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Tassa d’imbarco: sospesi gli aumenti, cos’è e a cosa serve

21 Luglio 2016
Tassa d’imbarco: sospesi gli aumenti, cos’è e a cosa serve

In via di approvazione la sospensione gli aumenti alla tassa d’imbarco, ma a cosa serve questa tassa caricata sui viaggiatori? Le accise che non ti aspetti. 

Estate più leggera per i viaggiatori: pare sia in via di approvazione proprio questa mattina con il DL Enti Locali la sospensione degli aumenti che erano previsti originariamente per le tasse di imbarco.

La tassa è da sempre avversata dalle compagnie aeree, specialmente dalle low cost, che causa della tassa sono costrette a applicare tariffe decisamente più alte rispetto al potenziale prezzo di partenza.

Tassa di imbarco: stop al rincaro

Lo stop al rincaro della tassa di imbarco è motivo di esultanza da parte delle compagnie low-cost che si sono dette naturalmente molto soddisfatte per la scelta del governo di sospendere l’aumento, ma che rilanciano su un completo abbattimento dell’accisa.

Frances Ouseley, direttore di EasyJet per l’Italia, ha detto espressamente che spera si tratti di “un primo passo verso una completa abolizione della tassa”, i cui aumenti a partire dal 2017 si riproporranno in maniera strutturale, si tratta dunque di un problema che andrebbe “affrontato con maggiore incisività, da subito, intervenendo già all’interno della prossima legge di stabilità“.

Anche Kenny Jacobs, chief marketing officer di Ryanair, ha approvato la scelta: “Siamo contenti di aver appreso questa notizia. Una riduzione delle tasse è sempre positiva per incrementare il turismo. Ora aspettiamo la notizia ufficiale del governo poi prenderemo le nostre decisioni“.

Cos’è e cosa finanzia la tassa di imbarco?

Istituita con la Finanziaria 2004 [1] si chiama ufficialmente “addizionale comunale sui diritti d’imbarco” e sarebbe giustificata dalla necessità di rimborsare i Comuni che mettono a disposizione una parte del loro territorio come sedime aeroportuale.

Originariamente però non era questo il suo compito. Il costo iniziale stabilito nel 2003 era difatti pari ad euro su ogni volo in arrivo e partenza e doveva servire per finanziare Enav dei costi sostenuti per la messa in sicurezza delle sue infrastrutture.

Con gli anni, come spesso accade nel nostro Paese, ad accisa si è aggiunta altra accisa e dall’euro iniziale si è giunti ai 9 euro attuali, mentre sono addirittura 10 euro per Roma. Con il provvedimento di queste ore i costi dovrebbero essere ridotti, almeno sino al prossimo dicembre, rispettivamente a 6,5 euro e 7,5 euro per Roma.

La sospensione genera però un forte ammanco nelle casse comunali e degli enti che ne beneficiano, si tratta di circa 60 milioni di euro per i quali il Governo ha dovuto trovare copertura prima dell’approvazione del DL in Commissione Bilancio.

La tassa deve essere versata da ogni viaggiatore sul biglietto in partenza dall’Italia. Versata al gestore aeroportuale essa viene poi girata allo stato che la gestisceattraverso il Ministero dell’Interno con opportuni trasferimenti verso i destinatari finali.


note

[1] L. 350/2003.


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