Diritto e Fisco | Editoriale

In-equi compensi crescono…

16 ottobre 2011 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 ottobre 2011



Aumentano gli importi dovuti per l’equo compenso e, di conseguenza, i prezzi di vendita delle memorie esterne.

Partiamo da un dato incontrovertibile: i proventi della vendita di musica finiscono solo in minima parte nelle tasche degli autori. Il resto serve per arricchire l’industria discografica e remunerare la SIAE. Diversi artisti hanno confessato quanto poco interferisca sul loro portafogli la pirateria: ciò perché ormai il vero guadagno per l’autore deriva soltanto dalle esibizioni live.

Si è anche affrontato, in precedenza, il tema dell’equo compenso, una sorta di imposta indiretta applicata su tutte le vendite di memorie esterne. I proventi di tale sovrapprezzo dovrebbero remunerare gli autori a fronte delle eventuali copie per uso personale, effettuate dai legittimi acquirenti di opere originali. In che misura ciò avvenga non è tuttavia dato sapere…

Ebbene, in questi giorni il Ministro Bondi ha approvato il decreto che ha aumentato gli importi dovuti per l’equo compenso. Il ché, ovviamente, si risolverà in un incremento dei prezzi alla vendita e, in definitiva, come sempre, in un onere ulteriore per l’acquirente finale.

In altre parole, chi comprerà un cd vuoto per immagazzinare le foto dell’ultima vacanza, pagherà da oggi un po’ di più. Ciò al fine di remunerare la SIAE del fatto che, nello stesso momento, un altro acquirente sta acquistando l’ultima compilation di Sanremo e, forse (ma non è detto) ne farà una copia per ascoltarla in auto! Come dire che voi pagherete due volte: una per il cd, l’altra per lo sconsiderato che vuole copiare (per sé stesso) un album di Gigi d’Alessio…

Gli incassi che, in questo modo, finiscono nelle casse della SIAE sono enormi: solo nel 2008 sono stati raggiunti bel 671 milioni di euro; ma tale importo è destinato a crescere di circa il 50% nel prossimo anno, per via dell’aumento varato con la nuova disposizione.

Probabilmente si versa in uno di quei paradossali casi in cui l’indennizzo è superiore al danno!

Consolatevi. Sembra che in Francia l’ammontare dell’equo compenso sia il doppio rispetto all’Italia, circostanza già fatta notare dalla stessa SIAE che, all’alba dell’aumento, ha sottolineato come da noi le quote non siano ancora ‘eque

Paolo Angelucci, Presidente della Assinform [1], ha invece ribadito che il decreto penalizza solo l’industria italiana.

In tutto ciò, nessuno sembra pensare al consumatore, effettivo vessato dalla situazione. Perché, se davvero il compenso deve essere equo, non si studia un modo per ancorarlo alle copie effettive, anziché trasformarlo in una tassa collettiva?

note

[1] Associazione delle imprese di informativa.


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