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Crowdfunding e tasse: come funziona? 

5 Agosto 2016 | Autore:


> Business Pubblicato il 5 Agosto 2016



Oneri fiscali per persone fisiche, persone giuridiche e terzo settore: imponibilità ai fini IRPEF ed incidenza IVA

Quali sono i profili fiscali del crowdfunding? In un sistema fortemente caratterizzato dalla difficoltà di ricevere finanziamento dagli istituti di credito, il sistema di share economy per eccellenza ha grande successo sul web.  Si tratta di una realtà in forte espansione, sempre più utilizzata anche dagli imprenditori. Gruppi di investitori non professionali si impegnano a sostenere un progetto imprenditoriale, un’idea, un nuovo progetto creativo, colmando così le lacune in termini di mancanza di capitale, e le difficoltà nell’ottenere finanziamenti. Proprio per queste caratteristiche lo strumento è diventato fondamentale per la crescita delle piccole e medie imprese e delle start-up.

In alcune delle sue forme, il crowdfunding diventa un innovativo modalità di partecipazione in una società, oltre che, dal lato dell’imprenditore, un’opportunità di aumento del proprio capitale sociale.

Ma quali oneri comporta a livello fiscale una simile attività? Vediamo i dettagli.

 

Quali oneri fiscali comporta il crowdfunding?

A seconda del tipo di soggetto proponente il reddito derivante dall’operazione di crowdfunding sarà sottoposto a una disciplina diversa.

Crowdfunding: fisco per le persone fisiche

se il proponente è una persona fisica non ci dovrebbero esser effetti da un punto di vista fiscale, specie nel caso in cui gli effetti dell’iniziativa si esauriscono in un momento, risolvendosi in una singola operazione dal valore modico. Si tratta in tal caso di un’attività che non viene considerata professionale, e che perciò non determina effetti a livello di IVA.

Dal punto di vista del reddito, i proventi possono esser classificati ai fini IRPEF, o nei redditi derivanti da lavoro autonomo. Questo nel caso di redditi derivanti dall’esercizio di arti e professioni, si pensi a chi usa il crowdfunding per stampare un disco, produrre un’opera etc.

Diverso è il caso di crowdfunding promosso da una persona fisica ma nello svolgimento di un’attività commerciale. In tal caso ogni provento risulta conseguito nell’esercizio della propria attività di impresa.

Crowdfunding: fisco per persone giuridiche, Start-up e piccole medie imprese

Come detto, questo metodo di finanziamento fa gola soprattutto alle piccole e medie imprese ed alle start-up, che ne hanno spesso fatto un vero e proprio cavallo di battaglia.

Dal punto di vista fiscale i proventi derivanti da questo tipo di attività sono configurabili tra i redditi di impresa, e saranno soggetti ad IRPEF ed IRES.

Inoltre se si decide di effettuare un Equity crowdfunding, vale a dire un’aumento di capitale societario utilizzando lo strumento del Crowdfunding, quest’operazione sarà  soggetta naturalmente al pagamento dell’imposta di registro fissa, pari a 200 € per ciascun aumento di capitale.

Nel caso di Reward o Donation crowdfunding le sopravvenienze attive straordinarie attive finiscono nel reddito di esercizio, producendo una variazione in aumento e quindi una maggiore tassazione. In tal caso sarà possibile la rateizzazione ai fini fiscali delle sopravvenienze nell’arco dei 5 esercizi, dividendo così il carico fiscale nei 5 anni.

In caso di Pre-purchase si dovrà considerare anche l’incidenza dell’IVA (ex DPR n.633/72). L’impresa, che figurerà come soggetto professionale, quindi soggetto al regime di imposta sul valore aggiunto, dovrà emettere fattura nei confronti dei finanziatori per la produzione dei beni o la cessione dei servizi; dovrà quindi versare l’Iva con periodicità mensile o trimestrale. In questo caso la cessione è nient’altro che una vendita su cosa futura, pertanto l’Iva verrà anticipata nell’importo sottoscritto dal finanziatore.

Crowdfunding: fisco per il terzo settore 

Per ultimo consideriamo il terzo settore. Gli enti del terzo settore, enti no-profit e affini possono rientrare tanto nella categoria degli enti commerciali quanto in quella degli enti non commerciali. Ancora una volta, come in altri casi già analizzati su questo portale, l’elemento distintivo diventa la commercialità dell’attività svolta. Laddove l’attività commerciale abbia caratteri di attività prevalente, con i caratteri definiti dall’art.2195 cod. civ., l’ente è considerato ente commerciale, al di la di quanto formalmente dichiarato [1]. Ai fini della determinazione dell’attività svolta si guarderà prima di tutto allo statuto, secondariamente all’attività svolta nella pratica. Vale la pena sottolineare, tuttavia, che se l’ente dichiaratosi no profit per un anno di esercizio intero non svolge altro che attività a carattere prevaletnemente commerciale, viene a perdere la qualificazione di ente non commerciale.

Nel caso in cui, dunque, l’ ente del terzo settore svolge attività commerciale, il reddito proveniente dalle sottoscrizioni crowdfunding verrà considerato come reddito di impresa (idem con l’imponibilità iva); mentre resteranno non tassabili per le imprese che svolgono,al contrario, prevalentemente attività no profit. Ciò in linea con l’art.143 del Testo Unico delle imposte sui redditi, che sottolinea come non sono tassabili, ai fini delle imposte sui redditi, i fondi ottenuti dagli enti a seguito di raccolte pubbliche, offerte di modico valore, in concomitanza con campagne di sensibilizzazione. Del resto la raccolta di fondi, la colletta, è strumento di finanziamento tipico di questo tipo di operatore: per questi utenti il crowdfunding è solo un’evoluzione di uno strumento già utilizzato in toto, un modo più efficace ed efficiente per l’utilizzo di un mezzo tipico, sfruttando al meglio le potenzialità del web, ma sempre portando avanti i propri obiettivi umanitari. È necessario però che tali raccolte trovino giustificazioni in particolari celebrazioni, ricorrenze o campagne di sensibilizzazione circa un obiettivo da raggiungere; e che le somme non superino la soglia del “modico valore”.

note

[1] Così come definito nell’art.55 TUIR


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2 Commenti

  1. Ciao, una domanda: nel caso del privato in termini numerici cosa intendi per “valore modico”?

    Da quello che ho compreso, la forma migliore per non avere una tassazione applicata è l’aumento di capitale, corretto?
    Ma, in quest’ultimo caso, si può fare una raccolta fondi come privato e devolvere i soldi nel capitale di una nuova società? O bisogna fare prima la società e poi fare la raccolta fondi nel conto societario?

  2. Anche io vorrei sapere cosa si intende per ‘valore modico’ quando il crowdfunding e` fatto come persona fisica e non come societa’.

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