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Invalidità, inabilità, accompagnamento e lavoro

29 Ottobre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 29 Ottobre 2018



Invalidità civile, assegno ordinario d’invalidità, pensione d’inabilità, accompagnamento: le indennità sono compatibili con l’attività lavorativa?

Le persone con invalidità riconosciuta, cioè a cui è stata riscontrata una riduzione della capacità lavorativa, da parte di un’apposita commissione medica, in presenza di determinati requisiti (sanitari, contributivi o di reddito) possono aver diritto a diversi tipi di prestazioni.

Chi possiede un’invalidità superiore ai due terzi, ad esempio, ha diritto all’assegno ordinario d’invalidità, in presenza di almeno 5 anni di contributi, di cui 3 versati nell’ultimo quinquennio. Per chi non ha contributi, spetta la pensione d’invalidità civile, se la riduzione della capacità lavorativa è dal 74% e se il reddito è inferiore a specifiche soglie. Chi non è autosufficiente ed è invalido al 100% ha diritto all’assegno di accompagnamento, mentre chi è impossibilitato in modo permanente ed assoluto a svolgere qualsiasi attività lavorativa ha diritto alla pensione d’inabilità.

Non tutte le indennità collegate all’invalidità sono incompatibili con lo svolgimento di un lavoro: con la parola invalidità, difatti, s’intende la riduzione della capacità lavorativa; pertanto, nella maggioranza delle ipotesi, un’attività lavorativa può comunque essere svolta anche se l’attitudine al lavoro è ridotta, sebbene con prescrizioni e limitazioni.

Facciamo allora il punto su invalidità, inabilità, accompagnamento e lavoro: in quali casi le prestazioni che spettano agli invalidi sono compatibili con lo svolgimento dell’attività lavorativa.

Assegno ordinario d’invalidità e lavoro

L’assegno ordinario d’invalidità spetta, come abbiamo inizialmente osservato, in presenza della riduzione della capacità lavorativa a meno di un terzo, se l’interessato ha alle spalle almeno 5 anni di contributi, di cui tre accreditati nell’ultimo quinquennio (presso una gestione previdenziale facente capo all’Inps; presso le casse professionali, le regole sono differenti).

La spettanza dell’assegno d’invalidità è  compatibile con lo svolgimento di attività lavorativa: ci sono però dei limiti massimi di cumulo tra l’assegno ed il reddito da lavoro prodotto.

In particolare, la legge prevede una riduzione dell’assegno se il titolare continua a lavorare e supera un determinato limite di reddito. In particolare:

  • se il reddito supera 4 volte il trattamento minimo annuo l’assegno d’invalidità si riduce del 25%: in pratica, se il reddito supera 26.385,84 euro annui (che corrispondono al trattamento mensile, 507,42 euro, moltiplicato per 13 mensilità e per 4; i valori si riferiscono al 2018), l’assegno d’invalidità è ridotto di ¼;
  • se il reddito supera 5 volte il trattamento minimo annuo l’assegno d’invalidità si riduce del 50%: in pratica, se il reddito supera 32.982,30 euro annui (che corrispondono al trattamento mensile, 507,42 euro, moltiplicato per 13 mensilità e per 5; i valori si riferiscono al 2018), l’assegno d’invalidità viene dimezzato.

Il trattamento derivante dal cumulo dei redditi con l’assegno di invalidità ridotto, in ogni caso, non può essere comunque inferiore a quello che spetterebbe qualora il reddito risultasse pari al limite massimo della fascia immediatamente precedente a quella nella quale il reddito posseduto si colloca. Si può inoltre subire una seconda riduzione dell’assegno d’invalidità, se l’assegno ridotto resta superiore al trattamento minimo.

Quando l’assegno d’invalidità è trasformato in pensione di vecchiaia diventa pienamente cumulabile con i redditi da lavoro; inoltre, cadono tutti i limiti al cumulo dei redditi in presenza di almeno 40 anni di contributi.

L’assegno ordinario d’invalidità non è invece compatibile col trattamento di disoccupazione Naspi, ma è possibile optare per l’indennità più favorevole.

Pensione d’invalidità civile e lavoro

La pensione d’invalidità civile, o assegno di assistenza, è un trattamento assistenziale, e non di previdenza, in quanto è riconosciuto a prescindere dal versamento di contributi, ed è collegato allo stato di bisogno dell’invalido; spetta, in particolare, agli invalidi con riduzione della capacità lavorativa dal 74%.

