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Tradimento e menzogne al giudice: la sentenza non si rimette più in gioco

11 Aprile 2012
Tradimento e menzogne al giudice: la sentenza non si rimette più in gioco

La sentenza di separazione che dispone il mantenimento dell’ex non può essere revocata solo perché il coniuge assegnatario aveva mentito al giudice nascondendo la propria relazione extra coniugale.  

A volte la giustizia ha le sue ragioni che la ragione non conosce affatto: la donna fedifraga che, mentendo al giudice la propria relazione extraconiugale, abbia così dolosamente ottenuto il mantenimento dall’ex coniuge nel giudizio di separazione, non subisce la revoca della sentenza, anche se il suo tradimento viene scoperto.

La Cassazione, infatti, ha appena detto [1] che non può essere rimessa più in gioco, né revocata [2] la sentenza che abbia dato torto a un marito, nella causa di separazione, condannandolo a pagare gli alimenti alla ex moglie benché quest’ultima aveva nascosto al Presidente del Tribunale la propria relazione extraconiugale con un altro uomo.

La Suprema Corte ha motivato questa decisione ritenendo che la frode processuale – tale sarebbe stata, secondo l’accusa del marito, la condotta tenuta dalla moglie – si ha solo quando vi sia un’attività deliberatamente fraudolenta, che si concreti in artifici o raggiri tali da paralizzare o sviare la difesa avversaria e impedire al giudice l’accertamento della verità, facendo apparire una situazione diversa da quella reale.

Pertanto, l’avere tenuto il silenzio su fatti decisivi alla controversia può configurare al massimo una violazione della lealtà e correttezza processuale, ma non già la frode processuale vera e propria. In questo caso, infatti, non viene pregiudicato il diritto di difesa della controparte.

n poche parole, volendo interpretare il ragionamento della Cassazione, il marito ben avrebbe potuto procacciarsi da sé le prove dell’infedeltà della donna, senza dover necessariamente attendere che fosse la donna ad auto denunciarsi davanti al giudice.

Addirittura, secondo la Corte, la colpa della sconfitta in causa è solo del marito che avrebbe tenuto una linea difensiva mal impostata. Egli invece avrebbe dovuto subito eccepire, al giudice, la conoscenza della relazione adulterina.

Insomma, è proprio il caso di dirlo: cornuto e mazziato!

 

La foto del presente articolo è un’opera artistica di Dantemanuele De Santis, DS Photostudio, ©. Ogni riproduzione riservata.

 


note

[1] Cass. sent. n. 5648 del 10.04.2012.

[2] Tecnicamente, si dice che la sentenza non può essere più oggetto di “Revocazione”, che è un mezzo di impugnazione straordinario (art. 395 sub 1, cpc).


2 Commenti

  1. Siamo sempre nella logica dei due pesi e due misure.
    E’ risaputo e sono convinto che a parti inverse, la decisione sarebbe stata diversa.
    E questo soprattutto perchè a capo della Sezione Famiglia della Cassazione c’è una donna, che più volte ha dichiarato la sua avversione ai padri separati ed agli uomini in genere.
    Comunque, nei normali processi, avviene anche di peggio.
    Ho direttamente assistito associati che in fase di separazione denunciavano (con tanto di prove e testimonianze) il tradimento della moglie. La giustificazione più comune era l’incapacità del mariti di assolvere ai doveri coniugali giustificando la moglie al tradimento in nome del diritto al godimento sessuale della donna. Ottenendo ovviamente l’affido esclusivo ed il mantenimento per sè e per il figlio, la casa, e tutti i beni in essa contenuti.
    Vincenzo Spavone (Gesef: genitori separati dai figli)

  2. conosco personalmente i fatti e vi garantisco che, g’à dalla sentenza di 1 grado, gli errori erano notevili. A parte la durata di 10 anni per avere un divorzio senza figli e con un matrimonio durato 8 mesi, la vicebda ha dimostrato, una volta di più , lo stato vergognoso della giustizia italiana.
    Quoto ovviamente quanto scritto da Spavone : a parti invertite , la sentenza sarebbe stata all’opposto.
    Una vergogna

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