Diritto e Fisco | Editoriale

La tassa sul porno (porno tax): risollevare economia e fisco dalla crisi

16 gennaio 2009 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 gennaio 2009



Fa discutere la nuova tassa sul porno: un sistema per ripianare le disastrate casse erariali o per disincentivare un mercato ritenuto immorale?

“Ci sono 3 settori che non conosceranno mai alcuna crisi: quello alimentare, quello farmaceutico e le pompe funebri perché, comunque vadano le cose, gli uomini continueranno a mangiare, ad ammalarsi e a morire”.

Chi scrisse questa massima, tuttavia, aveva dimenticato un quarto settore: il sesso. Per fortuna se n’è ricordato il governo Berlusconi, rispolverando il business più antico del mondo: fare soldi con l’istinto riproduttivo dell’uomo. Il mezzo sarà la porno-tax, una tassa cioè che colpirà l’industria dell’eros spinto, attraverso la quale si punta a sollevare (anche) l’economia italiana. Più in particolare, chi produce e commercializza materiale pornografico dovrà pagare un’addizionale del 25% sui conseguenti redditi.

Come funzionerà la porno burocrazia e chi controllerà la base imponibile sono dettagli in via di definizione, che saranno resi noti da un decreto presidenziale nei prossimi 60 giorni. “Quel che è certo – dice Gaetano Blandini, direttore generale per il cinema al ministero – è che non nascerà nessuna commissione permanente sulla pornografia, nessun gruppo di censori costretti a una maratona di visioni di film a luci rosse[1].

Il decreto del Consiglio dei Ministri riassume il concetto del “porno”: giornali e riviste specializzate, compresi dvd e materiale allegato e “ogni opera letteraria, teatrale e cinematografica, audiovisiva o multimediale, anche realizzata o riprodotta su supporto informatico o telematico in cui siano presenti immagini o scene contenenti atti sessuali espliciti e non simulati, tra adulti consenzienti.

Esentasse, pare di capire, saranno solo gli amplessi abilmente recitati, ma il tutto è piuttosto nebuloso.

Nascono diversi problemi. Tra di essi, la difficile demarcazione del confine tra arte e oscenità. Ma, soprattutto, ci si chiede come sia possibile tassare un’attività che, per il nostro codice penale [2], è un reato? Come mettere un’accisa sulla marijuana.

Il Governo punta sulla tassazione di un mercato estremamente florido. A sentire gli esperti, però, la realtà è ben diversa. Il mercato ufficiale del porno stagnerebbe in una crisi senza precedenti. Silvio Bandinelli, regista, produttore e distributore hardcore, precisa che, nella migliore delle ipotesi, un film nuovo vende solo 500 copie.

Così il settore si difende ed il fenomeno della delocalizzazione, con lo spostamento delle fabbriche nell’Est europeo, minaccia di impennare la sua tendenza. Il Governo, tuttavia, promette di tassare tanto la produzione, quanto la distribuzione. Se Rocco Siffredi mostra dubbi sulla portata economica dell’operazione (“Non ci ricaveranno niente, l’unica cosa tassabile sarà l’oggettistica“), per Tinto Brass si tratta di una manovra più culturale che fiscale (“Recuperano l’idea di Platone per cui nell’uomo c’è una parte nobile, dalla vita in su, e una ignobile, dalla vita in giù“).

Non resterà che rifugiarsi nella vecchia e sana fantasia, le cui corde venivano stimolate dalle impudiche caviglie scoperte dei film in bianco e nero.

note

[1] Quel che si dice un lavoro… duro!

[2] Articolo 528 c.p.: “Chiunque, allo scopo di farne commercio o distribuzione ovvero di esporli pubblicamente, fabbrica, introduce nel territorio dello Stato, acquista, detiene, esporta, ovvero mette in circolazione scritti, disegni, immagini od altri oggetti osceni di qualsiasi specie, è punito con la reclusione da tre mesi a tre anni e con la multa non inferiore a 103 euro. Alla stessa pena soggiace chi fa commercio, anche se clandestino, degli oggetti indicati nella disposizione precedente, ovvero li distribuisce o espone pubblicamente (…)”.

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