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Gli eredi dell’invalido hanno diritto all’indennità di accompagnamento

27 gennaio 2016


Gli eredi dell’invalido hanno diritto all’indennità di accompagnamento

> Diritto e Fisco Pubblicato il 27 gennaio 2016



Invalidi civili: la pensione di invalidità e l’accompagnamento si trasmettono anche all’erede che non si sia preso cura del soggetto deceduto.

L’assegno di invalidità si eredita anche senza prestare assistenza. Il che significa che gli eredi dell’invalido ormai deceduto hanno diritto alla quota di indennità di accompagnamento liquidata in favore di ciascuno di essi. La somma spetta a ciascuno di essi, anche a colui che non ha provveduto all’assistenza dell’invalido. È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente sentenza [1].

L’indennità di accompagnamento è un diritto proprio degli eredi ossia un diritto riconosciuto loro per legge. È la stessa legge, inoltre, che prevede che tali somme non debbano essere percepite soltanto dall’erede che si è fatto carico dell’assistenza dell’invalido.

Gli eredi dell’invalido hanno diritto [2] alle quote della pensione d’inabilità e dell’indennità di accompagnamento maturate dalla domanda amministrativa alla morte dell’invalido avvenuta in epoca anteriore all’accertamento dell’inabilità da parte della competente commissione provinciale.

Il diritto alle prestazioni assistenziali dovute agli invalidi civili nasce sulla base della domanda amministrativa e della sussistenza dei presupposti normativamente previsti e, facendo parte del patrimonio del titolare deceduto, a prescindere dal suo accertamento in sede amministrativa e/o giudiziale, si trasmette con la successione ereditaria anche in caso di morte dell’avente diritto antecedente all’accertamento dei presupposti. Pertanto, sia nell’ipotesi appena ricordata, sia qualora le prestazioni in parola vengano comunque liquidate non al diretto interessato, ma ai suoi eredi viene in rilievo non una situazione di “assistenza sociale obbligatoria” bensì una tipica situazione successoria.

Ne consegue che sussiste il diritto degli eredi a ricevere la parte di indennità di accompagnamento anche nell’ipotesi in cui non abbiano provveduto all’assistenza predetta.

La vicenda

Un Tribunale aveva accolto la domanda proposta dalla figlia erede di una donna invalida, la quale aveva chiesto la devoluzione dell’intero importo dell’indennità di accompagnamento pagato dalla Prefettura per la madre, poiché era stata l’unica ad assistere la madre fino al decesso. Il fratello della donna ha proposto ricorso in Cassazione ritenendo che, trattandosi di un diritto degli eredi, l’attribuzione delle somme in questione, non potesse costituire, come invece configurato in primo grado, un diritto indebito. L’uomo ha così vinto la causa in ultimo grado.

note

[1] Cass. sent. n. 1323/2016.

[2] Ex art. 12 ultimo comma legge 30 marzo 1971 n. 118 così come interpretato autenticamente dall’art. 1 l. 13 dicembre 1986 n. 912.

Autore immagine: 123rf com

Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 18 novembre 2015 – 26 gennaio 2016, n. 1323
Presidente Vivaldi – Relatore Scrima

Svolgimento del processo

II Tribunale di Brindisi, con sentenza del 9 ottobre 2012, ha rigettato l’appello proposto da L.M.A. e L. C. nei confronti di L. R. e avverso la sentenza del 5 ottobre 2006, con cui il Giudice di Pace di Brindisi aveva accolto la domanda proposta da L. R. nei confronti dei predetti suoi germani e volta alla condanna di questi ultimi al pagamento, in suo favore, ciascuno della somma di € 922,63, dai medesimi ricevuta, oltre che dall’istante, dalla Prefettura di Brindisi, quali eredi della madre Sollazzo Stella, a titolo di indennità di accompagnamento per la stessa. A fondamento della proposta domanda l’attrice aveva dedotto che le somme erogate dalla Prefettura in parti uguali tra i tre eredi sarebbero dovute spettare interamente a lei, unica ad aver provveduto all’assistenza morale e spirituale della madre, che aveva ospitato presso la sua abitazione sino al quando, nel 1996, non era deceduta mentre i convenuti, percependo e trattenendo i predetti importi, si erano arricchiti senza titolo e in suo danno.
Avverso la sentenza del Tribunale L. C. ha proposto ricorso per cassazione, illustrato da memoria, sulla base di un unico motivo.
Gli intimati non hanno svolto attività difensiva in questa sede.

