26 gennaio 2004, n. 2579, Tollon, in Giust. pen., 2004, II, 711).

—   «In materia edilizia, anche dopo la scadenza del termine di legge per contestare all’interessato la carenza dei presupposti e dei requisiti per seguire la disciplina procedimentale della denunzia di inizio attività, rimane impregiudicato il potere-dovere del comune e dell’autorità giudiziaria di intervenire sul piano sanzionatorio nel caso in cui l’intervento realizzato a seguito della presentazione della Dia risulti sottoposto a permesso di costruire, atteso che la previsione di sanzioni amministrative, per gli interventi effettuati in assenza di richiesta di Dia o in difformità di questa, si riferisce esclusivamente ad interventi ontologicamente eseguibili con ricorso a tale procedura semplificata» (Cass., sez. III, 15 marzo 2002, Catalano, in Riv. pen., 2003, 318).

Diritto-Urbanistico


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