Diritto e Fisco | Editoriale

La Fornero prende le distanze: non ho ordinato io la chiusura del sito della DPL

11 Aprile 2012 | Autore:
La Fornero prende le distanze: non ho ordinato io la chiusura del sito della DPL

Contestato l’ordine di chiusura del sito istituzionale della DPL di Modena: sarebbe bastato oscurare o cancellare solo le pagine incriminate.

Si è fatto un gran baccano sul presunto ordine impartito dalla Fornero alla Direzione Provinciale del Lavoro di Modena di chiudere il proprio sito istituzionale. Nelle motivazioni del provvedimento si faceva riferimento alla necessità di “garantire una rappresentazione uniforme delle informazioni istituzionali e con riferimento agli obblighi di trasparenza e ai profili di comunicazione e pubblicazione delle informazioni di interesse collettivo”. Il che, preso da solo, può significare tutto e niente.

Ciò nonostante, pur senza conoscere le cause che avevano reso necessaria questa decisione, i siti di mezza Italia, politici e rappresentanti di numerosi organismi sindacali (Cgil e Cisl in testa) hanno subito contestato l’operato del Ministro, tacciandolo di abuso di potere, un grave atto di censura da periodo fascista. È stata addirittura sollevata un’interrogazione parlamentare.

In realtà, la Fornero (stando a sua una dichiarazione rilasciata alla Gazzetta di Modena) di tutto questo non sapeva nulla e, a quanto sembra, l’ordine di chiusura del sito della DPL era stato impartito dal suo sottosegretario generale, la dott.ssa Matilde Mancini. La Mancini si era accorta che sul sito della Direzione del lavoro di Modena era stato pubblicato, con leggerezza e impulsività, il testo della riforma sul lavoro (scaricato dal sito del Sole 24 Ore) prima ancora che lo stesso fosse reso ufficiale e, quindi, quando ancora poteva considerarsi una bozza.

Ci si potrebbe attendere un comportamento del genere – volto a cavalcare lo scoop giornalistico – da un giornale, ma mai dalle Istituzioni, che hanno invece l’obbligo di fornire un’informazione certa e oggettiva nei confronti dei cittadini. Animata da tali buoni motivi, la Mancini ha ordinato, anziché la rimozione del singolo contenuto “controverso”, l’oscuramento dell’intero sito. Cosa che, peraltro, è stata eseguita solo in parte.

In realtà, pur potendosi condividere le evidenti preoccupazioni del segretario generale, vi è in questo ordine un eccesso di scrupolo, dovuto più a scarsa conoscenza delle tecniche di pubblicazione online che non a finalità censorie e liberticide.

Sarebbe bastato che qualcuno suggerisse alla Mancini che è possibile oscurare la pagina, cancellarla completamente dal sito o, ancora, rimuovere l’allegato, lasciando online tutto il resto per poter “garantire una rappresentazione uniforme delle informazioni istituzionali e con riferimento agli obblighi di…” (cit.).

 


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