Diritto e Fisco | Articoli

Diffamazione tramite whatsapp

4 Febbraio 2016
Diffamazione tramite whatsapp

Esiste la possibilità di querelare una persona per diffamazione se parla male di un altro soggetto su whatsapp?

La diffamazione scatta non solo nel caso in cui un soggetto, nel parlare di un altro, alla presenza fisica di più persone, lo faccia con frasi ingiuriose tali da ledere la sua reputazione; il reato, infatti, può configurarsi anche in caso di una conversazione telematica, come quelle effettuate con chat su internet (si pensi a un gruppo su Facebook o su Messenger) o con sms tramite whatsapp. Le condizioni, però, perché si possa avere la diffamazione sono:

– l’assenza del soggetto offeso (diversamente scatterebbe l’ingiuria che però, come noto, non costituisce più reato, ma un semplice illecito civile, con obbligo di risarcimento del danno e pagamento di una multa)

– la presenza di due o più persone (presenza che, come detto, non deve essere necessariamente fisica, potendo anche essere “virtuale” come nel caso di conversazioni telematiche o via whatsapp).

Sono questi i chiarimenti forniti dalla Cassazione [1] e seguiti, ormai costantemente, da tutta la giurisprudenza.

Dunque, il messaggio inviato tramite sms, chat o whatsapp da una persona ad un’altra soltanto non configura né ingiuria (mancando la presenza del soggetto leso), né diffamazione (è lecito parlare male di una terza persona se la conversazione non avviene alla presenza di altri).

Non scatta l’ingiuria neanche se Tizio, artefice della frase diffamatoria, la comunica soltanto a Caio e poi questi la riporta, così com’è, ad altre persone, rendendola nota. In tal caso, l’unico responsabile potrebbe essere Caio e non Tizio.

Inoltre, secondo la giurisprudenza, perché si possa avere diffamazione è necessaria la consapevolezza, da parte del colpevole:

– di scrivere qualcosa che leda l’altrui reputazione

– e di comunicare la frase denigratoria a più persone.

Pertanto, a titolo di esempio, se Tizio risponde a un’email di Caio ritenendo che a leggerla sia soltanto quest’ultimo, mentre invece nella conversazione sono inseriti, in copia nascosta (il campo “ccn” dell’email) anche altri soggetti, non commette reato di diffamazione.

Invece si avrebbe diffamazione se chi scrive la frase offensiva (per es. Tizio), pur comunicandola a un’altra sola persona (per es. Caio), la fa con modalità tali da rendere certo che la notizia sarà da quest’ultima messa a conoscenza di altri soggetti, evento che Tizio, comunque, deve volere sin dall’inizio e prefigurarsi [2]. Di tale ultima volontà bisogna dare una prova concreta, senza poterlo presumere per congetture. Se manca tale dimostrazione, l’sms denigratorio inviato a una sola persona non fa scattare il reato.

Come difendersi

In questi casi, la prova più evidente della diffamazione è proprio la stessa conversazione che può essere salvata dall’utente all’interno del proprio cellulare. È altresì opportuno valersi della prova testimoniale di uno dei componenti la conversazione che possa dichiarare di aver letto e, quindi, partecipato alla conversazione.

La querela andrà depositata presso la stazione dei Carabinieri o direttamente in tribunale presso gli uffici addetti a ricevere querele e denunce. A quel punto il PM avvierà le indagini per le quali potrebbero essere necessari sei mesi.


note

[1] Cass. sent. n. 22853/14

[2] Cass. sent. n. 36602/2010.


8 Commenti

  1. Salve.
    Lavoro di notte e io ed un po di colleghi abbiamo creato un gruppo su whatapp.
    questa notte ho visto che alcuni colleghi parlavano di una ragazza,una certa micaela.
    Sono intervenuto dicendo che micaela e’ una ragazza precisa .e fin qui nulla di che’. dopo la ricezione di un altro sms al di fuori di quello che avevo appena scritto, ne ho inviato un altro dicendo che fa le pompe col righello..
    Ovviamente si stava scherzando, ma qualcuno asseriva che per questa mia frase puo’ scattare la denuncia.
    vorrei precisare che la tizia in questione a cui io pero’ non facevo riferimento esiste davvero , ma non fa parte del gruppo(gruppo composto da circa 15 persone).
    Non ho fatto alcun cognome e la frase e’ spezzata.la prima dice che micaela e’ una ragazza precisa..la seconda dice fa le pompe col righello..ma chi? si puo’ pensare a lei ma non faccio nessun riferimento a lei..si puo’ solo annuire…e comunque non sto offendendo lei in prima persona o in una chat pubblica quale facebook twitter o istagram…. puo’ succedermi qualcosa? se si, a cosa vado incontro e a quali spese se dovesse querelarmi? esistono i presupposti ?
    ciao e grazie..roberto

  2. A me è successo di essere imbranata sugli stati e per questo ho preso un bel po’ di umiliazioni ora ho il terrore degli stati nuovi…di poter sbagliare a toccare e vedere chat….cmq non si può arrivare a tanto

  3. Buongiorno! a me succede sempre basta che ti vedono il telefonino e il computer i programmi che ai con whazapp condividono agli amici ti descivono anche ho lasciato facebook,whazapp e adesso va avanti cosi ragazzi questa e la vita di adesso

  4. Sono una Docente. I gruppi whatsapp sono quelli dei genitori.
    A noi capita spesso ma lasciamo perdere (non io).
    Grazie per l’articolo che condivido, confidando che sia assolutamente tratto da fonti sicure.
    CB

  5. Ho subito false calunnie da parte di due genitori in mia assenza. Sono stata spostata di sede ma tramite wazzupp ho saputo con ulteriore grande dispiacere di nn essere gradita. Sono una corretta insegnante e nn me lo merito. Come devo comportarmi per far finire queste umiliazioni da genitori che neanche conosco ?

    1. È opportuno valersi della prova testimoniale di uno dei componenti la conversazione che possa dichiarare di aver letto e, quindi, partecipato alla conversazione. La querela andrà depositata presso la stazione dei Carabinieri o direttamente in tribunale presso gli uffici addetti a ricevere querele e denunce. A quel punto il PM avvierà le indagini per le quali potrebbero essere necessari sei mesi.

  6. Buongiorno, di recente ho commesso una leggerezza che potrebbe costarmi caro. Un amico mi ha inviato un video che ritraeva un altro amico (ha il ginocchio rotto) camminare per strada senza stampelle. Tra di noi, in maniera scherzosa, abbiamo sempre sostenuto che il ragazzo usasse le stampelle per farsi offrire delle birre al bar. A questo punto l’amico della chat, mi propone: “Perché non scriviamo un articolo sulla vicenda?” (Io sono un giornalista). Ho scritto il pezzo al computer, gli ho inviato una foto. Nell’articolo il ragazzo viene accusato di essere colpevole di una messinscena per convincere gli amici a offrirgli una birra. Non avrei mai pensato che il mio amico, che ha girato il video da qui ho preso spunto, lo divulgasse. La persona offesa è venuta a conoscenza dell’accaduto e ora sta pensando di denunciarmi. Ripeto, il falso articolo non è apparso in nessun organo di stampa e io lo avevo inviato solo alla persona senza pensare che questa l’avrebbe divulgato. Che cosa rischio?
    Grazie

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube