Diritto e Fisco | Articoli

Quali diritti hanno i lavoratori in somministrazione?

14 agosto 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 agosto 2018



Dipendenti con contratto di somministrazione: disciplina e differenze rispetto ai dipendenti dell’azienda utilizzatrice.

Hai appena stipulato un contratto di somministrazione, e temi che il trattamento degli interinali sia peggiore rispetto alla generalità dei dipendenti? Non hai motivo di preoccuparti: i dipendenti con contratto di somministrazione hanno assolutamente gli stessi diritti rispetto ai lavoratori assunti direttamente dall’azienda utilizzatrice, e nessuna discriminazione può essere loro applicata. Hanno dunque diritto allo stesso inquadramento a parità di mansioni, alle stesse ferie, agli stessi riposi e, ingenerale, al medesimo trattamento, sia economico che normativo. Esistono, però, alcune differenze relative alla particolare tipologia del contratto; inoltre, non devi dimenticare che alcuni diritti, pur spettando alla generalità dei dipendenti, maturano in modo diverso, a seconda della quantità di lavoro prestata (per questo si parla di maturazione dei ratei ferie, permessi, Tfr e mensilità aggiuntive). Per capire meglio, vediamo, nel dettaglio, quali diritti hanno i lavoratori in somministrazione, come funziona il contratto e quali sono le tutele previste per i dipendenti.

Come funziona il contratto di somministrazione?

Il contratto di somministrazione, istituito dalla cosiddetta Legge Biagi [1], rinnovato dal Jobs Act, prima, e dal decreto Dignità, poi, ha sostituito il vecchio contratto interinale: rispetto al lavoro interinale, la somministrazione consente di assumere un dipendente anche a tempo indeterminato. Ma andiamo per ordine.

Nella somministrazione i rapporti di lavoro sono tre:

  • il rapporto tra il somministratore, cioè l’agenzia di somministrazione, e l’utilizzatore, l’azienda, cioè, presso cui lavorano i dipendenti assunti dall’agenzia: si tratta di un contratto commerciale, che deve rispondere a precisi requisiti, pena l’illiceità e la nullità del contratto stesso(che comporta l’assunzione diretta del dipendente a tempo pieno e indeterminato in capo all’utilizzatore);
  • il rapporto tra l’agenzia e i dipendenti in somministrazione, che costituisce un normale contratto di lavoro;
  • il rapporto tra l’utilizzatore e i dipendenti: questi ultimi devono lavorare secondo le direttive, le indicazioni e nell’interesse dell’azienda utilizzatrice, anche se il loro datore di lavoro è l’agenzia; tuttavia, tra dipendente e utilizzatore può anche non essere formalizzato alcun contratto.

Quali sono le tutele per i lavoratori in somministrazione?

I dipendenti in somministrazione hanno le seguenti tutele:

  • diritto allo stesso inquadramento dei dipendenti dell’azienda utilizzatrice, a parità di mansioni;
  • diritto allo stesso trattamento economico dei dipendenti dell’azienda utilizzatrice, a parità di inquadramento e di orario;
  • diritto allo stesso trattamento normativo, a parità di inquadramento e di orario, dei dipendenti dell’azienda utilizzatrice: dunque spetteranno lo stesso numero di giornate di ferie e di ore di permesso, le stesse eventuali indennità aggiuntive (laddove previste), i ratei relativi alle mensilità aggiuntive ed al Tfr, etc.;
  • spettano inoltre le misure a sostegno del reddito erogate dall’Inps, in proporzione, a seconda dei casi, ai contributi versati o al reddito posseduto: assegni al nucleo familiare, disoccupazione Naspi…

Una tutela aggiuntiva è inoltre prevista nel caso in cui l’agenzia non paghi gli stipendi o i contributi: in questo caso sarà l’azienda utilizzatrice a doverli pagare, perché obbligata in solido.

Non è invece possibile porre in cassa integrazione o in mobilità i lavoratori in somministrazione, anche se l’azienda utilizzatrice ha collocato i suoi dipendenti in integrazione salariale o mobilità: questo perché le agenzie non sono destinatarie di tali trattamenti.

Inoltre, i lavoratori in somministrazione non hanno il diritto di precedenza all’assunzione.

Quanto dura il contratto di somministrazione?

