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Lo sai che? Sesso con minori: l’adulto è sempre responsabile

Lo sai che? Pubblicato il 13 aprile 2012

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> Lo sai che? Pubblicato il 13 aprile 2012

Il reato di atti sessuali con minorenne sussiste indipendentemente da chi prende l’iniziativa: l’adulto è sempre colpevole se non impedisce l’approccio del minore.

Con una recente sentenza [1], la Corte di Cassazione ha affermato che il reato di atti sessuali con minorenne [2] ricorre anche quando gli atti siano compiuti su iniziativa del minorenne, senza però che l’adulto faccia nulla per impedirlo.

Il reato, infatti, punisce chiunque compie atti sessuali “con” un minore. Perciò, è indifferente stabilire chi prenda l’iniziativa.

Pertanto, anche se gli approcci sessuali (quali baci, carezze e toccamenti a chiaro sfondo erotico) siano posti in essere dal minorenne, l’adulto rimane penalmente responsabile tutte le volte in cui non impedisce tale condotta. La norma vuole infatti tutelare l’intangibilità dei minori “perché un precoce approccio a qualsiasi forma di sessualità potrebbe alterarne l’armonico sviluppo psicofisico” [3].

Nel caso di specie, la Corte ha confermato la condanna di un padre che per anni non aveva fatto nulla per evitare gli approcci sessuali da parte della figlia, scambiandoli inizialmente per giochi innocui.


note

[1] Cass. sent. n. 9349 del 09.03.2012

[2] Art. 609 quater c.p. “Soggiace alla pena stabilita dall’articolo 609-bis chiunque, al di fuori delle ipotesi previste in detto articolo, compie atti sessuali con persona che, al momento del fatto:
1) non ha compiuto gli anni quattordici;
2) non ha compiuto gli anni sedici, quando il colpevole sia l’ascendente, il genitore, anche adottivo, o il di lui convivente, il tutore, ovvero altra persona cui, per ragioni di cura, di educazione, di istruzione, di vigilanza o di custodia, il minore è affidato o che abbia, con quest’ultimo, una relazione di convivenza.
Al di fuori delle ipotesi previste dall’articolo 609-bis, l’ascendente, il genitore, anche adottivo, o il di lui convivente, o il tutore che, con l’abuso dei poteri connessi alla sua posizione, compie atti sessuali con persona minore che ha compiuto gli anni sedici, è punito con la reclusione da tre a sei anni”

[3] È ormai pacifico da decenni che lo sviluppo psicofisico del minore è influenzato negativamente da un approccio troppo precoce alla sessualità. Proprio per questo motivo, il Legislatore è intervenuto con norme penali che puniscono chiunque si approfitti della tenera età e dell’ingenuità del minore per soddisfare la propria libido. L’art. 609 quater c.p., prevedendo che si applichi la stessa pena stabilita per il reato di violenza sessuale (art. 609 bis. c.p.), vuole infatti tutelare il minorenne anche in quei casi in cui il rapporto sessuale avvenga senza violenza o minaccia. Si stabilisce, in tal modo, che un vero “consenso” all’atto sessuale, non può essere validamente prestato da persone in così tenera età.


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