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Buca stradale: guida al risarcimento del danno

15 febbraio 2016


Buca stradale: guida al risarcimento del danno

> Diritto e Fisco Pubblicato il 15 febbraio 2016



Asfalto dissestato: la prova che compete al soggetto danneggiato e quella, invece, al Comune; il caso fortuito e l’azione di responsabilità per la mancata manutenzione della strada piena di fosse.

Quando si cade con la ruota dell’auto in una buca stradale l’ultimo problema a cui si pensa è quello dell’onere della prova: la dimostrazione, cioè – in caso di futuro contenzioso con il Comune o con l’amministrazione proprietaria della strada – delle altrui responsabilità e della propria buona condotta di guida. Eppure è quello il primo campo di battaglia su cui si gioca la partita del risarcimento del danno. Ed è proprio qui che si registrano i principali contrasti della giurisprudenza. Il punto di partenza è questo: la responsabilità dell’amministrazione si presume. In pratica, il codice civile [1] stabilisce che qualsiasi soggetto proprietario o custode di una cosa (quale appunto la strada) è sempre obbligato al risarcimento per i danni da essa prodotti a terzi, a prescindere da una eventuale sua colpa o malafede. È ciò che si chiama responsabilità oggettiva, quella cioè che prescinde dall’atteggiamento psicologico del titolare del bene, ma che scatta per il semplice rapporto oggettivo tra il soggetto e la cosa. Dunque, almeno in teoria, la via del risarcimento dovrebbe essere agevole per l’automobilista. Invece, per come si vedrà in seguito, non è sempre così. Ma procediamo con ordine e vediamo meglio come chiedere il risarcimento del danno al Comune per la buca stradale.

La prova del fatto

Quando si cade in una fossa stradale, bisognerebbe già pensare, per prima cosa, all’eventuale contenzioso che potrebbe sorgere con la pubblica amministrazione. Non è, infatti, vero che la P.A. è sempre dalla parte del cittadino, specie quando si tratta di pagare. Anzi, gli enti pubblici ragionano come soggetti portatori di un interesse personale, che non coincide sempre con quello della collettività. Quindi, prima di togliere l’auto dall’avvallamento apertosi sull’asfalto, è opportuno procurarsi, proprio in questa fase, le prove del fatto storico. Una fotografia scattata con il cellulare è certamente la cosa più immediata. Ma poiché, nel giudizio civile, essa viene considerata una “riproduzione meccanica”, facilmente contestabile dalla controparte, è meglio procurarsi una prova certa come il verbale della polizia municipale o stradale, cui bisognerebbe telefonare nell’immediato.

Non sempre, però, le autorità sono disponibili ad accorrere; così un testimone (anche il coniuge presente in auto) può garantire quell’appiglio necessario al giudice per darci ragione. Se siete soli in auto, sappiate che le vostre dichiarazioni non potranno essere utilizzate in causa, per cui è sempre opportuno telefonare a un parente o a un amico che venga a vedere la scena, onde poterci essere d’aiuto, qualora dovessimo adire le vie legali.

La prova del danno

Il momento successivo è la dimostrazione del danno subìto dal mezzo (cosiddetti danni materiali) o, eventualmente, dalla nostra stessa persona (cosiddetti danni fisici). Se, nel primo caso, la fattura del gommista, del batti lamiera o dell’elettrauto è più che sufficiente a garantire la prova del danno, per chi invece ha riportato contusioni o altre lesioni fisiche solo il certificato di pronto soccorso può dare quel margine di certezza per poter poi rivendicare il risarcimento.

Se non avete intenzione di riparare l’auto prima di vedere i soldi del risarcimento, sappiate che non solo potrebbe passare molto tempo, ma proprio la mancanza di una prova dell’esborso potrebbe essere utilizzata dall’amministrazione come scusa per negarvi l’indennizzo.

L’insidia o il trabocchetto e l’onere della prova

Con le prove così raccolte, il primo passo da compiere è una richiesta di risarcimento inviata con raccomandata a.r. al Comune. La diffida può essere inviata da voi stessi o dal vostro avvocato. Purtroppo siamo figli di un’epoca in cui la voce del cittadino è ascoltata di meno di quella dei legali. Ci si può dolere di questo, si può anche criticare fortemente il sistema, ma di fatto è così. Quindi, se la diffida è inviata da uno studio legale c’è qualche remota possibilità in più che venga accolta. Ma non fatevi troppe illusione. Il più delle volte i Comuni prendono tempo e vi costringono alla causa. Ed è proprio qui che si gioca la vera strategia processuale. Per cui è bene conoscere cosa ha detto, negli scorsi anni, la giurisprudenza.