Il sussidio è compatibile sia con l’attività lavorativa che con la disoccupazione, ma è incompatibile con qualsiasi pensione diretta d’invalidità, e con tutte le prestazioni pensionistiche d’invalidità per causa di guerra, di lavoro o di servizio, comprese le rendite Inail. L’interessato può comunque optare per il trattamento più favorevole.

Pur essendo compatibile con l’attività lavorativa, per la spettanza della pensione d’invalidità civile vi sono dei precisi limiti di reddito da rispettare: difatti l’assegno spetta sino ad un reddito massimo di 4.853,29 euro ( per l’anno 2018); la misura mensile del trattamento è di 282,55 euro.

Per la precisione, oltre al reddito annuo non superiore a 4853,29 euro, è richiesto lo stato di disoccupazione: lo stato di disoccupazione si mantiene, come stato di disoccupazione parziale, o condizione di non occupazione, anche se si lavora; non si devono però superare:

  • 8mila euro di reddito su base annua, se l’attività esercitata è di lavoro dipendente o parasubordinata;
  • 4.800 euro di reddito su base annua, se l’attività svolta è di lavoro autonomo.

Se l’interessato è lavoratore dipendente e supera i 4.853,29 euro di reddito, senza superare 8mila euro su base annua, pur non perdendo lo stato di disoccupazione perde la pensione d’invalidità civile, in quanto oltrepassa il limite di reddito assoluto. In ogni caso, ai fini del calcolo del limite di reddito personale annuo rileva solo quello dell’invalido e non il reddito dei familiari.

La condizione di non occupazione, o disoccupazione parziale, non è invece richiesta per la pensione per invalidi civili totali: questo trattamento è di pari importo, ma è riconosciuto agli invalidi al 100% che hanno  un reddito annuo non superiore a 16.664,36 euro. Sino al limite di reddito, la pensione per invalidi civili totali è compatibile con l’attività lavorativa.

Pensione d’inabilità e lavoro

La pensione d’inabilità ordinaria, che spetta in presenza di un’assoluta e permanente impossibilità a svolgere qualsiasi lavoro (oltre ai requisiti contributivi: 5 anni di contributi di cui 3 versati nell’ultimo quinquennio, per gli iscritti alla generalità delle gestioni Inps), è logicamente incompatibile con qualsiasi attività lavorativa, dipendente, parasubordinata o autonoma. La pensione è incompatibile anche con l’iscrizione ad albi ed elenchi.

Indennità di accompagnamento e lavoro

L’indennità di accompagnamento è un trattamento che spetta agli invalidi civili totali (soggetti con riconosciuta invalidità totale e permanente del 100%) non in grado di camminare senza l’aiuto di un accompagnatore o non in grado di compiere gli atti quotidiani della vita.

Quest’indennità, sebbene spetti al riconoscimento di condizioni di salute piuttosto gravi, non è però incompatibile con l’attività lavorativa (poiché l’impossibilità di lavorare si determina soltanto in presenza dello status di inabilità assoluta e permanente a svolgere qualsiasi attività lavorativa), né con la percezione di altri redditi. Per il 2018 l’importo mensile spettante spettante è pari a 516,35 euro, e l’importo annuale è pari a 6.196,20euro.



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4 Commenti

  1. sono invalido civile al 100% più accompagnamento, Mi hanno riconosciuto l’assegno ordinario d’invalidità.
    Volevo sapere se sono cumulabile visto che avevo i requisiti lavorativi e con una percentuale del 100%.
    ASPETTO UN VS RISCONTRO.
    SALUTI LEONARDO

  2. Buon giorno
    Sono Patrizia Gorini, sono invalida al 100% e ho lavorato fino a dicembre de 2015….ho ancora la pensione di invalidità ma mi hanno tolto l’accompagnamento molti mi dicono che devo fare ricorso per ottenere il pagamento dell’assegno di accompagnamento di questi quasi due anni di mobilità.
    Grazie

  3. Buon pomeriggio, ho 44 anni soffro di epilessia e sono farmaco resistente perciò dato che ho pure lo Stimolatore Vagale l’inps mi ha dichiarata invalida e inabile al lavoro al 100%. Non ho l’accompagnatoria e volevo chiederle se ne ho diritto? Premetto che il neurologo mi ha certificato che necessito di assistenza continuativa per possibile cadute a terra. Grazie, Nicoletta

    1. Ciao Nicoletta siamo colleghi, il mio consiglio è di andare da un altra parte…in centri specializzati. Vedrai che risolvi. GOOD LUCK

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