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Nella vendita auto deve essere indicato il prezzo effettivo: l’Ue difende il consumatore

18 Luglio 2016 | Autore:
Nella vendita auto deve essere indicato il prezzo effettivo: l’Ue difende il consumatore

La corte UE interviene nel mercato dell’auto prescrivendo i limiti per le pubblicità. Ecco tutti i dettagli.

Quando guardiamo una pubblicità auto non smettiamo mai di chiederci se il prezzo effettivo è quello che stanno dichiarando o se poi al momento dell’acquisto usciranno ulteriori costi nascosti. La Corte di Giustizia UE è da ultimo intervenuta in maniera netta sul tema, per la prima volta nella sua storia, stabilendo obblighi chiari da rispettare a tutela del consumatore.

Ecco i dettagli che nel “Buongiorno Europa” di questo mese.

Corte UE: pubblicità delle automobili, stop ai costi nascosti

Con la sentenza dello scorso 7 luglio [1] ha stabilito che le pubblicità devono identificare il costo effettivo di una vettura e dunque anche le spese di consegna dal produttore al concessionario, ad esempio.

Si tratta della prima sentenza che stabilisce un obbligo chiaro delle cause automobilistiche nei confronti dei consumatori, con riferimento alla chiarezza espositiva durante le pubblicità. Il caso prendeva le mosse da una pubblicità effettuata dalla Citroën che non riportava sulla pagina pubblicitaria del giornale il costo complessivo della vettura, ma solo il costo delle spese di consegna che doveva essere aggiunto al costo pubblicizzato per la vettura.

Il gruppo per la difesa della concorrenza leale nel settore automobilistico aveva presentato un ricorso al tribunale regionale di Colonia chiedendo la cessazione della pubblicità. Nei primi due gradi di giudizio i giudici avevano dato ragione alla casa automobilistica, nel terzo grado di giudizio tuttavia, prima di pronunciarsi, i giudici hanno sottoposto alcuni quesiti pregiudiziali d’interpretazione alla Corte Ue, in particolare ponendo una richiesta di chiarimenti relativamente all’espressione della Direttiva CE relativa alla protezione dei consumatori in materia di indicazione dei prezzi dei prodotti offerti ai consumatori [2].

Corte UE: il prezzo pubblicizzato deve essere onnicomprensivo

Secondo la Direttiva CE sulla quale si è chiesta l’interpretazione, la trasparenza richiede che in tutto il mercato interno i consumatori siano tutelati dalla presenza di un prezzo di vendita complessivo che deve essere inteso come “il prezzo finale valido per un’unità di prodotto o per una determinata quantità del prodotto, comprensivo di Iva e di ogni altra imposta”.

É vero che la direttiva non stabilisce in modo esplicito l’obbligo di indicare tale prezzo nella pubblicità, ma la ratio dell’atto è garantire la corretta informazione, di conseguenza se non sussistesse di fatto l’obbligo di indicazione del prezzo nella pubblicità, anche un consumatore informato e ragionevolmente attento potrebbe essere tratto in inganno.

Inoltre la pubblicità ha un valore comparativo per il consumatore che deve poter confrontare le offerte per scegliere liberamente, a parità di condizioni di partenza, l’offerta più adatta alle proprie esigenze, la Corte Ue dunque conclude affermando l’esistenza dell’obbligo di indicare come prezzo di vendita quello comprensivo degli “elementi inevitabili e prevedibili del prezzo, che sono obbligatoriamente a carico del consumatore”, dunque se il professionista che vende il prodotto mette i costi di consegna a carico degli acquirenti, questi devono essere inclusi nel prezzo pubblicizzato.

Possono invece essere esclusi quei costi supplementari che sono frutto di una richiesta esplicita del consumatore, ad esempio la consegna in un luogo da lui scelto.

Mercato Unico: una tutela per tutti

É il Mercato Unico, bellezza, si direbbe parafrasando il mitico Bogart in “Quarto Potere”. Ed è una tutela per tutti, non vi pare?

L’opera che con i nostri Buongiorno Europa proponiamo, punta sempre a definire come l’Ue entri nelle case di noi Europei.

Questo mese, un mese duro per l’UE come pochi altri lo sono stati, ci siamo posti come obiettivo di rendere evidente, come il mercato interno e gli standard e l’armonizzazione di determinati approcci commerciali, politici, normativi che da esso conseguono non siano necessariamente da considerarsi un male e come, anzi, nella quasi totalità dei casi questo approccio sia l’unico mezzo che permette al consumatore di essere tutelato così in Francia, come in Italia, come in Repubblica Ceca.

Giova, ogni tanto, ricordarlo agli euroscettici. Buongiorno Europa, ed Europei. 


note

[1] Corte UEcausa C-476/14, Citroën.

[2] Direttiva 98/6/CE, recepita in Italia con Dlgs n. 84/2000.


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