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La mobilità del lavoratore dipendente

23 Aprile 2013 | Autore:
La mobilità del lavoratore dipendente

L’istituto della mobilità, la cassa integrazione, l’iscrizione nelle liste di mobilità e l’indennità di mobilità: cosa sono e come sono disciplinate nell’ambito del rapporto di impiego privato

La mobilità extra-aziendale [1] costituisce un meccanismo attraverso il quale si consente il passaggio dei lavoratori licenziati da imprese in crisi ad imprese con bisogno di manodopera, transitando per una speciale lista di collocamento (lista di mobilità) e conservando, in attesa della nuova occasione lavorativa, in tutto o in parte, il trattamento di integrazione salariale (o indennità di mobilità).

Si può ricorrere all’istituto della mobilità in due circostanze:

1) in caso di licenziamenti collettivi per riduzione, o trasformazione di attività o lavoro, o per cessazione dell’attività;

2) nel caso di imprese ammesse al trattamento straordinario di integrazione salariale (C.I.G.S.) che ritengono di non essere in grado di reimpiegare i lavoratori sospesi o di attuare misure alternative al licenziamento

 

Cosa deve fare l’impresa

Per attivare la procedura di mobilità, l’impresa interessata deve innanzitutto comunicare preventivamente alle rappresentanze sindacali aziendali e alle rispettive associazioni di categoria di voler procedere alla messa in mobilità.

Successivamente si compie un esame congiunto della situazione aziendale per valutare la possibilità di addivenire a soluzioni alternative alla mobilità.

In caso negativo, l’impresa può collocare in mobilità i lavoratori eccedenti, comunicando a ciascuno di essi, per iscritto, il recesso dal rapporto di lavoro.

A conclusione della procedura di mobilità, l’impresa deve comunicare alla Direzione Provinciale del Lavoro l’elenco dei lavoratori eccedenti che sono stati licenziati, i quali possono chiedere di essere iscritti nelle liste di mobilità.

Quali lavoratori possono essere collocati in mobilità

Nella scelta dei lavoratori da collocare in mobilità, l’impresa deve tenere conto dei criteri indicati dal contratto collettivo di categoria applicato in azienda e, in mancanza, dei carichi di famiglia, dell’anzianità o delle esigenze tecnico-produttive ed organizzative.

 

Cosa deve fare il lavoratore e di quali benefici può fruire

Il lavoratore deve provvedere a iscriversi nelle liste di mobilità. Tale iscrizione è necessaria per poter beneficiare dell’indennità di mobilità, se il lavoratore è in possesso dei relativi requisiti e, in ogni caso, per favorire il reimpiego del lavoratore.

Il lavoratore in possesso della lettera di licenziamento deve quindi presentarsi presso il Centro per l’Impiego per richiedere l’iscrizione nelle liste di mobilità.

 

L’indennità di mobilità

Consiste in un trattamento economico corrisposto in misura percentuale al trattamento di integrazione salariale e per un periodo che varia a seconda dell’età del lavoratore al momento del licenziamento e del luogo in cui si trova l’azienda.

L’indennità spetta ai lavoratori con qualifica di operaio, impiegato o quadro:

– in possesso di un’anzianità aziendale di almeno 12 mesi,

– che possano far valere almeno sei mesi di effettivo lavoro, comprese ferie, festività, ecc…;

A seguito della recente riforma del lavoro, attuata con l. 92/2012 (Legge Fornero), per i lavoratori collocati in mobilità dal 1 gennaio 2013 al 31 dicembre 2016, si applicano i seguenti i periodi massimi di diritto all’indennità:

– dal 01/01/2013 al 31/12/2014 [2]

1) fino a 40 anni (non compiuti): 12 mesi (fino a un massimo di 24 mesi per le aziende del Mezzogiorno);

2) da 40 a 50 anni (non compiuti): 24 mesi (fino a un massimo di 36 mesi per le aziende del Mezzogiorno);

3) oltre 50 anni: 36 mesi (fino a un massimo di 48 mesi per le aziende del Mezzogiorno).

– dal 01/01/2015 al 31/12/2015 da 12 a 36 mesi;

– dal 01/01/2016 al 31/12/2016 da 12 a 24 mesi.

Dal 1 gennaio 2017, l’indennità e la procedura di mobilità spariranno: i datori di lavoro, nelle comunicazioni ai sindacati, non faranno più riferimento alla collocazione in mobilità, ma alla sola procedura di licenziamento collettivo.

La domanda, sia per la mobilità ordinaria che per la mobilità lunga, deve essere presentata dal lavoratore, personalmente o tramite Patronato, al Centro per l’Impiego oppure presso la sede Inps competenti per residenza o domicilio abituale del lavoratore entro 68 giorni dal licenziamento.

L’importo dell’indennità di mobilità, che viene corrisposto direttamente dall’Inps, è pari all’80% della retribuzione teorica lorda spettante, che comprende le sole voci fisse che compongono la busta paga.

Per i primi 12 mesi è pari al 100% del trattamento straordinario di integrazione salariale, detratta un’aliquota contributiva di circa il 5,8%. Dal 13° mese è pari all’80% dell’importo lordo corrisposto nel primo anno.

 

Cosa si intende per mobilità lunga

Nelle regioni meridionali, ove il tasso di disoccupazione è superiore alla media nazionale e in altri ambiti territoriali individuati dalle autorità competenti, è possibile continuare a fruire dell’indennità di mobilità fino al raggiungimento dei requisiti contributivi per la pensione di vecchiaia o di anzianità.


note

[1] Legge n. 223/1991.

[2] Circolare Inps n. 2 del 07-01-2013


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