Aste: dopo 4 tentativi il pignoramento si chiude

17 febbraio 2016


Aste: dopo 4 tentativi il pignoramento si chiude

> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 febbraio 2016



La novità nel testo di legge di riforma del processo civile: dopo 3 esperimenti, il 4 tentativo è a prezzo libero e, in caso di mancata partecipazione, il pignoramento immobiliare si estingue.

Novità importanti per chi ha un bene pignorato: nella riforma del processo civile (leggi: “Ecco il nuovo processo civile”) appena approvata dalla Commissione Giustizia della Camera, si prevede una durata massima delle procedure esecutive immobiliari che non potranno contare più di quattro aste: andato deserto anche l’ultimo esperimento di vendita, il pignoramento si chiuderà e il bene tornerà al debitore. Ma procediamo con ordine.

Innanzitutto la riforma rende obbligatoria – salvo che sia pregiudizievole per gli interessi dei creditori o per il sollecito svolgimento della procedura – la vendita dei beni immobili con modalità telematiche.

Alla quarta asta il prezzo è libero

Si stabilisce inoltre un limite al numero delle aste. In particolare dopo che sia andato deserto anche il terzo esperimento di vendita del bene immobile sottoposto ad espropriazione forzata, senza che siano state mai formulate offerte o istanze di assegnazione, il giudice dispone innanzitutto la liberazione della casa, ordinando al debitore di andare via immediatamente (per evitare che sia proprio tale circostanza a disincentivare la partecipazione all’asta).

Nel caso di pignoramento mobiliare, si dispone un ultimo esperimento di vendita a prezzo libero. Se all’esito dello stesso non vengono presentate offerte di acquisto, il giudice dichiara la chiusura anticipata del pignoramento. In pratica, il bene mobile viene restituito al debitore e l’esecuzione forzata termina anche se il bene è rimasto invenduto. Il creditore torna a casa a mani vuote e dovrà trovare beni differenti da sottoporre a pignoramento; qualora dovesse nuovamente pignorare lo stesso immobile appena liberato dal giudice potrebbe configurarsi un abuso del diritto.

Da rilevare un aspetto particolarmente delicato: la previsione del prezzo libero alla quarta asta dovrebbe incentivare la partecipazione di eventuali offerenti e agevolare la vendita. Non si dimentichi peraltro che il Governo ha appena previsto un incentivo fiscale con abolizione dell’imposta di registro (che dal 9% del valore dell’immobile passa a 200 euro) tutte le volte in cui, acquistando casa da un’asta giudiziaria, la stessa venga rivenduta entro due anni (leggi: “Pignoramenti immobiliari: così si vendono subito le case all’asta“). Dunque, la possibilità di un’asta senza prezzo base e il bonus fiscale dovrebbe rendere più facile la liquidazione del bene pignorato.

La differenza con la precedente legge

Già due anni fa, il legislatore aveva previsto una norma simile ma per il pignoramento immobiliare [1], subordinando però l’estinzione dell’esecuzione forzata al solo caso in cui “non risulti più possibile conseguire un ragionevole soddisfacimento delle pretese dei creditori, anche tenuto conto dei costi necessari per la prosecuzione della procedura”, delle probabilità di vendita del bene e del presumibile valore di realizzo (leggi: “Pignoramento casa: se non si vende all’asta l’esecuzione termina”). Invece, la riforma in corso di approvazione cambia radicalmente la prospettiva perché:

  • – la chiusura del processo non è una semplice facoltà per il giudice, ma un vero e proprio obbligo;
  • – viene finalmente definito il numero massimo di aste esperibili (in precedenza, invece, non era indicato);
  • – nel nuovo testo non vengono poste condizioni alla chiusura anticipata della procedura se non il numero massimo di quattro aste (quindi, non rileva più la possibilità di “conseguire un ragionevole soddisfacimento delle pretese dei creditori”).

Salva la prima casa

La riforma prevede anche la possibilità di anticipare il momento in cui il debitore dovrà abbandonare la casa pignorata. Ciò però non varrà se l’immobile è la prima casa di abitazione del debitore. In tal caso, il debitore dovrebbe continuare ad abitarla anche durante l’esecuzione forzata.

Beni immobili indivisi

Vengono previste maggiori garanzie nei casi di espropriazione di beni indivisi, tra cui la previsione dell’espropriazione dei beni in comunione legale mediante pignoramento dell’intero e restituzione al coniuge non debitore della metà del controvalore del bene, al lordo delle spese di liquidazione. 

Mobili impignorabili

Non solo. La riforma prevede che vengano resi impignorabili i beni mobili del debitore di uso quotidiano, privi di apprezzabile valore di mercato (si pensi a un divano ormai logoro o a una scrivania dove i ragazzi studiano).

note

[1] Art. 164 bis disp. att. cod. proc. civ.

Autore immagine: 123rf com

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17 Commenti

  1. La restituzione dell’immobile è valida anche nei casi in cui siano già andate deserte 4 aste precedentemente all’emanazione della suddetta riforma?

  2. 03/05/2016 Giammarco Antonietta
    Mi riallaccio alla domanda del Sig. Danilo Bavarosi. Se la procedura è iniziata prima della riforma, si applica lo stesso? Grazie

  3. l’art.532 c.p.c. riguada l’esecuzione mobiliare non quella immbiliare, e poi il D.L. non è stato ancora convertito, non credo si applichi alle procedure in corso

  4. Buona sera volevo sapere e valido anche se sono state gia effettuate quattro aste e la quinta e in corso.In attesa di risposta anticipatamente grazie.

  5. dal 2002 sono state fatte diverse aste, tutte deserte, e il prezzo da 180.000 è sceso a 30.000. L’ultima asta è stata fatta un’offerta ma senza essersi conclusa. Cosa dovrei aspettarmi?

    Grazie

  6. cosa bisogna fare quando un giudice continua la vendita all’asta dopo tre aste deserte? L’asta con incanto e poi una senza incanto con prezzo inferiore si considerano una o due aste? Gradirei una risposta, grazie!

  7. Il Giudice Del Porto di Brescia la pensa diversamente e vuole proseguire l’esecuzione anche dopo la quinta deserta e nonostante anche in caso di vendita i creditori non verranno soddisfatti.
    E’ abuso d’ ufficio !

  8. ho lo stesso problema dei precedenti interlocutori. Il dl citato quale è? so dell’esistenza dell’art. 164 bis delle disposizioni attuative che prevede la possibilità della chiusura anticipata della procedura esecutiva se il bene viene offerto in vendita ad un prezzo notevolmente inferiore a quello iniziale .
    Avv. Filomena Iervolino

  9. Quando dei terreni vengono restituiti al debitore per chiusura anticipata del pignoramento i vari creditori possono ancora pignorare quei terreni? Se sì quanto tempo hanno per farlo? Grazie

    1. Se in Italia non paghi,non ti dice niente nessuno e…..quando paghi ti danno informazioni errate perchè nemmeno loro sanno interpretare le leggi.
      Sono pochi i professionisti che sanno quello che va fatto.
      Hanno messo 4 aste e la 5 libera….dopo di che si chiude…ma nessuno ve lo dice

  10. La legge riguarda solo il pignoramento dei beni mobili non di quelli immobili, purtroppo in internet girano articoli non veri, dannosi e illusori!!! Leggete di seguito!!!
    Il d.l. 3 maggio 2016, n. 59 contiene importanti innovazioni in materia di accelerazione della realizzazione del credito. Un’importante e significativa novità è costituita dalla previsione di una figura generale di pegno mobiliare non possessorio (limitato ai beni inerenti all’esercizio dell’impresa), finalizzata a coniugare l’esigenza del finanziamento dell’impresa, con la tutela dei creditori non solo alla realizzazione del loro diritto, ma anche alla certezza dei tempi di soddisfazione del credito. Nell’ipotesi di dichiarazione di fallimento del debitore il legislatore arriva a rompere la barriera dell’autotutela esecutiva limitata, per consentire al creditore pignoratizio di procedere, in via autonoma, alla liquidazione del bene, con una soluzione che se può essere neutrale (salve le garanzie previste dalla legge per consegnare l’eccedenza del ricavato rispetto all’ammontare del credito) nell’ambito di soluzioni atomistiche di liquidazione dei beni aziendali, può indurre, invece, ad eventuali problemi di riallocazione dell’azienda, nell’ipotesi in cui la stessa conservi un valore di avviamento che consenta la liquidazione unitaria dei beni che la compongono.

    Premessa

    In data 3 maggio 2016 è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il d.l. n. 59/2016, contenente Disposizioni urgenti in materia di procedure esecutive e concorsuali, nonché a favore degli investitori in banche in liquidazione.

    Nel capo I, dedicato alle misure a sostegno delle imprese e all’accelerazione del recupero dei crediti è inserita una disposizione che dà ufficialmente ingresso ad una nuova forma di garanzia, connotata dai caratteri della specialità (rispetto alla figura generale del pegno) e della settorialità (data la stretta inerenza di tale garanzia ai crediti inerenti all’esercizio dell’impresa).

    La funzione della nuova disposizione, come desumibile dall’intitolazione appena richiamata del Capo I è data dalla finalità di incentivare il finanziamento delle imprese e l’attività d’impresa (destinata a svolgersi mediante rapporti contrattuali che comportino l’assunzione di posizioni debitorie nei confronti dei terzi) mediante l’agevolazione delle forme di recupero del credito, consentendo la realizzazione del valore del bene ad opera dello stesso creditore, secondo uno schema, già conosciuto nell’ambito delle garanzie pignoratizie e sicuramente non di portata così generalizzata con riferimento all’impermeabilità dell’autotutela esecutiva rispetto alle procedure concorsuali (presente ad es. in materia di garanzia finanziaria nell’art. 4 d.lgs. n. 170/2004 [Nonno G.M., Sub art. 53, l.f., in La legge fallimentare. Commentario teorico-pratico (diretto da Ferro M.), Padova, 2014, 725-743, p. 740]).

    Il pegno mobiliare non possessorio e l’attività d’impresa

    La garanzia speciale disciplinata dall’art. 1 d.l. n. 59/2016 si caratterizza per l’inerenza all’impresa sia dei crediti garantiti che dei beni oggetto di pegno non possessorio.

    Il primo comma dell’art. 1 d.l. n. 59/2016 prevede, infatti, che: “Gli imprenditori iscritti nel registro delle imprese possono costituire un pegno non possessorio per garantire i crediti loro concessi, presenti o futuri, se determinati o determinabili e con la previsione dell’importo massimo garantito, inerenti all’esercizio dell’impresa.”

    I crediti che possono beneficiare di tale garanzia devono essere caratterizzati da una connotazione non solo soggettiva (il debitore deve essere un imprenditore iscritto nel registro delle imprese), ma anche oggettiva (genetica o funzionale) ben precisa, dovendo essere afferenti all’esercizio dell’impresa. Non può, quindi, trattarsi di crediti personali dell’imprenditore o anche di crediti di una diversa impresa. Potrebbe essere ben più complessa la questione in merito alla possibilità che tale tipo di garanzia possa essere prestata tra società appartenenti al medesimo gruppo, soprattutto nell’ipotesi in cui le stesse svolgessero attività collegate le une alle altre. L’estraneità del credito garantito all’attività d’impresa comporta la nullità della garanzia, con la conseguente possibilità per gli altri creditori (nonché per il curatore in caso di fallimento) di contestare l’applicazione delle norme contenute nella disposizione in esame.

    Caratteristica essenziale della tipologia di pegno in esame è la mancanza di spossessamento, che costituisce nell’ambito della figura generale del pegno, il requisito che assicura la pubblicità in senso lato della garanzia reale nei confronti dei terzi o comunque, è espressione dell’assoggettamento al creditore della cosa, sottratta così agli atti dispositivi del debitore (Bianca C.M., Diritto civile, vol. VII, Le garanzie reali. La prescrizione, Milano, 2012, 195).

    Non mancano nel nostro ordinamento precedenti di contratti di pegno senza spossessamento, come il c.d. caso del pegno sui prosciutti ex art. 1 l. n. 401/1985, grazie al quale l’imprenditore mantiene la disponibilità delle cosce fresche di maiale, con la possibilità per il creditore pignoratizio di poter apporre, in qualunque fase della lavorazione, di un contrassegno indelebile (in modo da rendere conoscibile ai terzi la garanzia), ferma restando l’annotazione del vincolo su appositi registri, vidimati annualmente. Proprio l’esempio del pegno sui prosciutti evidenzia la ratio della costituizione di garanzie reali su beni mobili in assenza dello spossessamento: la necessità di mantenere la destinazione dei beni (strumentali o materiali) all’esercizio dell’attività imprenditoriale. Un altro archetipo normativo del pegno mobiliare non possessorio ex art. 1 d.l. n. 59/2016 è costituito dal pegno sui prodotti lattiero-caseari ex art. 7 l. 27 marzo 2001, n. 122 [Bianca, cit.].

    L’art. 1, co. 2, d.l. n. 59/2016 prevede, quindi, una generalizzazione della garanzia pignoratizia a tutti i beni mobili inerenti all’esercizio dell’attività imprenditoriale, stabilendo che: “Il pegno non possessorio può essere costituito su beni mobili destinati all’esercizio dell’impresa, a esclusione dei beni mobili registrati. I beni mobili possono essere esistenti o futuri, determinati o determinabili anche mediante riferimento a una o più categorie merceologiche o a un valore complessivo. Ove non sia diversamente disposto nel contratto, il debitore o il terzo concedente il pegno è autorizzato a trasformare o alienare, nel rispetto della loro destinazione economica, o comunque a disporre dei beni gravati da pegno. In tal caso il pegno si trasferisce, rispettivamente, al prodotto risultante dalla trasformazione, al corrispettivo della cessione del bene gravato o al bene sostitutivo acquistato con tale corrispettivo, senza che ciò comporti costituzione di una nuova garanzia.”

    Oltre ad essere caratterizzato per l’inerenza dei beni mobili (ad eccezione di quelli registrati, che rimangono soggetti ad ipoteca) oggetto di garanzia all’attività d’impresa il pegno mobiliare non possessorio può avere ad oggetto anche beni futuri. La possibilità che il pegno disciplinato negli artt. 2884 s.s. c.c. potesse avere ad oggetto beni futuri è discussa in dottrina, dove emergono varie opzioni ermeneutiche (contratto preliminare che deve essere seguito da un contratto definitivo; contratto definitivo che si perfeziona con la consegna della cosa madre; fattispecie a formazione progressiva, destinata a perfezionarsi solo con la consegna della cosa [Gazzoni F., Manuale di diritto privato, Napoli, 2015, 667]). La peculiarità del pegno mobiliare non possessorio di cosa futura è costituita dalla circostanza che (v. par. 3) tale tipologia di garanzia reale richiede, quale elemento costitutivo della fattispecie, la presenza di una formalità pubblicitaria (iscrizione nel registro dei beni possessori), con la conseguenza che – anche in relazione alla costituzione di una pluralità di garanzie sullo stesso bene – deve essere presa come riferimento, quanto meno ai fini dell’opponibilità, la data della prima iscrizione.

    Eguali considerazioni possono farsi in relazione alla circostanza che il pegno non possessorio possa essere riferito anche a beni “determinabili anche mediante riferimento a una o più categorie merceologiche o a un valore complessivo”. Anche in relazione a tale ipotesi deve essere richiamato l’orientamento per il quale, in ragione del principio di specialità dei diritti reali (per cui oggetto di pegno deve essere una cosa specifica), può essere concesso il pegno su cose generiche, ma il diritto di garanzia si costituisce solo a seguito dell’individuazione [Bianca, cit. 158]. Nell’ipotesi del pegno mobiliare non possessorio ex art. 1 d.l. n. 59/2016 è la c.d. pubblicità costitutiva a determinare, quanto meno, l’opponibilità della garanzia non possessoria nei confronti dei terzi (anche in relazione, ad es. ad un’eventuale sentenza dichiarativa di fallimento, ancorché in tale ipotesi, possa venire in rilievo il possibile esercizio delle azioni revocatorie ex art. 66 e 67 l.f., non a caso evocate nell’ultimo comma dell’art. 1 d.l. n. 59/2016).

    Inoltre, in mancanza di espressa previsione contrattuale in senso contrario, il debitore o il terzo concedente il pegno (ad es. nell’ipotesi in cui il proprietario del bene non sia l’imprenditore) possono trasformare o alienare, nel rispetto della loro destinazione economica, o comunque disporre dei beni gravati da pegno. In tal caso il pegno si trasferisce, rispettivamente, al prodotto risultante dalla trasformazione, al corrispettivo della cessione del bene gravato o al bene sostitutivo acquistato con tale corrispettivo, senza che ciò comporti costituzione di una nuova garanzia. In sostanza è ammessa la c.d. rotatitività dei beni oggetto di pegno, secondo un modello già adottato in materia di strumenti finanziari (art. 5, co. 3, d.lgs. n. 170/2004; art. 34, co. 2, d.lgs. n. 213/1998 e art. 87, co. 1, d.lgs. n. 58/1998) e avallato, anche recentemente, anche dalla giurisprudenza di legittimità (Cass., 1 luglio 2015, n. 13508). Il legislatore, con l’espressa previsione dell’esclusione della novazione evita i contrasti interpretativi che connotano il patto c.d rotativo [Gazzoni cit., 668-669], interpretato quale negozio configurativo, dove la surrogazione è convenzionale [Bianca, cit., 160], mentre nell’ipotesi di cui all’art. 1, co. 3, d.l. n. 59/2016, è rimessa ad una scelta dello stesso debitore (o terzo datore di pegno) che decide di trasformare o alienare la cosa.

    La naturale rotatività del pegno non possessorio disciplinato dall’art. 1 d.l. n. 59/2016 è riconducibile all’intrinseco dinamismo dell’attività d’impresa nel cui contesto di svolgimento sono funzionamente collocati i beni oggetto di garanzia.

    La costituzione del pegno

    Il legislatore ha individuato quale modalità costitutiva del pegno mobiliare non possessorio la duplice formalità dell’atto scritto e dell’iscrizione nel registro dei pegni non possessori.

    In primo luogo viene previsto il contratto scritto a pena di nullità. Si tratta, quindi, di una forma ad substantiam, come emerge dal tenore letterale dell’art. 1, co. 3, d.l. n. 59/2016, dove si legge che: “Il contratto costitutivo, a pena di nullità, deve risultare da atto scritto con indicazione del creditore, del debitore e dell’eventuale terzo concedente il pegno, la descrizione del bene dato in garanzia, del credito garantito e l’indicazione dell’importo massimo garantito.” Il pegno non possessorio è pertanto riconducibile ad una fattispecie negoziale non di carattere reale (come il pegno ordinario [Bianca, cit., 183]), ma bensì consensuale. L’art. 1 d.l. n. 59/2016 indica gli elementi dell’atto costitutivo del pegno non possessorio e che devono risultare per iscritto: le parti (creditore e debitore o terzo concedente), il bene oggetto di garanzia e il credito garantito, con l’indicazione dell’importo massimo garantito.

    Non è tuttavia sufficiente il solo accordo scritto tra debitore (o terzo datore) e creditore, necessitando altresì una formalità pubblicitaria, che assume carattere non già di pubblicità dichiarativa, ma bensì costitutiva, come emerege dal tenore letterale dell’art. 1, co. 4, d.l. n. 59/2016, in base al quale: “Il pegno non possessorio si costituisce esclusivamente con la iscrizione in un registro informatizzato costituito presso l’Agenzia delle entrate e denominato «registro dei pegni non possessori».

    Il legislatore crea, pertanto, un’appositva forma di pubblicità, mediante l’istituzione di un nuovo registro tenuto presso l’Agenzia delle Entrate, cioè il registro dei pegni non possessori.

    L’art. 1, co. 4, d.l. n. 59/2016 prevede poi che “dalla data dell’iscrizione il pegno prende grado ed è opponibile ai terzi e nelle procedure concorsuali”.

    Il pegno prende, quindi, il grado dalla data di iscrizione, regolamentando così la priorità di soddisfazione sul ricavato della vendita del bene. Anche nell’ipotesi del pegno disciplinato negli artt. 2784 s.s c.c. è ammessa la costituzione di un pegno c.d. successivo (limitatamente all’eccedenza del pegno rispetto al credito garantito). Si ritiene, tuttavia, necessario che il primo creditore pignoratizio o il terzo custode accettino di tenere la cosa in custodia anche per il creditore pignoratizio successivo [Bianca, cit., 188]. All’infuori di questa ipotesi nel pegno ordinario il conflitto tra i terzi è regolato in base alla priorità del conseguiemento del possesso della res. Nell’ipotesi di pegno mobiliare non possessorio ex art. 1 d.l. n. 59/2016, anche in presenza di eventuali contestuali atti costitutivi, l’opponibilità nei confronti dei terzi, così come i conflitti tra più creditori pignoratizi, è regolata, invece, dall’iscrizione nel registro dei pegni non possessori.

    Un’eccezione a tale regola è individuata in favore di chi abbia finanziato l’acquisto del bene destinato all’esercizio dell’impresa e sia garantito da riserva di proprietà o da un pegno anche non possessorio, a condizione che il pegno non possessorio sia iscritto nel registro in conformità all’art. 1, co. 6, e che al momento della sua iscrizione il creditore ne informi i titolari di pegno non possessorio iscritto anteriormente (art. 1, co. 5, d.l. n. 59/2016).

    Il contenuto dell’iscrizione viene tipizzato con la previsione della necessaria indicazione del creditore, del debitore, del terzo datore del pegno (se presente), della descrizione del bene dato in garanzia e del credito garantito secondo quanto previsto dal comma 1 e, per il pegno non possessorio che garantisce il finanziamento per l’acquisto di un bene determinato, della specifica individuazione del medesimo bene.

    L’iscrizione ha una durata di dieci anni e può essere rinnovata mediante un’iscrizione nel registro da fare prima della scadenza del decimo anno. La cancellazione dell’iscrizione può essere chiesta di comune accordo dal creditore pignoratizio e dal datore del pegno oppure può essere domandata giudizialmente.

    Le operazioni di iscrizione, consultazione, modifica, rinnovo o cancellazione presso il registro, gli obblighi a carico di chi effettua tali operazioni nonché le modalità di accesso al registro stesso sono rimesse ad un decreto che dovrà essere emesso dal Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro della giustizia, da adottarsi entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione. L’accesso dovrà avvenire con modalità esclusivamente informatiche.

    L’escussione del pegno non possessorio

    L’art. 1, co. 7, d.l. n. 59/2016 prevede poi le modalità di escussione del pegno, imponendo un preventivo avviso scritto al datore della garanzia e agli eventuali titolari di un pegno non possessorio trascritto successivamente.

    In particolare il creditore ha una triplice possibilità, potendo procedere:

    a) alla vendita dei beni oggetto del pegno, trattenendo il corrispettivo a soddisfacimento del credito fino a concorrenza della somma garantita. La vendita è tuttavia caratterizzata da una serie di cautele stabilite a garanzia non solo del debitore, ma anche a tutela degli altri creditori che possano vantare diritti sul residuo valore del bene. In particolare:

    1) il creditore ha l’obbligo di informare immediatamente per iscritto il datore della garanzia dell’importo ricavato e di restituire contestualmente l’eccedenza. Viene, quindi, adottata una cautela che trova applicazione anche nell’ambito del successivo art. 2 d.l. n. 59/2016);

