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Riabilitazione dopo il protesto: come si ottiene?

31 ottobre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 31 ottobre 2018



Quando viene levato protesto è possibile eliminare le conseguenze dannose dell’atto ed essere, così, riabilitati.

Tanto nel mondo del commercio quanto nella vita di tutti i giorni i metodi utilizzati per pagare i propri fornitori o la concessionarie per l’acquisto di un’auto, sono sempre gli stessi. Spesso, soprattutto per cifre elevate, si fa ricorso a titoli di credito come l’assegno o le cambiali. Si tratta di documenti che contengono l’impegno del debitore di pagare una certa cifra al creditore. Ma cosa succede quando non onoriamo nostri debiti? Una delle risposte possibili, quando in mezzo ci sono dei titoli di credito, è che il creditore chieda ad un pubblico ufficiale di certificare il mancato pagamento, così da poter chiedere ai creditori subordinati di pagare (i cosiddetti giratari del titolo) e facendo conoscere a tutti che un determinato soggetto è un cattivo pagatore: è la cosiddetta levata di protesto, che causa non poche conseguenze spiacevoli. Vediamo allora come si ottiene la riabilitazione dopo il protesto.

Cos’è il protesto?

Il protesto è l’atto pubblico con il quale viene dichiarato, da parte di un notaio o da un ufficiale giudiziario (qualora nel comune non siano presenti i suddetti soggetti può essere dichiarato anche da un segretario comunale), il mancato pagamento di una certa somma di denaro indicata in un assegno o la mancata accettazione della cambiale. La disciplina di questo particolare istituto si ritrova nelle leggi che si occupano proprio della cambiale e dell’assegno [1], che rappresentano i cosiddetti titoli di credito e vengono tutelati dal legislatore per garantire la certezza dei rapporti economici. Se non esistessero strumenti come il protesto chiunque si sentirebbe legittimato a non rispettare la propria promessa di pagamento.

In sostanza con il protesto si certifica il mancato pagamento e, perciò, l’illegittimo utilizzo dei titoli.

I titoli di credito utilizzabili per effettuare pagamenti sono:

  • la cambiale tratta (o cambiale in senso stretto) che contiene l’ordine che una persona dà ad un’altra di pagare ad un terzo una certa somma di danaro;
  • il vaglia cambiario (o pagherò cambiario) che contiene la promessa fatta da una persona di pagare una somma di denaro ad una determinata scadenza;
  • l’assegno bancario (circolare o postale), che consiste in un ordine dato alla banca di pagare il possessore del titolo di credito.

Se questi titoli, per qualsiasi ragione, non vengono onorati alla scadenza, ne può conseguire il protesto.

Il protesto serve per dimostrare con certezza che il debitore non vuole pagare, così che il creditore potrà agire nei confronti dei cosiddetti giratari del titolo di credito, che fungono da debitori secondari e perciò possono essere chiamati a pagare al posto del primo.

Ma se il fine ultimo del creditore è solo quello di portare a conoscenza del debitore che si vuole procedere davanti a un tribunale per ottenere la vendita dei suoi beni, e rifarsi su quelli, il protesto non ha alcun senso in quanto nei confronti del debitore è comunque sempre possibile intraprendere direttamente delle azioni giudiziarie che consentono di ottenere quanto dovuto (decreto ingiuntivo, azione esecutiva).

A cosa serve precisamente il protesto?

Abbiamo visto cos’è il protesto e come funziona. Abbiamo anche detto che la sua funzione principale è quella di consentire al creditore, che non sia stato soddisfatto perché il debitore non ha onorato gli impegni che aveva assunto tramite i titoli di credito, di chiedere ad altri soggetti, che sono condebitori del principale, di pagare al posto suo (cosiddetta azione di regresso).

Tuttavia il protesto serve anche per tutelare chiunque abbia rapporti economici con il protestato, perciò non solo il creditore che chiede di elevare protesto. Per questo motivo il protesto è oggetto di pubblicità, che si realizza attraverso l’iscrizione nel Registro informatico dei protesti. Tale registro pubblico viene aggiornato mensilmente, è liberamente consultabile ed è tenuto dalla Camera di Commercio.

I pubblici ufficiali abilitati alla levata del protesto, per i fini pubblicitari, hanno l’obbligo di inviare alla Camera di Commercio competente per territorio, l’elenco dei protesti per mancato pagamento di cambiali, di vaglia cambiari e di assegni bancari nonché l’elenco dei protesti per mancata accettazione di cambiali, entro il giorno successivo alla fine di ogni mese.

Il protesto, oltre alla funzione di rendere possibile l’azione di regresso, produce anche effetti interruttivi della prescrizione del debito, così che il creditore non rischierà di non vedersi mai pagato ciò che gli spetta.

Per quanto riguarda gli assegni bancari va inoltre evidenziato che chiunque emetta un assegno protestato, viene iscritto presso la Centrale di Allarme Interbancaria. Tale iscrizione comporta l’interdizione ad emettere assegni per un periodo di 6 mesi.

Qualora si provveda nei sessanta giorni dalla data di scadenza del termine di presentazione del titolo a pagare l’assegno comprensivo della penale (10% dell’importo del debito) e degli interessi, viene evitata l’iscrizione alla CAI.

