Diritto e Fisco | Articoli

Scrittura privata: cos’è e che valore ha?


Scrittura privata: cos’è e che valore ha?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 24 gennaio 2016



Contratti e dichiarazioni: la scrittura autenticata dal notaio e quella semplice, la scrittura privata del terzo, valore processuale e di prova.

Il termine scrittura privata viene spesso usato quando si ha a che fare con rapporti di diritto privato, ossia sorti tra cittadini (sebbene, ormai, essa venga utilizzata anche dalla Pubblica Amministrazione): si tratta, in particolare, di un documento sottoscritto dalla/e parte/i contro cui è destinato a costituire una prova. Pertanto, la scrittura privata non è solo un contratto, ma anche una ammissione di debito, una rinuncia al credito, una transazione, la quietanza di pagamento, ecc. Persino gli assegni bancari si considerano scritture private. Insomma, è scrittura privata qualsiasi documento scritto redatto da uno o più soggetti e destinato ad assumere un valore di piena prova nei suoi confronti. Questo perché la legge consente ai cittadini di disciplinare autonomamente, nei limiti della cornice della legge, i propri interessi; e il modo migliore per farlo – anche al fine di conservare una traccia documentale di tale assetto – è proprio il documento scritto, che appunto è la scrittura privata. Il valore della scrittura privata (in termini di prova) varia a seconda che la firma sia apposta alla presenza di un notaio o altro pubblico ufficiale (scrittura privata autenticata) o sia apposta dalla parte personalmente senza alcuna attestazione (scrittura privata non autenticata o semplice). Ma procediamo con ordine e cerchiamo di capire cos’è e che valore ha la scrittura privata.

È valida la scrittura privata senza firma?

Si può avere anche una scrittura privata priva di sottoscrizione: essa però, di regola, non ha alcuna efficacia probatoria, ma costituisce un elemento che può essere liberamente apprezzato dal giudice.

È valida la scrittura privata fotocopiata?

Il valore di prova della fotocopia è subordinato all’assenza di contestazione della controparte. In particolare, la legge stabilisce che la riproduzione meccanica di un atto ha valore di prova documentale solo a condizione che la parte contro cui viene prodotta non la contesti espressamente (contestazione che, comunque, deve essere motivata e circostanziata, non potendo limitarsi ad essere generica).

La scrittura privata autenticata

La scrittura privata si dice autenticata quando un notaio o un altro pubblico ufficiale a ciò autorizzato attesta che la sottoscrizione del documento è stata apposta in sua presenza, previo accertamento dell’identità della persona che ha provveduto alla sottoscrizione.

Chi può autenticare la scrittura privata?

Legittimati ad apporre la cosiddetta “autentica” sulla scrittura privata sono:

  • – il notaio;
  • – il segretario comunale e provinciale;
  • – il console. 

Che valore ha la scrittura privata autenticata?

La scrittura fa piena prova sia della provenienza delle dichiarazioni da parte del suo sottoscrittore, sia della data (cosiddetta data certa) e si estende anche nei confronti dei terzi. La forza di prova legale non si estende al contenuto ed agli altri elementi racchiusi nella scrittura, la cui veridicità può essere contestata con gli ordinari mezzi di prova.

Come si contesta la scrittura privata autenticata?

È possibile contestare la scrittura privata autenticata, ma bisogna farlo con un apposito procedimento, detto querela di falso. Si tratta di una vera e propria causa in cui il soggetto interessato deve provare, con ogni mezzo, la non genuinità del documento.

La scrittura privata non autenticata (semplice)

La scrittura privata non autenticata o semplice è quella sottoscritta dalla parte liberamente, in modo autonomo e non davanti a un pubblico ufficiale. È tale, ad esempio, la corrispondenza tra privati.

La firma può essere apposta alla fine del documento (ossia in calce) oppure a margine. La firma deve essere autografa, cioè fatta a penna e di proprio pugno dal soggetto interessato, in modo da rivelare l’identità di chi l’ha apposta. Non è valida la sottoscrizione indecifrabile né il segno di croce in quanto non sono idonee ad indicare la persona del sottoscrittore.

Se la scrittura priva è costituita da più fogli, dei quali solo l’ultimo è firmato, la provenienza da parte dello stesso sottoscrittore finale è valida, purché sia indubitabile, sul piano logico-lessicale, l’unicità del documento.

Sui vari fogli non è necessaria la firma completa con nome e cognome, ma è sufficiente il solo cognome o una sigla.

La data non costituisce elemento essenziale della scrittura privata, anche se, ovviamente, nella valutazione della prova non si può prescindere dalla determinazione del momento in cui essa sia stata formata.

Di regola la data della scrittura non autenticata (riconosciuta o verificata) non è certa e la legge riconosce alle parti la possibilità di dedurre e dimostrare con ogni mezzo di prova e senza limitazioni il momento in cui essa è stata formata.

Tramite la registrazione della scrittura privata si può conferire alla data un valore certo (cosiddetta data certa).

Un altro modo di dare alla scrittura privata una data certa è quella di farvi apporre il timbro postale purché esso faccia corpo unico con il foglio contenente la sottoscrizione ma i giudici di merito sono in prevalenza contrari.