La durata massima del contratto a termine, in base alle modifiche apportate dal decreto Dignità, è pari a 24 mesi, con un massimo di 4 proroghe. Il decreto Dignità non modifica, però, i limiti di durata del contratto di somministrazione a termine, che dovrebbero dunque restare quelli previsti dal contratto collettivo di categoria:

  • 36 mesi, con un massimo di 6 proroghe, per il singolo contratto;
  • 42 mesi, con un massimo di 6 proroghe, qualora nei primi 24 mesi fossero state effettuate un massimo di 2 proroghe.

Tuttavia, le disposizioni alla base della nuova normativa sono difficilmente compatibili con le disposizioni che riguardano la somministrazione a termine, soprattutto nel momento in cui il limite massimo di durata, pari a 36 mesi, si riferisce al singolo contratto e non alla totalità dei rapporti. In base alle interpretazioni degli esperti, il rapporto col singolo utilizzatore dovrebbe avere comunque la durata massima di 24 mesi e un numero di proroghe non superiore a 4.

È comunque sempre possibile iniziare un nuovo contratto subito dopo la cessazione del contratto precedente, senza che si debba rispettare il cosiddetto periodo cuscinetto (pari a 10 giorni per contratti con durata inferiore a 6 mesi ed a 20 giorni per i contratti con durata superiore).

In ogni caso, la soglia dei 12 mesi di durata massima del rapporto senza causali va calcolata su chi utilizza il lavoratore, e non sul datore, con la conseguenza che, se termina la missione presso un certo datore, e viene stipulato con la stessa agenzia un nuovo rapporto di lavoro a tempo determinato per una missione presso una nuova impresa, il contatore dei 12 mesi ricomincia a decorrere da zero.

La causale per il rinnovo è necessaria solo se il nuovo contratto riguarda lo stesso utilizzatore: se cambia l’impresa, il nuovo rapporto potrà essere stipulato senza la causale, fino a 12 mesi della missione. Analogo ragionamento dovrà essere fatto per le proroghe, che richiedono la causale solo al superamento di 12 mesi presso il singolo utilizzatore.

Col contratto di somministrazione si può assumere a tempo indeterminato?

Nulla vieta all’agenzia di assumere un dipendente con contratto di somministrazione a tempo indeterminato: in questo caso, nei periodi d’inattività, in cui il lavoratore non si trova in missione presso un utilizzatore, questi ha diritto a percepire un’indennità di disponibilità (sulla quale però non maturano i ratei ferie, Tfr, mensilità aggiuntive ed altri emolumenti).

In alcuni casi è previsto il diritto alla trasformazione del rapporto da tempo determinato a indeterminato:

  •  quando il dipendente ha prestato 42 mesi di servizio, anche non continuativi, con la stessa agenzia;
  •  quando il dipendente ha prestato 36 mesi consecutivi di servizio presso lo stesso utilizzatore e con la stessa agenzia, nelle medesime mansioni.

Con le modifiche apportate dal decreto Dignità, dovrebbe sorgere il diritto alla trasformazione per ogni violazione inerente la durata massima del contratto (pari adesso, come abbiamo osservato, a 24 mesi), l’obbligo di causale, le proroghe ed i rinnovi: se, però, si tratta di obblighi in capo all’azienda utilizzatrice, il somministrato dovrebbe, a rigor di logica, trasformarsi in un dipendente a tempo indeterminato dell’utilizzatore. Sul punto si attendono chiarimenti, in quanto il decreto non spiega chiaramente le conseguenze delle violazioni in capo alle parti del rapporto di somministrazione, limitandosi a rinviare genericamente alla nuova disciplina del rapporto a termine.

Dopo la trasformazione del contratto, il dipendente non può essere licenziato per 12 mesi (salvo il rifiuto di una congrua missione o il verificarsi di una giusta causa di cessazione del rapporto).

note

[1] D.lgs 276/2003.

Autore immagine: 123rf com

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

2 Commenti

  1. Ho lavorato per quasi 36 mesi per la stessa azienda tramite agenzia interinale e tutte le volte che dovevo andare in ferie (giorni maturati ) mi attaccavano e mi pagavano le ferie ovviamente non vi dico le tasse che ho pagato!!!!! Ma è lecito?

  2. Buongiorno.
    Si possono mantenere le ferie e i permessi quando passi dall’Agenzia interinale alla ditta per cui lavori?

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI