Diritto e Fisco | Editoriale

Pirateria: non si puo’ bypassare il giudice

16 ottobre 2011 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 ottobre 2011



Giuistizia privata della rete: si diffonde la pratica di rivolgersi all’intermediario (internet provider) e non al giudice e alla legge per combattere la pirateria digitale.

L’industria dei contenuti, ormai impossibilitata a risolvere il problema della pirateria attraverso i mezzi tecnologici (cosiddette misure antipirateria: v. protezione dei dischi, dei dvd, ecc), stante peraltro la pratica inattuabilità della legge (ormai messa alla berlina dal comportamento generalizzato e ripetuto di quanti, più o meno coscientemente, combattono il diritto d’autore), sta tentando di spostare il problema  sull’intermediario.

In particolare, le major dello spettacolo vorrebbero imporre il principio in base al quale l’intermediario sarebbero tenuto a comunicar loro, senza la mediazione di un giudizio o, peggio, di un giudice, tutti gli illeciti posti in essere nell’ambito del traffico internet.

Così, il gestore del servizio Internet viene sempre più spesso chiamato in causa quale responsabile oggettivo per le condotte degli utenti ad esso legati da una fornitura di connessione.

Il campo di battaglia si sposta, dunque sull’Internet Service Provider, finendo per mettere in discussione lo stesso principio di neutralità della rete.

L’ultimo tentativo è quello della Fapav (Federazione Anti Pirateria) che ha chiesto al Tribunale di Roma di imporre a Telecom Italia (in quanto gestore della connessione Internet) di segnalare le identità degli utenti che scaricano illegalmente online.

Fortunatamente, questa volta, il magistrato ha tenuto conto del principio (in Europa sancito dal cosiddetto Codice delle Counicazioni Elettroniche o Pacchetto Telecom) della neutralità della rete. Così il magistrato capitolino ha sottolineato che solo l’Autorità Giudiziaria può obbligare i provider a comunicare i nomi di utenti che scaricano files pirata, disponendo il blocco dei siti e dei servizi [1].

I provider, dunque, non possono essere responsabili di quello che fanno i propri utenti, così come il proprietario di un palazzo non può essere responsabile per i graffiti che i terzi facciano sui muri dell’immobile.

In motivazione, il Tribunale precisa che Telecom non è neanche obbligata ad avvisare gli utenti del fatto che stanno commettendo un illecito e a persuaderli di astenersi. Questi sono infatti provvedimenti “da ritenere di competenza dell’autorità giudiziaria investita dell’accertamento delle violazioni“.

Resta così fissato l’obbligo per l’industria del copyright di seguire la strada principale, senza scorciatoie: la denuncia dell’illecito alle autorità giudiziarie, a cui successivamente spetta il potere, nell’ambito delle indagini, di ottenere dai provider i nomi degli utenti pirata.

In definitiva, non c’è nessun rapporto bilaterale “Major/Provider”: non si può bypassare il giudice.

note

[1] Trib. Roma, Sezione Specializzata per la Proprietà Intellettuale, con decisione del 15.4.2010.


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