La prima cosa da sapere è che, come detto, la responsabilità della pubblica amministrazione si presume, salvo che quest’ultima dimostri che l’evento si è verificato per un caso fortuito, ossia per un fatto imprevedibile e inevitabile. Che, di certo, non può considerarsi l’apertura della buca a seguito di una pioggia o di una nevicata, atteso che la buona manutenzione delle strade è un onere della pubblica amministrazione che non può essere scaricata sulle intemperie climatiche.

Il caso fortuito, però, potrebbe consistere nel comportamento dello stesso conducente che, andando per esempio veloce con l’auto o, comunque, oltre i limiti stabiliti dal codice o dalle concrete condizioni della strada, abbia agevolato egli stesso il rischio del danno. Allo stesso modo un comportamento distratto, come quello di chi invia sms con il telefonino, senza accorgersi della buca, rompe quella responsabilità diretta che lega l’amministrazione alla strada e, quindi, impedisce il risarcimento.

Un ultimo aspetto risulta assai importante e da non sottovalutare. La giurisprudenza ha chiarito, in passato, che solo le insidie o i trabocchetti possono essere oggetto di risarcimento: si tratta, in pratica, di tutte quelle situazioni di pericolo non facilmente visibili con l’ordinaria diligenza. Il che potrebbe essere sintetizzato in questo modo: tanto più è grande ed evidente la buca, tanto più è illuminato il tratto di strada, tanto meno possibilità di ottenere il risarcimento ci sono.

In passato qualche giudice ha detto che l’automobilista che deliberatamente scelga di percorrere una strada in evidente stato di dissesto non può che prendersela con sé stesso per l’eventuale danno.

Ora, però, viene la parte delicata sulla quale non tutti i giudici sono d’accordo: a chi spetta provare la presenza dell’insidia o il trabocchetto? Il che, in buona sostanza, significa: è l’automobilista a dover dare prova al giudice che la fossa non era facilmente visibile o, al contrario, è l’amministrazione a dover dimostrare il contrario (che, cioè, l’ostacolo poteva essere evitato con un minimo di attenzione)? Dunque, sulla responsabilità più o meno rigida dell’amministrazione proprietaria dell’area, nel senso che ogni buca o insidia costituisce sempre una responsabilità dell’ente pubblico, la giurisprudenza è da tempo divisa.

Secondo la sentenza del giudice di Pace di Taranto di cui abbiamo dato nota ieri, non è il danneggiato a dover dimostrare l’insidia o il trabocchetto. Dello stesso parere il Tribunale di Napoli [2]. Secondo il giudice campano, il potere di controllo su un bene di proprietà, va inteso come effettiva possibilità di governare il bene stesso e quindi di farlo oggetto di attività di controllo della sua pericolosità e di intervento per manutenzione tutte le volte che si renda necessario. Spetta quindi all’ente proprietario della strada dimostrare che la caduta sia stata imputabile ad un fattore estraneo al proprio onere di custodia della via.

Una parte della magistratura di legittimità e di merito, invece, ritiene che anche se al soggetto proprietario della strada aperta al pubblico può essere attribuita una responsabilità per colpa ai per non avere osservato le comuni norme di prudenza nel controllo delle strade, tale colpa va valutata, da parte del giudice, alla luce del grado di prudenza ed attenzione posta dal conducente del motociclo nel percorrere la stessa strada. La Cassazione [3] ha sostenuto ad esempio che la possibilità per l’utente danneggiato di percepire o prevedere con l’ordinaria diligenza la situazione di pericolo occulto vale ad escludere la presenza dell’insidia come causa dell’incidente.

Non basterebbe, insomma, secondo tale orientamento, la semplice caduta in una buca a costituire insidia stradale, perché il giudice deve sempre valutare se il conducente abbia comunque guidato con prudenza e con l’attenzione doverosa anche verso gli stessi possibili ostacoli notoriamente presenti sul manto stradale [4].

