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Cos’è lo stato di insolvenza? Una definizione.

5 Agosto 2016 | Autore:


> Business Pubblicato il 5 Agosto 2016



Cos’è lo stato di insolvenza e come si manifesta? Quali sono le differenze con l’inadempimento? 

Partiamo dalla legge.

L’art.5 della Legge Fallimentare sancisce che è dichiarato fallito l’imprenditore che si trova in stato di insolvenza.

Ma cos’è lo stato di insolvenza? Come si manifesta?

Lo stato di insolvenza rappresenta il presupposto oggettivo del fallimento, suo fondamento causale, ed è definito come una situazione di impotenza che non consente all’imprenditore o alla società di far regolarmente fronte alle proprie obbligazioni, non avendo nel proprio patrimonio i mezzi per effettuare i pagamenti, né potendo procurarseli in futuro.

La Corte di Cassazione [1] ha chiarito che esso si configura come uno stato di impotenza funzionale e non transitoria, che non permetta all’imprenditore di soddisfare le obbligazioni contratte.

Che si intende per “pagare regolarmente”?

Per “pagare regolarmente” si intende non solo la tempestività nell’adempiere alle scadenze pattuite col creditore, ma anche la possibilità di farlo con mezzi di pagamento normali. Queste due condizioni sono inscindibili l’una l’altra, il che vuol dire che l’imprenditore che adempia in modo tempestivo ma con mezzi anormali o che adempia con mezzi normali ma con grave ritardo potrà esser dichiarato ugualmente insolvente

Qual è la differenza tra una difficoltà momentanea ad adempiere e una difficoltà temporanea?

Secondo parte della dottrina si parla di una difficoltà momentanea nel caso in cui l’imprenditore possa reperire in un lasso di tempo ragionevole i mezzi di pagamento pattuiti. Al contrario la difficoltà è temporanea ove non ci sia tale possibilità.

La differenza è sostanziale poiché solo nel caso di una difficoltà momentanea non sussiste l’insolvenza.

Quali sono le differenze con l’inadempimento?

L’inadempimento consiste nella mancata esatta prestazione di ciò che era dovuto a seguito del rapporto obbligatorio, pertanto esso si riferisce sempre ad una singola e determinata obbligazione e si obiettiva in una mancata prestazione, che può dipendere da varie cause, non necessariamente dall’impossibilità di far fronte alla stessa con i propri beni. Ad esempio il debitore potrebbe non sapere di esser obbligato, di dover adempiere.

L’insolvenza riguarda invece la situazione patrimoniale complessiva del debitore e non è riferita necessariamente al mancato adempimento della prestazione; infatti è insolvente non solo colui il quale non può pagare tutti i suoi creditori, ma anche colui il quale può pagarli solo parzialmente, o solo alcuni.

L’impresa in liquidazione e lo stato di insolvenza

Nel caso di società in liquidazione lo stato di insolvenza dovrà desumersi dal bilancio. In particolare, si guarda allo sbilanciamento tra attivo e passivo patrimoniale.

Il giudice dovrà accertare se gli elementi attivi del patrimonio sociale siano tali da assicurare l’integrale soddisfacimento dei creditori sociali: non c’è bisogno in tal caso che la società disponga di credito e di risorse necessari a soddisfare le obbligazioni contratte [2].

Cos’è il pactum de non petendo e quali applicazioni ha in materia di insolvenza?

Il pactum de non petendo si può definire come il patto in forza della quale il creditore si obbliga a non richiedere al debitore l’adempimento, prima di un certo periodo di tempo ovvero in esito alla verificazione di un determinato evento. In un certo senso il creditore, riconoscendo una momentanea difficoltà del proprio debitore, ma allo stesso tempo conoscendone l’affidabilità in quanto corretto pagatore, decide di non richiedere momentaneamente tale pagamento. Si tratta di un patto riconosciuto prevalentemente dalla giurisprudenza e che fa leva sul principio dell’autonomia contrattuale tra le parti: è infatti un accordo riguardante la dilazione dei termini di pagamento.

In presenza di un simile patto non si potrà dichiarare lo stato di insolvenza dell’imprenditore. Sarà il debitore a dover dar prova dell’avvenuta rinuncia pattizia.

A livello normativo si è poi introdotto con il D.L. 35/2005 la possibilità per il debitore di sottoscrivere con i propri creditori degli accordi stragiudiziali tra debitori e creditori, come ad esempio gli accordi di ristrutturazione dei debiti, con il quale l’imprenditore già in stato di crisi potrà domandare l’omologazione di un accordo con i creditori che rappresentino il 60% dei crediti.

[1] Cass. 28 gennaio 2008 n.1760; Cass.28 giugno 1985 n.3877

[2] Cass. 14 ottobre 2009, n.21834; Cass., 6 settembre 2006, n.19141


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