Che valore ha la scrittura privata semplice?

Al contrario della scrittura privata autenticata, quella semplice può essere sempre disconosciuta dal soggetto contro il quale viene prodotta. La differenza rispetto al caso precedente è sostanziale e comporta un’inversione dell’onere della prova:

  • – per l’atto pubblico o la scrittura privata autenticata, chi vuol contestare il documento si deve assumere l’onere di dimostrarne la non autenticità (come detto, con la querela di falso);
  • – nel caso invece di scrittura semplice, dopo la contestazione (o meglio, il disconoscimento) del soggetto presunto firmatario, spetta a colui che produce la scrittura provare la genuinità del documento. Dovrà farlo attraverso un procedimento particolare detto “istanza di verificazione”.

Il disconoscimento richiede il rispetto di particolari forme. In particolare è necessario che la parte:

  • – neghi formalmente la propria scrittura o la propria sottoscrizione;
  • – effettui il disconoscimento entro la prima udienza o con la prima risposta successiva alla produzione.

A seguito del disconoscimento, la parte che ha prodotto la scrittura può:

  • – rimanere in silenzio: in tal caso la scrittura disconosciuta non ha alcuna efficacia probatoria;
  • – proporre un’istanza volta ad accertare l’autenticità della scrittura: in questo caso si apre il procedimento di verificazione.

I casi in cui la scrittura privata semplice fa piena prova

Esistono tuttavia due casi in cui la scrittura privata semplice (cioè non autenticata) vale come prova legale e (al pari di quella autenticata) fa fede fino a querela di falso della provenienza delle dichiarazioni in essa contenute. Ciò avviene solo in caso di:

  • riconoscimento tacito della scrittura da parte di colui contro il quale è prodotta (v. dopo);
  • verificazione giudiziale della scrittura (v. dopo).

Riconoscimento tacito

La scrittura privata prodotta in giudizio si ha per riconosciuta tacitamente:

  • – se la parte comparsa non la disconosce o non dichiara di non conoscerla nella prima udienza o nella prima risposta successiva alla produzione e sempre che risulti sottoscritta;
  • – se la parte alla quale la scrittura è attribuita o contro cui è prodotta è contumace (fatta salva la sua possibilità di costituirsi e disconoscere le scritture prodotte contro di lui).

Verificazione della scrittura privata

La parte che ha prodotto la scrittura semplice oggetto di disconoscimento, al fine di dimostrarne l’autenticità, può presentare l’istanza di verificazione al giudice competente per la causa di merito, senza particolari formalità. Ciò che è importante è che proponga tutti i mezzi di prova utili per l’accertamento, producendo o indicando le scritture necessarie per la comparazione.

La verificazione può effettuarsi solo sull’originale della scrittura privata; se questa è stata depositata in copia, la parte che l’ha prodotta deve esibire l’originale. Se ciò non è possibile o se non viene dimostrato che la copia è identica al testo originale, il documento diventa inutilizzabile.

note

Autore immagine: 123rf com

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

25 Commenti

  1. contratto estimatorio firmato da mio padre ,cieco e un po’ confuso, pochi mesi prima di morire. Termine del contratto 31 12 17- Mio padre è mancato ad ottobre quindi il bene ora fa parte della massa ereditaria. Mio fratello mi ha dato copia (2 foglietti fotocopiati) non ha fornito ricevuta della consegna )spedizione del bene, non ha fornito copia dell’assicurazione chiodo a chiodo – nulla -Il mio avvocato ha mandato Pec ,telefonato – nulla si negano tutti. Quale chiamata all’eredità ho diritto di conoscere la situazione. Ho un forte sospetto che quanto consegnatomi, oltre che mancante di documenti di consegna effettiva del bene e assicurazione , non corrisponda all’originale. Cosa devo fare?

  2. durata dell’uso di immobile a un destinatario dopo il decesso del proprietario con eredi legittimi

  3. la scrittura privata che ho consegnato alla controparte non mi è mai tornata controfirmata, io ho regolarmente pagato affitto come da scrittura privato. può essere annullata la scrittura privata.o è da ritenersi un contratto legale.(non è mai stato registrato)grazie mille

  4. Buongiorno, anche la costituzione di un diritto di passaggio può essere fatta per atto privato non autenticato (e quindi non va registrato)? nel mio caso, ho acquistato una casa il cui passaggio attraversa per qualche metro la proprietà del vicino (diritto esercitato da più di 100 anni e, suppongo, accordato tra 3 proprietari =2 dominanti e 1 servente, disegnato con tratteggio sulle mappe dell’epoca – atto che però noi non abbiamo mai visto e non è citato nel rogito), ora il proprietario del fondo servente ci fa storie e non sappiamo come recuperare l’atto. Grazie per una risposta.

  5. Da un lato, quindi, c’è il vecchio sistema delle detrazioni che permette di recuperare quanto speso in 5/10 anni; dall’altro, c’è il nuovo sistema previsto dalla riforma fiscale che permette di monetizzare subito il beneficio al netto di un onere.
    E’ già vigente questa possibilità? O è prevista già per quest’anno.

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI