Diritto e Fisco | Articoli

Scuola e orientamento religioso

7 Gennaio 2016 | Autore:
Scuola e orientamento religioso

Scuola laica, scuola cattolica, scuola a orientamento confessionale.

È difficile far comprendere a tanti laicisti statalisti, e quindi antiliberali e conservatori, che quei pochi cattolici schierati a difesa della scuola libera – e non solo loro, ma anche i sostenitori delle scuole laiche dell’ANINSEI – lottano per una grande cosa: la libertà d’insegnamento. E a quanti sostengono che le scuole a orientamento confessionale dovrebbero venir cancellate perché “fabbriche di intolleranza”, va ricordato che: proibire e soffocare le differenze può essere – come affermato anni fa dall’allora arcivescovo di Parigi, card. Lustiger – la prima causa della loro violenta esplosione.

In Germania esistono scuole neutre e scuole confessionali, protestanti e cattoliche. Le diversità di visioni del mondo e di valori scelti sono l’essenza della società aperta. Proibire le scuole a orientamento confessionale o comunque farle morire per mancanza di fondi equivale alla negazione della società aperta. Ma davvero sarebbe una grande conquista per l’Italia la scomparsa delle scuole libere, laiche e cattoliche, o anche del Liceo israelitico di Roma e di Milano? La società aperta è chiusa solo agli intolleranti. Di conseguenza, non esistono ragioni per proibire le scuole a orientamento confessionale, se queste si inseriscono nel quadro dei valori della nostra Costituzione. Negare la presenza delle scuole a orientamento confessionale significa distruggere l’esistenza di pezzi della nostra migliore storia e proibire sviluppi futuri di questa. Ed è opportuno far qui presente che, per esempio, in Belgio accanto a scuole libere di orientamento cattolico e protestante, troviamo anche istituti gestiti da autorità religiose ebraiche e islamiche; e scuole induiste e islamiche sono in funzione nei Paesi Bassi.

E le cose non si fermano qui, giacché lo statalista anticlericale aggiunge che le scuole a orientamento confessionale sarebbero – quasi ex definitione – centri di formazione acritica. Dunque, per esempio, la “scuola cattolica” consisterebbe di professori dogmatici e studenti acritici. Tutto questo sulla base dell’idea che un credente non può che essere acritico. Non c’è bisogno di richiamare Max Scheler per venire a conoscenza del fatto che, per esempio, una fede cristiana consapevole favorisce e potenzia menti critiche. Basterà qui richiamare il fatto che Newton era cristiano, che lo fu Kant, e prima di loro lo furono Cartesio e Pascal. Dunque: Cartesio, Pascal, Newton e Kant – tutti acritici perché cristiani? Acritici: Agostino, Tommaso, Scoto, Ockham?

E davvero critici solo gli statalisti anticlericali? Hilary Putman è un ebreo osservante: anch’egli, dunque, vittima dell’indottrinamento e mente acritica, sprofondato nel più bieco dogmatismo e un pericolo per la democrazia? I laicisti dovrebbero essere più attenti e meno dogmatici e meno acritici nei loro pronunciamenti e nelle loro scomuniche. Il laicismo, subito coniugato con lo statalismo, contrasta con la prospettiva laica della concezione liberale. Il laico non è un laicista. E un laicista non è un vero liberale. Lo Stato liberale, cioè laico, non ha un agnosticismo da privilegiare o da imporre. L’agnosticismo – che poi si impasta con il rifiuto di ogni fede rivelata – è una concezione filosofica che, in una autentica società aperta, convive con altre concezioni filosofiche e religiose della vita – è una concezione rispettabile, ma non può pretendere di essere onnivora, di ergersi a “religione di Stato”, e a giudice inappellabile di altre scelte di concezioni della vita, non può porgersi come unica prospettiva del sistema scolastico, e presumere di cancellare da questo sistema quello che secoli di storia hanno costruito e ci hanno tramandato: le visioni religiose della vita e della storia – orizzonti di senso e di valori entro i quali spendere la vita. Un sistema scolastico che al suo interno non favorisce l’istituzione dì scuole a orientamento religioso proibisce lo sviluppo delle diverse identità; è frutto di menti indottrinate e dogmatiche cariche di clericalismo rovesciato.

Si ripete, sempre da più parti, che le scuole private – e segnatamente quelle cattoliche – sarebbero “luoghi di indottrinamento”, a differenza delle scuole statali viste come centri di costruzione di menti critiche. È chiaro che siamo di fronte a un’accusa generica e genericamente infamante. Insegnanti critici si trovano in scuole statali e in scuole non statali; così come guarnigioni di insegnanti dogmatici si trovano in scuole statali e non statali. Solo che dagli insegnanti dogmatici delle scuole statali, le famiglie, che non hanno la possibilità di mandare i propri figli in altre scuole, non possono facilmente difendersi. E che il dogmatismo abbia costituito una malattia grave di tanti docenti, soprattutto negli anni passati, è testimoniato dall’estesa diffusione di non pochi libri di testo – per esempio, di filosofia, letteratura, storia – non costruiti di certo da menti scientifiche, aperte, capaci di dubbi e problematiche, libri di testo che non hanno sicuramente contribuito a formare menti critiche. Altra obiezione, questa volta da parte di un noto giurista italiano: la Scuola deve rimanere saldamente e totalmente nelle mani dello Stato a motivo del fatto che è soltanto la scuola pubblica in grado di garantire la formazione del cittadino. Ed ecco la replica di Angelo M. Petroni: «La tesi è semplicemente falsa sul piano descrittivo (qualcuno può pensare che il cittadino inglese formato ad Eton sia peggiore del cittadino italiano formato nel migliore Liceo statale italiano?). Ma evidentemente è ancora più inaccettabile sul piano dei valori liberali. Dietro di essa vi è l’eterna idea dello Stato etico, di uno Stato che ha il diritto di formare le menti dei propri cittadini/sudditi, sottraendo i giovani alle comunità naturali e volontarie, prime tra le quali quella della famiglia». L’introduzione del buono-scuola attuerebbe l’unica soluzione compatibile con le regole di una società aperta: la possibilità di scegliere tra scuole diverse quella più affine alle proprie convinzioni culturali, filosofiche e religiose. Solo la varietà, diversità e pluralità delle scuole possono garantire la libertà, che viceversa è negata dal monopolio statale nella gestione della scuola.

Il-buono-scuola-per-una-buona-scuola


note

Autore immagine: 123rf com


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

1 Commento

  1. Mah, io non vedo un monopolio statale, semmai un monopolio culturale e sociale! Mia figlia è in una scuola statale, non fa l’ora di religione (che incominciano a 3 anni alla scuola materna!) e quelli come lei sono praticamente abbandonati e in alcune occasioni discriminati! Ma di che diavolo state parlando, dove sta la “varietà, diversità e pluralità”??

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube