Diritto e Fisco | Editoriale

Morosini: la vera causa della morte del calciatore

18 Aprile 2012 | Autore:
Morosini: la vera causa della morte del calciatore

Giornalismo è proprio questo: parlare di cose che si ignorano e tacere invece quelle che si conoscono. Così sulla morte di Morosini si sono dette tante cose…

Fare il giornalista è un lavoraccio. Devi essere un po’ avvocato, un po’ letterato, un po’ filologo, ma soprattutto molto psicologo, capire ciò che vuole la gente, cosa la incanta e che fa sollevare quel maledetto indice di gradimento. Perché, in definitiva, il giornalista dipende non da quello che dice, né da quello che la gente pensa di lui, ma da quanti lo stanno a sentire. Nel bene e nel male: numeri! E in questo c’entra il famoso detto: “Non importa che si dica bene o male di te. L’importante è che si dica”. Vale per Internet, dove la caccia ai click ha generato un vero arsenale di escamotages da popolo napoletano. Ma ancor di più vale in televisione, dove tutto è business. E il business non guarda in faccia nessuno. Compresi i morti.

Così, alla notizia del decesso del povero Morosini, non erano necessari poteri divinatori per immaginare quale scoop giornalistico ne sarebbe scaturito. Non c’è telegiornale, talk show o programma serale che non riproponga la vicenda, nell’ardito compito di costruire una scena che era invece già in sé costruita e definitiva, nella sua banale semplicità. Del resto, il giornalismo è proprio questo: parlare di cose che si ignorano e tacere invece quelle che si conoscono.

Quale la vera causa del decesso; quanta parte ha avuto l’auto di servizio lasciata in seconda fila che ha ostruito il passaggio all’autombulanza; perché non c’erano i defibrillatori in campo; era giusto interrompere il campionato. Tanti e interessanti quesiti di cui parlare…

Ma, prima di tutto questo, viene lo show. E lo show è fatto da immagini. Che si ripetono ogni volta. Quelle della scena in campo, nella sua cruente crudeltà. Perché fa rabbrividire il pensiero di morire da un momento all’altro, ancora giovani e senza motivo; e questo brivido “acchiappa” lo share. Nulla, più della televisione, ci permette di approfondire la nostra superficialità.

Abbiamo visto quella scena sul campo di calcio un migliaio di volte. Ancora la vedremo, nonostante siano intervenuti i familiari del povero calciatore, implorando uno “stop”. “Basta con quelle scene”.

Il diritto di cronaca si può spingere fino a tutto questo?

La Cassazione ritiene che l’informazione debba rispondere (tra l’altro) a un principio di necessità e attualità. In altre parole, la privacy può essere limitata solo se sussiste un interesse pubblico attuale. Per “interesse pubblico” però non si intende quella cinica sensazione di piacere legata al gossip. L’interesse deve essere “meritevole di tutela”, ossia giuridicamente rilevante.

Ebbene, che la notizia del decesso di Morosini sia attuale non vi sono dubbi; ma sulla necessità che il filmato venga puntualmente riproposto ho le mie perplessità. Il filmato non cambia le carte in tavola, né informa di più gli spettatori. Ma c’è stato bisogno di un intervento supplichevole dei parenti perché si ponesse un limite.

L’Italia è un Paese dove, affinché l’illegalità cessi, è necessaria una richiesta dell’interessato. Come dire che, nel silenzio, vale l’assenso a che tutti facciano quello che vogliono.

Paul Buchanan una volta esclamò: “Finalmente sono giornalista anch’io; ora i fatti non mi interessano più!”.


6 Commenti

  1. Sarà…ma il titolo dell’articolo, smaccatamente ingannevole per i lettori, segna una linea di continuità proprio con quelle forzature da “show” – questa volta fatto da titoli fuorvianti – di cui si parla tanto nell’articolo. Cosa c’entra “Morosini: la vera causa della morte del calciatore” con il contenuto di puro approfondimento dell’autore ? Niente, come i cavoli a merenda. Solo un modo per contabilizzare più letture on line. Un pò di show in più, appunto….