Risarcimento del danno in autostrada

Gli incidenti [5] causati dalla presenza di animali selvatici sulla carreggiata, secondo una recente statistica pubblicata da stradeeautostrade.it, pur essendo non più del 2% circa del totale dei sinistri, comportano ogni anno, a livello europeo, circa 300 vittime, 30.000 feriti e 1 miliardo di euro di danni; in Italia, si conta una media di circa 15 eventi mortali l’anno, con qualche centinaio di feriti.
In questi casi, il primo problema che si pone per il risarcimento è individuare il soggetto responsabile dal punto di vista civilistico. Oltre alla teorica responsabilità dell’ente gestore della strada, va considerata la possibilità di ritenere responsabile oggettivo anche l’ente pubblico (Regione, Provincia, Ente parco eccetera) cui siano stati concretamente affidati, dalla legge o da specifiche convenzioni, i poteri di amministrazione del territorio e di gestione della fauna ivi presente.
Quale che sia il soggetto astrattamente responsabile, la giurisprudenza ha comunque statuito, in maniera piuttosto consolidata, che il danno non è risarcibile applicando tout court la stessa presunzione di colpa altrimenti applicabile, ai sensi dell’articolo 2052 del Codice civile, per l’omessa custodia delle infrastrutture stradali (si veda l’articolo delle pagine precedenti). La tipica imprevedibilità del comportamento degli animali selvatici non consente, infatti, di procedere per presunzioni, ma richiede, al contrario, di accertare l’esistenza di un concreto comportamento colposo effettivamente ascrivibile all’ente pubblico, in applicazione del generale principio di responsabilità dell’articolo 2043 del Codice civile. In altri termini, gli enti gestori della strada e/o responsabili della fauna locale potranno essere chiamati a rispondere dei danni arrecati dagli animali selvatici vaganti soltanto ove si riesca a dimostrare una loro colpevole negligenza nella vigilanza o custodia del bene loro affidato.
Ma questa posizione giurisprudenziale è stata recentemente messa in discussione per i sinistri in ambito autostradale. Partendo dalla considerazione che, in questo tipo di strada, si paga un pedaggio per poter accedere e transitare a velocità più sostenuta rispetto alla normale circolazione, i giudici hanno ritenuto che possa configurarsi per i gestori un preciso onere di garantire la sicurezza con un livello più elevato di vigilanza e custodia. Anche perché, tra le caratteristiche costruttive che distinguono un’autostrada secondo l’articolo 2, comma 3, del Codice della strada, c’è anche la presenza di una rete di recinzione. Quindi, non sarà l’utente a dover dimostrare la responsabilità del gestore, ma sarà questi a dover dare prova di aver adottato tutte le cautele idonee a sventare l’evento.

1. Invisibilità

Nel caso di una buca completamente ricoperta dalle foglie presenti su tutto il marciapiede, il Comune risponde dei danni causati al pedone che vi inciampa, perché l’insidia non era percepibile neppure con l’ordinaria diligenza, non essendo neppure prevista un’alternativa al transito. 

Tribunale Roma, sezione XII, 2261/2018 

2. Dimensioni

Il Comune non è tenuto al risarcimento del danno subito dal pedone caduto nella buca se quest’ultima è poco profonda, di modeste dimensioni e quindi evitabile prestando una semplice attenzione nel camminare.

Corte di cassazione, sezione VI, sentenza 7887/2018 

3. Velocità

Se la velocità del motociclista è eccessiva e da sola ha causato l’evento lesivo, il Comune non risponde del danno derivato al conducente che ha perso il controllo a causa di una buca presente nel manto stradale. Spetta infatti al danneggiato provare il nesso causale tra la cosa in custodia ed il danno. 

Corte di cassazione, sezione VI, sentenza 11023/2018 

4.  Segnalazione

Il Comune risarcisce il danno del pedone caduto in una buca piccola ma profonda del centro storico, se non è stata segnalata. La visibilità della buca e la conoscenza della sua ubicazione sono irrilevanti, a fronte della considerazione che la stessa non è certo prevedibile.

Tribunale di Napoli, sentenza 3065/2018 

5. Età e condizioni fisiche

La caduta in una buca ben illuminata lungo un percorso conosciuto di una quindicenne, agile e dotata di buoni riflessi, è solo sua responsabilità, perché non ha prestato la normale attenzione che va riposta nell’incedere. 

Corte di appello di Lecce, sentenza 15 gennaio 2016 

note

[1] Art. 2051 cod. civ.

[2] Trib. Napoli, sent. n. 144 dell’8.01.2016.

[3] Cass. sent. n. 18865 del 24.09.2015

[4] Cass. sent. n. 4661 del 9.03.2015.