In verità il protesto spesso comporta uno svantaggio anche per il creditore: se il debitore viene interdetto all’emissione di altri assegni e viene iscritto nella centrale rischi dei cattivi pagatori, non potrà ottenere prestiti per onorare il debito. Oltretutto è bene considerare che nel caso di errore nel levare il protesto o nel caso in cui questo sia ritenuto illegittimo, il debitore potrà chiedere il risarcimento del danno.

La giurisprudenza ha recentemente confermato tale assunto anche se su colui che ha subito il protesto deve dare la prova dell’avvenuta lesione della sua reputazione e la riduzione del “valore” della persona a seguito del protesto illegittimo. [2]

Quali sono i termini per elevare il protesto?

A tutela del debitore però sono posti degli stringenti termini entro i quali è possibile rendere pubblico il mancato pagamento e produrre le conseguenze che abbiamo appena visto. In particolare:

  • per le cambiali con scadenza a vista (cioè pagabili entro un anno dall’emissione) il protesto va elevato entro un anno dalla data di emissione mentre per quelle con scadenza determinata entro uno dei due giorni feriali successivi alla scadenza.
  • per gli assegni bancari il protesto deve essere chiesto entro otto giorni (se è pagabile nello stesso Comune), quindici giorni (se pagabile in un Comune diverso), venti giorni (se è pagabile in un Paese diverso ma nello stesso continente di emissione), sessanta giorni (se è pagabile in un Paese di altro continente).
  • per l’assegno circolare, il termine per il protesto è di trenta giorni dall’emissione del titolo.

La cancellazione del protesto

Per ottenere la cancellazione del protesto dell’assegno e della cambiale o del vaglia cambiario, il debitore deve pagare il proprio debito e ha bisogno del provvedimento di riabilitazione del tribunale.

Ma in cosa consiste il procedimento di riabilitazione? Cosa fare per ottenere il provvedimento?

Il procedimento di riabilitazione deve essere instaurato con apposito ricorso al Presidente del Tribunale del luogo di residenza dell’interessato. Per la presentazione del ricorso, che consiste sostanzialmente in una semplice istanza, non è necessaria l’assistenza di un avvocato. Il ricorso può essere presentato dalla persona interessata o da persona munita di delega scritta, con allegata copia del documento di identità del delegante e del delegato.

Il ricorso va depositato presso l’ufficio della volontaria giurisdizione del Tribunale competente.

Nel ricorso devono essere indicati i dati identificativi del richiedente e del titolo protestato e deve essere effettuata l’esplicita richiesta di riabilitazione ai fini della cancellazione del protesto, dimostrando di aver effettuato il pagamento del titolo di credito e di non aver subito altri protesti. A tal proposito, prima di depositare il ricorso è bene recarsi alla Camera di Commercio competente e richiedere la visura camerale dalla quale risulta che non si sono subiti altri protesti.

È anche necessario allegare all’istanza la quietanza liberatoria rilasciata del creditore che attesta l’avvenuto pagamento del titolo. A tal fine, è possibile utilizzare un modello standard di dichiarazione sostitutiva di atto notorio. Nel caso di più girate occorrono le dichiarazioni liberatorie di pagamento di tutti i giratari.

Cosa devo allegare all’istanza di riabilitazione?

Al ricorso per riabilitazione devono essere allegati:

  • la visura rilasciata dalla Camera di Commercio che attesta l’assenza di ulteriori protesti sul titolo;
  • il titolo protestato in originale;
  • la dichiarazione di avvenuto pagamento del titolo rilasciata dal creditore o dall’istituto di credito.

Nel termine di venti giorni dal deposito dell’istanza, il Presidente del Tribunale, se accoglie la richiesta, pronuncia un decreto di riabilitazione con il quale autorizza la Camera di Commercio a cancellare il richiedente dal registro informatico nazionale dei protesti.

Qualora il Presidente del Tribunale rigetti l’istanza dell’interessato, il relativo provvedimento di diniego può essere impugnato con ricorso in Corte d’Appello entro dieci giorni. La Corte d’Appello decide in camera di consiglio.

Il decreto di riabilitazione è pubblicato nel Bollettino dei protesti.

L’interessato, una volta ottenuto il provvedimento di riabilitazione, dovrà depositarne copia autentica presso l’ufficio protesti della Camera di Commercio competente che potrà procedere alla cancellazione definitiva. Più precisamente, una volta ricevuta l’istanza di cancellazione e il provvedimento di riabilitazione, il Presidente della Camera di Commercio, verifica i presupposti e, entro venti giorni, emette provvedimento di accettazione o diniego dell’istanza.

Con la riabilitazione il protesto viene cancellato ed è come se non fosse mai esistito.

Tuttavia esiste un altro caso nel quale il protesto viene cancellato e di esso non vi è più traccia. Dopo cinque anni dalla levata del protesto esso decade automaticamente senza che si debba iniziare la procedura di riabilitazione.

Costi dell’istanza di riabilitazione da protesto

La presentazione dell’istanza di riabilitazione al presidente del tribunale comporta i seguenti costi (relativi alla tassazione degli atti giudiziari):

  • contributo Unificato di € 98,00;
  • marca da bollo di € 27,00;
  • diritti da € 34,62 per il rilascio urgente di copia autentica del provvedimento o da € 11,54 con rilascio dopo cinque giorni.

note

[1] artt. 51-73, R.D. n. 1669 del 1933 (per la cambiale); artt. 45-65, R.D. n. 1736 del 1933 (per l’assegno).

[2] Corte di Cassazione civile, sentenza n. 7661 del 2015.

Autore immagine: 123rf com


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