  2. Si può morire anche dopo morti. E in questo caso, la vera causa è la mancanza di rispetto della gente. In questo senso era il significato del titolo dell’articolo. Ma anche sta a significare, come tu giustamente hai individuato, che solo titoli “catchy” richiamano il lettore. Se avessi voluto dare lo stesso messaggio, intitolando però l’articolo: “I limiti al diritto di cronaca secondo l’orientamento della Cassazione”, questo articolo non sarebbe stato letto da nessuno. E io non avrei potuto dimostrare quello che volevo dire. Né avrei potuto diffondere questo messaggio: cambiare canale quando la cronaca diventa gossip

  3. Sono d’accordo!
    Invece di passare il tempo con gli occhi morbosamente attaccati allo schermo, come se fossimo tanti “Sherlock Holmes” alla ricerca di qualche nuovo particolare da inserire nella “nostra” indagine (meglio se macabro), ci si dovrebbe interrogare su come fare per scongiurare tragedie future di simile portata!
    Il sedicente “servizio pubblico televisivo” dovrebbe canalizzare l’attenzione degli spettatori sulle vere cause di questi episodi, sollecitando un dibattito costruttivo e proponendo soluzioni valide: questo vuol dire fare servizio pubblico (e magari quel famoso canone che tutti “dobbiamo” pagare assumerebbe un “perché”!).
    Per il resto inutile negare l’esistenza di questo scabroso costume, ormai diffusosi tra il pubblico italiano (parlo dell’Italia solo perché ne ho cognizione diretta) del cercare il gossip e, perché no, il souvenir, anche solo fotografico, nelle tragedie: si pensi all’affondamento della Concordia, alla morte di Simoncelli, al terremoto de L’Aquila, all’omicidio di Sarah Scazzi, e chi più ne ha più ne metta!
    Più che il titolo di questo articolo ritengo sia molto più provocatorio l’atteggiamento di sdegno tenuto dai padroni di casa dei salotti televisivi nel vedere allegre famigliole farsi fotografare con la nave da crociera “inchinata” sullo sfondo.
    E’ un circolo vizioso costruito ad arte da loro stessi: prima creano “il caso” attorno ad un episodio di interesse diffuso, caricandolo di particolari morbosi. Appena la notizia perde di smalto, facendo leva sul buonsenso comune, condannano il turismo dell’orrore e, in automatico, lo share torna a sfiorare i massimi storici!
    Io onestamente sono esausta di accendere la tv ed essere bombardata da tali notizie fini a sé stesse. Ed è per questo motivo che risolvo il problema alla radice, non accendendo più la Tv e pagando, da svariati mesi, il canone Rai a vuoto!

  4. Ad onor del vero, penso che, la critica di Alessandro non fosse sbagliata, ed infatti ciò che sinceramente mi ha spinto al click, è stata la curiosità di sapere la causa della morte di Morosini, mai dall’articolo mi sarei aspettata questo contenuto.
    Allo stesso modo sono convinta che la colpa di ricorrere a “titoli fuorvianti” e ingannevoli si ha nel momento in cui si utilizza la persuasione per diffondere informazioni inutili.
    Il messaggio in questo caso è, non solo buono, ma è un utile spunto di riflessione, diversamente dalla cronaca spazzatura, quella da “show” che atrofizza i nostri cervelli, che non stimola le nostre menti, che ci rende come gli uomini che vivono nel 1984 di Orwell dove l’unica forma di pensiero ammissibile è il “Bispensiero”, quello che vuole una mente che si plasmi senza opporre resistenza alla versione della realtà propagandata dal Grande Fratello.
    In questo caso possiamo concedere un’attenuante al titolo dell’articolo perché è veicolo di un messaggio che merita di essere diffuso!!

    1. Cinzia, brava. Lo scopo era proprio quello che tu, superbamente, hai evidenziato. E anche quello di dire al lettore: “scommetto che anche tu sei capitato in questa pagina perché mosso dalla cinica curiosità”. Grazie per il tuo contributo.

  5. Aggiungerei anche che la morte è stata l’occasione per consentire a qualche presidente di fare riposare la propria squadra e recuperare giocatori infortunati. Galliani (presidente del Milan) ha praticamente imposto la sospensione del campionato alla lega calcio. Squallore…

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