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Patto di prova, quando non è valido

19 Gennaio 2016 | Autore:
Patto di prova, quando non è valido

Validità del patto di prova e contratto a tutele crescenti: ipotesi in cui è illegittimo o nullo, condizioni ed adempimenti.

Nonostante le grandi modifiche in materia di lavoro intervenute col Jobs Act ed il contratto a tutele crescenti, il patto di prova è un istituto ancora esistente e pienamente valido.

Qualora lavoratore e datore di lavoro sottoscrivano tale pattuizione, il contratto di lavoro non è definitivo da subito, ma vi è un iniziale periodo di libera recedibilità, il periodo di prova, appunto, nel quale ciascuna delle parti può cessare unilateralmente il contratto senza preavviso e senza obbligo di motivazione.

La durata del periodo di prova differisce a seconda degli accordi collettivi, della categoria e dell’inquadramento del lavoratore.

Possono però esistere delle condizioni che determinano l’invalidità del patto di prova: vediamole insieme. 

Patto di prova stipulato dopo il contratto di lavoro

Il patto di prova deve essere stipulato contemporaneamente al contratto di lavoro, e comunque prima della sua esecuzione: in caso contrario, il patto è nullo.

Valutazione già effettuata

È illegittimo il patto di prova, qualora la verifica della convenienza della prestazione, sia per il lavoratore che per il datore, sia già stata effettuata, per i seguenti motivi:

  • – in virtù di un anteriore patto di prova, effettuato per un congruo lasso di tempo, stipulato con lo stesso datore, durante un precedente rapporto di lavoro a termine, in somministrazione, o sotto altre forme che comunque prevedevano le medesime mansioni;
  • – in virtù di un anteriore patto di prova, effettuato per un congruo lasso di tempo, stipulato con un diverso datore di lavoro, ma per lo stesso contratto di appalto [1].

Qualora vi sia stato un anteriore patto di prova con lo stesso datore di lavoro, in esecuzione di un altro contratto con diverse mansioni, il nuovo patto di prova è invece pienamente legittimo.

Mansioni incerte

La validità del patto di prova “cade” anche qualora le mansioni oggetto di valutazione non siano perfettamente certe [2]: questo, poiché l’insindacabilità del giudizio del datore presuppone un’esatta identificabilità dei compiti assegnati al lavoratore. In caso di mansioni non identificabili, il patto di prova è nullo. È possibile, anziché un’identificazione esplicita e puntuale, il rinvio al sistema classificatorio della contrattazione collettiva, purché sia esplicitamente richiamato il profilo professionale di riferimento [3].

Mansioni differenti

Se durante il periodo di prova il datore di lavoro obbliga il lavoratore a svolgere mansioni differenti da quelle previste nella pattuizione, o non consente di svolgere alcuna mansione, il patto di prova non è invalido, ma lo è un eventuale recesso.

Recesso durante il periodo di prova

Qualora il datore di lavoro licenzi il dipendente durante il periodo di prova, non è obbligato alle formalità previste dal contratto a tutele crescenti, né a fornire una valida motivazione, né a indennizzare il mancato preavviso.

Per il licenziamento illegittimo durante il periodo di prova non è prevista la reintegrazione nel posto di lavoro.

Se il patto di prova, tuttavia, risulta invalido, valgono le stesse regole e formalità, per il recesso, previste in caso di contratto già divenuto definitivo.


note

[1] Cass. sent. n. 17371 del 01.09.2015.

[2] Cass. sent. n. 10618 del 22.05.2015.

[3] Cass. sent. n. 665 del 16.01.2015.

Autore immagine: 123rf com


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