    2) la vendita deve avvenire tramite procedure competitive (non tipizzate) anche avvalendosi di soggetti specializzati, sulla base di stime effettuate, salvo il caso di beni di non apprezzabile valore, da parte di operatori esperti. Non sono ammesse, pertanto, vendite a trattativa privata. È evidente che la competitività sia finalizzata alla realizzazione del miglior importo da restituire al datore della garanzia. Per tale motivo devono essere, altresì, assicurate, con adeguate forme di pubblicità, la massima informazione e partecipazione degli interessati. Le forme di pubblicità non sono analiticamente disciplinate, in modo da poter essere calibrare, in concreto, in ragione del valore e della tipologia dei beni. In ogni caso deve essere assicurata (con una previsione di chiusura), a cura del creditore, la pubblicità sul portale delle vendite pubbliche di cui all’articolo 490 c.p.c.;

    3) l’operatore esperto che deve eseguire la stima è nominato di comune accordo tra le parti o, in mancanza, è designato dal giudice. L’intervento residuale del giudice, in mancanza di accordo delle parti evidenzia l’importanza del momento della stima del bene;

    b) alla escussione dei crediti oggetto di pegno fino a concorrenza della somma garantita;

    c) alla locazione del bene oggetto del pegno imputando i canoni a soddisfacimento del proprio credito fino a concorrenza della somma garantita, qualora sia previsto nel contratto di pegno e iscritto nel registro delle imprese. In tale ipotesi, sempre a tutela del debitore e degli altri creditori, il contratto deve prevedere i criteri e le modalità di valutazione del corrispettivo della locazione. Il creditore pignoratizio comunica immediatamente per iscritto il datore della garanzia stessa;

    d) all’appropriazione dei beni oggetto del pegno fino a concorrenza della somma garantita, a condizione che il contratto (che deve essere iscritto nel registro delle imprese) consenta tale possibilità e preveda anticipatamente i criteri e le modalità di valutazione del valore del bene oggetto di pegno e dell’obbligazione garantita. Il creditore pignoratizio deve comunicare immediatamente per iscritto al datore della garanzia il valore attribuito al bene ai fini dell’appropriazione.

    Il pegno non possessorio e il fallimento

    L’art. 1, co. 8, d.l. n. 59/2016 prevede che: “In caso di fallimento del debitore il creditore può procedere a norma del comma 7 solo dopo che il suo credito è stato ammesso al passivo con prelazione.” A differenza di quanto avviene nell’ipotesi di pegno ordinario, per il quale ai sensi dell’art. 53 l.f. il creditore pignoratizio può vendere la cosa oggetto di pegno solo su autorizzazione del giudice delegato, che può, tuttavia, optare anche per mantenere la res nell’ambito della liquidazione fallimentare ad opera del curatore (fermo restando il diritto di prelazione [Nonno cit., 728, parla in tale ipotesi di tutela autoesecutiva attenuata], l’unico requisito chiesto per la realizzazione stragiudiziale del pegno non possessorio ex art. 1 d.l. n. 59/2016 è costituito dall’ammissione allo stato passivo. L’autotutela esecutiva del creditore è pertanto piena, a differenza di quanto avviene nell’ambito dell’art. 53 l.f., essendo necessario solo il passaggio prodromico dell’accertamento del credito in sede di formazione dello stato passivo.

    Ad una prima lettura della norma si possono fare alcune osservazioni:

    1) l’opzione preferenziale del legislatore per la liquidazione da parte del creditore in via stragiudiziale, anche in presenza di una procedura fallimentare, ancorché riconducibile ad esigenze di accelerazione della realizzazione del credito, può ostacolare la liquidazione dell’azienda, soprattutto in relazione alle ipotesi nelle quali siano oggetto di pegno mobiliare non possessorio i beni strumentali (non rientranti nella categoria dei beni mobili registrati). Sarebbe, forse, stato più opportuno, in tali ipotesi, mantenere il bene nell’ambito della liquidazione fallimentare del complesso aziendale (fermi restando i requisiti previsti dall’art. 105 l.f.);

