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Come misurare il rischio in un’attività finanziaria

8 Agosto 2016 | Autore:


> Business Pubblicato il 8 Agosto 2016



Il rischio è fattore costante in ogni forma di attività finanziaria, variabile fondamentale quando si parla di investimenti. Ma come si misura il rischio di un prodotto finanziario?

La scelta di un’attività finanziaria si basa sulla propensione al rischio finanziario del cliente, che rappresenta la sua tolleranza alla possibilità che l’investimento possa oscillare nel tempo.

Nel sistema finanziario ad un maggior rischio corrisponde generalmente un maggior margine di guadagno sull’attività finanziaria, ed è evidente che ognuno ha una propria propensione al rischio, che varia generalmente in base alle proprie disponibilità economiche. E’ importante, quindi, che il cliente dell’intermediario scelga il prodotto finanziario che meglio si adatta alle proprie preferenze ed esigenze finanziarie.

In ogni caso si sottolinea fin da subito che è obbligo dell’intermediario valutare al meglio le esigenze del cliente, misurando la sua propensione al rischio e proporre il prodotto migliore alle proprie esigenze.

È tuttavia opportuno dare alcuni parametri per misurare il rischio della propria attività finanziaria; per meglio descrivere il concetto di rischio occorre prendere a riferimento alcuni concetti fondamentali, delle misure molto diffuse nella prassi operativa, il cui variare comporta una sensibile variazione nel rischio dell’attività.

La durata di un’attività finanziaria 

Naturalmente maggiore è la durata dell’attività finanziaria, maggiore sarà la sua esposizione ad un rischio. Se investo da qui ad un anno mesi gli avvenimenti di varia natura che potranno influire in modo negativo sulla mia attività saranno necessariamente inferiori rispetto ad un investimento a lungo termine.

Se si guarda poi alla distribuzione dei flussi di cassa, la cosiddetta duration dell’attività misura la variazione di prezzo di una determinata attività finanziaria rispetto ad una variazione unitaria del tasso di interesse di mercato[1].

La probabilità del verificarsi di un evento

La probabilità è la misura del possibile verificarsi di un determinato evento o esito. Un po’ come nel gioco d’azzardo, maggiore è l’alea, l’incertezza, l’affidarsi al caso, maggiore è il rischio. Si potrebbe quindi guardare alla probabilità in termini di frequenza: se alcuni eventi si verificano più di frequente è  più probabile che quell’evento si verifichi, e ciò potrà riflettersi, naturalmente, sulla propria attività finanziaria. Vi è poi una probabilità soggettiva, che guarda alla percezione che il singolo ha del possibile verificarsi di un evento: ciò non è necessariamente legato alla frequenza con cui l’evento si verifica ma anche solo a sensazioni personali o percezioni del singolo individuo: pertanto individui diversi possono compiere scelte diverse.

Il concetto di probabilità è poi strettamente connesso ad altri due parametri: il valore atteso e la varianza di tale rendimento.

Il valore atteso e la varianza dei rendimenti attesi

Il valore atteso è la media ponderata dei valori associati ai possibili esiti, detti payoff, calcolata usando come pesi le rispettive probabilità. Rappresenta quindi la tendenza centrale, l’esito che ci si aspetta dall’attività finanziaria.

La varianza dei rendimenti attesi è un indicatore di rischio molto sviluppato, una misura statistica che calcola la dispersione attorno ad un valore atteso. Non potendo però misurare i risultati attesi, l’unico parametro che si ha a disposizione sono i dati circa i rendimenti passati: si tratta di un calcolo necessariamente approssimativo, poiché presume che il futuro sarà uguale al passato senza particolari cambiamenti.

Le due facce del rischio: il downside risk, l’upside risk e la teoria del portafoglio

Il rischio finanziario può generare sia una perdita che un guadagno.

Pertanto da un lato vi è la possibilità di guadagnare più del previsto, dall’altro di perdere più del previsto. Si parlerà pertanto di upside risk e downside riskin generale i soggetti economici evitano il rischio, pertanto sono più sensibile alle perdite che al guadagno. Chi attribuisce un maggior peso al downside risk è un soggetto avverso al rischio; al contrario un soggetto propenso al rischio tenderà a focalizzarsi su strumenti in grado di garantire un upside risk, con maggiori possibilità di guadagno.

La tolleranza al rischio dipende da fattori riconducibili all’età, allo stile di vita, all’orizzonte temporale dell’investimento; si valutano pertanto sia il tipo di soggetto che il tipo di strumento, che può essere più o meno rischioso. Proprio per questo si parla di Teoria del portafoglio e di diversificazione del rischio: l’intermediario dovrà creare per il cliente un portafoglio di titoli tale da diversificare i rischi, bilanciando il downside risk e l’upside risk a seconda delle singole necessità.

note

[1] Sul punto si Cfr. M.Onado, Economia e regolamentazione del sistema finanziario, Il Mulino, Bologna, 2012.


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