[5] Il risarcimento dei danni da circolazione è sempre stato molto considerato dal legislatore ai fini della risoluzione extragiudiziale delle controversie: il decreto legislativo 28/2010 introdusse l’obbligo della mediazione in questa materia e la legge 132/2014 l’ha riproposto nel procedimento di negoziazione assistita da legali. Ma ciò non vale se il sinistro deriva da insidie stradali: qui il danno è conseguenza della violazione di oneri di vigilanza, custodia o manutenzione delle strade e solo indirettamente della vera e propria circolazione. L’obbligo di negoziazione assistita, come prevede l’articolo 3 della legge 132/2014, scatta se c’è un nesso causale tra icircolazione e danno: la prima deve essere causa efficiente del secondo e non costituirne semplice occasione, come accade nel caso di insidie od ostacoli in carreggiata.
Semmai, si può discutere se l’obbligo di negoziazione assistita non possa ritenersi derivante dalla successiva previsione dell’articolo 3, che lo impone solo per tutte le domande di pagamento, a qualsiasi titolo, di somme non oltre i 50.000 euro e non riguardanti liti che ricadono nella mediazione obbligatoria.
Dal 2012 le società Autostrade per l’Italia e Telepass hanno un accordo con alcune associazioni di consumatori (Adoc, Adiconsum, Adusbef, Codacons e Federconsumatori) per risolvere in via conciliativa vari tipi di lite, tranne i risarcimenti per lesioni a persone. Per esempio, sono conciliabili i danni causati da urti con le sbarre di accesso/uscita alle piste Telepass, da buca o dissesto del manto, da caduta di oggetti da strutture autostradali e da investimento di animali o oggetti non rimossi tempestivamente, oltre a questioni su calcolo dei pedaggi o disservizi telepass. La domanda di conciliazione, gratuita, si può presentatre solo dopo aver inutilmente percorso la via del reclamo ed è trattata da un conciliatore nominato dalla società e uno nominato dall’associazione assegnata o scelta dal cliente, che resta libero di accettare o rifiutare l’accordo stragiudiziale.

Autore immagine: 123rf com

La possibilità per l’utente danneggiato di percepire o prevedere con l’ordinaria diligenza la situazione di pericolo occulto vale ad escludere la presenza dell’insidia come causa dell’incidente, dato che quanto più la situazione di pericolo è suscettibile di essere prevista e superata attraverso l’adozione di normali cautele da parte del danneggiato, tanto più l’incidente deve considerarsi causato dal comportamento imprudente dello stesso.

Corte di cassazione, 24 settembre 2015, n. 18865

Quando la situazione di possibile pericolo comunque ingeneratasi sarebbe stata verificabile e superabile mediante l’adozione di un comportamento attento e cauto da parte del danneggiato, moderando la velocità e prestando attenzione alle condizioni di traffico e stradali, si può escludere che il danno sia stato cagionato dalla cosa in custodia, circostanza che viene ridotta al rango di mera occasione dell’incidente ma mai come causa dello stesso.

Cassazione civile, 9 marzo 2015, ordinanza n. 4661

Non si può ritenere che il fondo stradale ghiacciato di una autostrada costituisca un evento imprevedibile ed infrequente in una giornata invernale soleggiata. A carico dei proprietari della rete autostradale, per sua natura destinata alla percorrenza veloce in condizioni di sicurezza, è configurabile la responsabilità disciplinata dall’articolo 2051 del Codice civile, e quindi un dovere di controllo, anche in condizioni atmosferiche avverse.

Corte di cassazione , 24 febbraio 2011, n. 4495

Nell’ambito della responsabilità di cose in custodia è irrilevante sia l’imprevedibilità dell’evento sia la non visibilità del pericolo; né rileva la condotta del custode e l’osservanza o meno di un obbligo di vigilanza, in quanto la responsabilità viene meno solo quando il soggetto tenuto alla custodia ed al controllo provi il caso fortuito, da intendersi sia come fattore esterno imprevedibile, sia come fatto colpevole dello stesso danneggiato.

Tribunale di Ivrea, 9 gennaio 2015, n. 12

Va dichiarata la responsabilità della pubblica amministrazione, proprietaria della strada soggetta a pubblico passaggio, per la caduta accidentale a terra di un conducente di motociclo, dovuta alla presenza di una buca ricoperta di acqua. L’ente pubblico è tenuto, infatti, alla custodia e dalla manutenzione della rete viaria, trovando applicazione la responsabilità del custode in base all’articolo 2051 del Codice civile.

Tribunale di Torre Annunziata 3 giugno 2015, n. 879

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