Motivi della decisione

1. Con l’unico motivo si lamenta “erronea e falsa applicazione degli arts 2041 c.c., nonché dell’ars 12 ultimo comma della legge n. 118 del 1971, così come interpretato autenticamente dall’art. 1 della legge 13 dicembre 1986 n. 912; dell’art. 112 c.p.c. e dell’ars 2909 c.c.; contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia; in relazione all’ars 360, n. 3 e 5 c.p.c.”.
Il ricorrente censura la sentenza impugnata per aver il Tribunale ritenuto che correttamente il Giudice di pace, qualificandola quale domanda di arricchimento senza causa, avesse accolto la domanda attorea, sul rilievo che spettasse all’attrice l’intero importo liquidato dalla Prefettura a titolo di ratei dell’indennità di accompagnamento, in quanto tale indennità, finalizzata ad assicurare l’assistenza domestica dell’invalida, andava attribuita soltanto a L. R., avendo solo quest’ultima assicurato siffatta assistenza alla madre. Il ricorrente, richiamando al riguardo la normativa di riferimento e la giurisprudenza di legittimità, assume che, “trattandosi di diritto proprio degli eredi, ovvero di diritto riconosciuto loro per legge”, l’attribuzione delle somme in questione agli eredi dell’invalida non costituirebbe arricchimento senza causa e che la legge stessa escluderebbe che tali somme siano percepite esclusivamente dall’erede che si è fatto carico dell’assistenza dell’invalido.
1.1. Il motivo è fondato.
Questa Corte ha già avuto modo di affermare che “per il disposto dell’art. 12, ultimo comma della legge 30 marzo 1971 n. 118, così come interpretato autenticamente dall’art. 1 legge 13 dicembre 1986 n. 912, gli credi dell’invalido hanno diritto alle quote della pensione d’inabilità e dell’indennità di accompagnamento maturate dalla domanda amministrativa alla morte dell’invalido avvenuta in epoca anteriore all’accertamento dell’inabilità da parte della competente commissione provinciale. (C. Cost 23 febbraio 1989 n. 61)” (Cass. 16/12/1995, n. 12879); é stato inoltre affermato che, “fermo restando che il credito inerente a prestazioni assistenziali dovute agli invalidi civili, per effetto della sentenza della Corte Costituzionale n. 196 del 1993, in applicazione di una regola analoga a quella dettata dall’art. 429, terzo comma, cod. proc. civ., è produttivo di interessi legali e di rivalutazione monetaria, qualora, peraltro, l’esistenza dei presupposti della prestazione venga accertata in epoca successiva alla morte dell’interessato o, comunque, la prestazione stessa venga liquidata non al diretto beneficiario, ma agli eredi, a questi ultimi, in relazione al periodo successivo al decesso del dante causa, venendo ormai in rilievo non già una situazione di assistenza sociale obbligatoria, bensì una tipica situazione successoria, non spetta la rivalutazione monetaria in base al predetto art 429 cod. proc. civ., con la conseguenza che gli eredi che intendano ottenere, per detto periodo, il risarcimento del danno ulteriore ex art. 1224, secondo comma, cod. civ., hanno l’onere di dedurre e provare il pregiudizio subito” (Cass. 29/03/2001, n. 4672; v, anche 27/10/1998, n. 10715).
Alla luce della giurisprudenza di legittimità sopra richiamata, risulta evidente che il diritto alle prestazioni assistenziali dovute agli invalidi civili nasce sulla base della domanda amministrativa e della sussistenza dei presupposti normativamente previsti e, facendo parte del patrimonio dei titolare, a prescindere dal suo accertamento in sede amministrativa e o giudiziale, si trasmette per successione ereditaria anche in caso di morte dell’avente diritto antecedente all’accertamento dei presupposti; pertanto, sia nell’ipotesi appena ricordata, sia qualora le prestazioni in parola vengano comunque.liquidate non al diretto interessato ma ai suoi eredi, viene in rilievo non una situazione di assistenza sociale obbligatoria bensì una tipica situazione successoria. Ne consegue che, nel caso di specie, sussiste il diritto degli eredi dell’invalida alla quota dell’indennità di accompagnamento liquidata in favore di ciascuno di essi, senza che possa ravvisarsi alcun arricchimento senza causa in relazione agli eredi che non abbiano provveduto all’assistenza della predetta.
2. Stante la fondatezza dell’unico motivo proposto, il ricorso va accolto; la sentenza impugnata va, pertanto, cassata e la causa va rinviata, anche per le spese del presente giudizio di legittimità, al Tribunale di Brindisi, in persona di diverso magistrato, che si uniformerà al principio di diritto che precede.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso; cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa anche per le spese del presente giudizio di legittimità, al Tribunale di Brindisi, in persona di diverso magistrato. Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Terza Civile della Corte Su frema di Cassazione, il 18 novembre 2015.

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22 Commenti

  1. Salve io convivo con una persona invalida 100%100 e in attesa di assegno di accompagnamento vorrei sapere si in caso di morte ho il diritto di l’indennità di acompagniamento visto chi solo io chi lo assisto

  2. Mia madre malata oncologica morta il primo ottobre già avevo fatto la domanda di accompagno non prendeva altre pensioni ma l’importo del accompagno di quanto e?

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