    2) il curatore deve inserire i beni oggetto di pegno non possessorio nell’inventario, con l’indicazione del vincolo e dell’espresso riferimento all’art. 1 d.l. n. 59/2016 (posto che l’autotutela esecutiva rientra nella scelta del creditore, che potrebbe – sebbene in linea meramente teorica – ritenere preferibile la liquidazione anche in ambito fallimentare e fino all’esercizio di tale forma di autotela il bene appartiene alla massa fallimentare, considerato che l’alternatività riguarda le modalità di liquidazione) e dare atto di tali beni anche nel programma di liquidazione (così come si ritiene nell’ipotesi disciplinata dall’art. 53 l.f., laddove la liquidazione del bene oggetto di pegno sia eseguita dal creditore [Nonno, cit., 738];

    3) il curatore deve comunque controllare le attività di liquidazione del bene potendo esercitare i rimedi previsti in favore del debitore (par. 6), in relazione alle modalità con le quali il creditore provede alla realizzazione della garanzia;

    4) il curatore può esercitare le azioni revocatorie ex art. 66 e 67 l.f., dal momento che “Agli effetti di cui agli articoli 66 e 67 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 il pegno non possessorio è equiparato al pegno.” (art. 1, co. 10, d.l. n. 59/2016).

    Le forme di tutela del debitore

    È espressamente prevista una tutela di tipo risarcitorio per il debitore. L’art. 1, co. 9, d.l. n. 59/2016 prevede, infatti, che: “Entro tre mesi dalla comunicazione di cui alle lettere a), c) e d), il debitore può agire in giudizio per il risarcimento del danno quando la vendita è avvenuta in violazione dei criteri e delle modalità di cui alle predette lettere a), c) e d) e non corrispondono ai valori correnti di mercato il prezzo della vendita, il corrispettivo della locazione ovvero il valore comunicato a norma della disposizione di cui alla lettera c).”

    La norma sembra, quindi, ricavare uno sicuro spazio per la tutela risarcitoria in presenza della violazione delle modalità stabilite dall’art. 1 d.l. 59/2016 per l’escussione del pegno e la vendita del bene ad un prezzo non corrispondente a quello di mercato. L’operatività di tale limitazione presuppone che non sia controverso il diritto di escussione del pegno. Resta da vedere se tale spazio di tutela sia l’unico possibile per il debitore a fronte dell’escussione della garanzia o se il legislatore si sia limitato a prevedere (e contenere nel termine di tre mesi) le eventuali azioni risarcitorie del debitore o del terzo concedente.

    Diversamente è a dirsi nell’ipotesi in cui il debitore abbia adempiuto alla propria obbligazione o vanti altra modalità alternativa di estinzione del debito (es. compensazione). È evidente come in tale ipotesi la tutela giurisdizionale non possa patire alcuna forma di limitazione, con la conseguente possibilità per il debitore o l’eventuale terzo concedente di chiedere anche provvedimenti di natura cautelare.

    Per approfondimenti:

  11. La prima casa all’asta dopo la quarta asta andata deserta
    prezzo non soddisfacente per i creditori cosa succede e cosa deve fare il proprietario della casa? Grazie della risposta.

  12. Alla quarta asta il prezzo è libero

    Si stabilisce inoltre un limite al numero delle aste. In particolare dopo che sia andato deserto anche il terzo esperimento di vendita del bene immobile sottoposto ad espropriazione forzata, senza che siano state mai formulate offerte o istanze di assegnazione, il giudice dispone innanzitutto la liberazione della casa, ordinando al debitore di andare via immediatamente (per evitare che sia proprio tale circostanza a disincentivare la partecipazione all’asta). in questo articolo a cura della vostra segreteria si parla di beni immobiliari e di prima casa non di beni mobili, quali auto e mobilio ecc, per favore vorrei dei chiarimenti, la mia casa e andata all’asta già 6 volte dal 2006, ultima il 30-03 -18, grazie.

  13. la cosa assurda è quella proprio di far rimanere in casa i debitori, se li obbligassero ad andare via subito gli immobili all’asta verrebbero venduti prima ed ad un miglior prezzo. Inoltre si eviterebbero inutili minacce da parte degli occupanti di distruggere l’immobile prima dell’abbandono.

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