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I 4 rilievi più comuni del Fisco ai professionisti

18 Luglio 2016
I 4 rilievi più comuni del Fisco ai professionisti

I rilievi che l’Agenza delle entrate farà più spesso ai professionisti: tu sei al sicuro?

I professionisti sono sempre più spesso sotto la lente del fisco (leggi Studi di settore: 160mila comunicazioni in arrivo), per questo motivo ci pare opportuno dire di seguito quali saranno prevedibilmente i 4 rilievi che l’Agenzia farà con maggiore frequenza.

Sottofatturazione

A seguito dell’invio di questionari ai clienti o sulla base di statistiche di settore (ad esempio la media di compensi della categoria professionale) potrebbe venire contestato il fatto che il valore della fatturazione sia inferiore rispetto a quello previsto. Di solito l’accertamento si basa sul metodo analitico-induttivo, a meno di inattendibilità totale o di  irregolarità ripetute nelle scritture o per omessa presentazione della dichiarazione.

Sovrafatturazione

Anche la fatturazione eccessiva può essere oggetto di accertamento specifico. Attraverso controlli incrociati con le società che hanno avuto rapporti con i professionisti, si può verificare che l’Agenzia rilevi che il compenso percepito sia eccessivamente alto rispetto al tipo di prestazione e che dunque essa nasconda un procedimento fraudolento. In questi casi sia il professionista sia la società saranno chiamati a rispondere di una violazione non solo tributaria ma anche penale.

Spese non riaddebitate

Le spese sostenute dal professionista per nome e conto del cliente potrebbero essere oggetto di controllo da parte dell’Agenzia, specie se esse non sono documentate o non sono immediatamente riaddebitate al cliente stesso. Nei casi di mancata documentazione dei costi la logica è evidente – si sospetta che le spese non siano state sostenute – mentre nel caso del mancato riaddebito, anche in presenza di costi documentati, si sospetta che esse non siano di fatto addebitabili al cliente al quale sono state riferite, cioè che non venga rispettato il requisito dell’inerenza.

Detrazione dello studio non in A/10

Potrebbe capitare che l’ufficio contesti la detrazione IVA a quei professionisti che acquistano con Iva da una società di costruzione un’abitazione da adibire a studio, senza che poi l’immobile acquistato sia di fatto modificato per la destinazione d’uso A/10.

La detrazione difatti non è ammessa per gli immobili ad uso abitativo [1] e secondo la prassi consolidata gli immobili che si classificano da A1 ad A11 sono da considerarsi abitativi salvo che se categorizzati A10.


note

[1] Dpr 633/72, articolo 19-bis1 c. 1 lett. i).


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