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Come dare data certa a documenti, contratti o altre scritture

24 Gennaio 2016
Come dare data certa a documenti, contratti o altre scritture

Imposta di registro, timbro postale e altri sistemi per provare la data di un documento.

Un contratto o qualsiasi altra scrittura privata è valido anche se le parti hanno dimenticato di indicare la data. Questa mancanza, però, lo espone alla possibilità di facili contestazioni. Ecco perché l’indicazione del giorno, del mede e dell’anno di sottoscrizione del documento è assolutamente consigliabile. Tuttavia, in alcuni casi, anche in assenza della data, l’elemento temporale di formazione e firma è comunque ricavabile da altri elementi esterni (si pensi al caso della raccomandata ove fa fede il timbro postale che certamente supera l’indicazione delle parti; si pensi anche al telegramma o al fax o alla posta elettronica certificata dove l’attestazione inviata del gestore della PEC garantisce la certezza della data di spedizione e di consegna).

In mancanza di tali elementi, la legge riconosce alle parti la possibilità di dedurre e dimostrare con ogni mezzo di prova il momento in cui essa è stata formata. Così, per esempio, si potrebbe dimostrare di aver firmato un contratto o una quietanza in un determinato giorno e occasione grazie ad eventuali testimoni, presenti sul posto. La prova testimoniale, però, a differenza di quella documentale, è liberamente valutabile dal giudice e non sempre garantisce margini di certezza.

C’è un altro aspetto che, inoltre, non va sottovalutato: anche se indicata dalle parti, la data del documento può essere ugualmente contestata da terzi. Ciò capita soprattutto quando dall’altro lato c’è il fisco, un creditore o altri eventuali controinteressati alla validità dell’atto in questione. Questo perché la data è un elemento spontaneamente posto dai firmatari del documento e nulla garantisce che gli stessi non abbiano indicato un giorno diverso da quello effettivo (per esempio, ricorrendo alla retrodatazione).

Per evitare problemi di tale tipo le parti possono ricorrere alla cosiddetta data certa che conferisce al documento una certezza superiore e incontestabile (cosiddetta prova legale). La data certa è infatti opponibile ai terzi.

Per conferire data certa a un documento si ricorre di norma alla registrazione del documento, attraverso pagamento della relativa imposta di registro.

Nel caso in cui la registrazione non sia possibile, come nel caso di morte o sopravvenuta impossibilità fisica del sottoscrittore, si ricorre alla riproduzione della scrittura in un atto pubblico.

La data certa può desumersi anche da timbro postale purché esso sia apposto e faccia corpo unico con il foglio contenente la sottoscrizione [1], ma i giudici di merito sono in prevalenza contrari perché di regola il timbro non è apposto nello stesso foglio in cui è riportata la scrittura, per cui si afferma che il timbro apposto sulla busta non attribuisce certezza giuridica al contenuto in essa racchiuso. È onere di chi contesta la certezza della data provare che è stato apposto il timbro su un foglio bianco, che solo successivamente è stato riempito [2].

Il timbro apposto in un pubblico ufficio equivale a un’attestazione autentica che il documento è stato inviato nel giorno in cui essa è stata apposta [3].

Infine, è possibile dare data certa alla scrittura privata attraverso l’autentica di firma rilasciata dal notaio o da altro pubblico ufficiale.


note

[1] Cass. sent. n. 13912/2007.

[2] Trib. Mantova sent. del 13.06.2003.

[3] Cass. sent. n. 8438/2012, n. 13912/2007.

Autore immagine: 123rf com


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5 Commenti

  1. scusate, apporre una marca da bollo che riporta la data? mi è stato detto che ha efficacia pari alla data certa del servizio postale. Non è così?

  2. Salve, nel caso di manoscritti inediti volevo sapere se è possibile spedire a se stessi una raccomandata A.R. in busta chiusa contenente un supporto digitale (CD o chiavetta USB) al posto del plico cartaceo spedito senza busta.

    Grazie

    1. La raccomandata spedita a sé stessi altro non è che una normale raccomandata con avviso di ricevimento («raccomandata a.r.») dove mittente e destinatario sono la stessa persona. Il soggetto che spedisce il plico indica, sulla busta, come destinatario, il proprio indirizzo di casa o altro indirizzo a lui riconducibile (l’ufficio, lo studio, ecc.). L’ufficio postale è tenuto ad accettare la busta e a consegnarla dove indicato dal mittente senza poter contestare il fatto che mittente e destinatario coincidono. Non si tratta di un comportamento illecito, né di un abuso di un servizio pubblico. Difatti il mittente paga per questo servizio il prezzo di una normale raccomandata. Molto importante: lo scopo della raccomandata a sé stessi si realizza solo se la busta viene spedita attraverso Poste Italiane e non con un servizio di posta privata.
      Se vuoi spedire una raccomandata a te stesso è necessario che la busta e il documento siano un unico corpo. In altre parole, si deve trattare della cosiddetta raccomandata senza busta (per il tutorial sulla creazione della raccomandata senza busta clicca qui https://www.laleggepertutti.it/78448_come-spedire-una-raccomandata-senza-busta-per-non-far-contestare-il-contenuto). In sintesi, il documento non deve essere inserito in una busta, ma va:
      -piegato su sé stesso;
      -sulla facciata rimasta bianca va scritto il nome del mittente e del destinatario;
      -sempre su tale spazio bisogna apporre il francobollo;
      -va apposto nastro adesivo o spille sui lati del foglio;
      -va poi consegnato all’ufficio postale affinché apponga il timbro sempre sullo stesso foglio.

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