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Editoriali D.J. e cd pirata: la licenza per la copia ad uso professionale

Editoriali Pubblicato il 16 marzo 2009

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> Editoriali Pubblicato il 16 marzo 2009

L’uso di cd masterizzati espone i d.j. alla violazione del diritto d’autore ma l’intesa con la SIAE ha permesso di trovare una soluzione: la licenza per la copia ad uso professionale.

Quanti sono i nodi del nostro sistema legislativo, forieri di problemi apparentemente invalicabili, ma che possono essere risolti con del semplice buon senso?

Questa volta, ad essere coinvolto è il mondo notturno e spesso spregiudicato dei deejay. I prestigiatori delle discoteche hanno subìto, infatti, dall’innovazione digitale della musica, più pregiudizi che benefici.

La legge [1] parla chiaro: è possibile effettuare copie di files musicali solo per uso privato e non per scopo di lucro. Quindi, al malcapitato d.j, che proprio attraverso la musica realizza il suo guadagno, non è concesso di duplicare, su un supporto esterno (un hard disk mobile o un semplice CD) gli mp3 che ha invece regolarmente acquistato su internet e salvato sul PC di casa. La masterizzazione su CD va, infatti, considerata a tutti gli effetti una copia pirata. Con conseguenti retate, sequestri, procedimenti penali, risarcimenti esosi. Il rischio è serio: sono previsti fino a tre anni di carcere e multe fino a 15.000 euro.

La giurisprudenza penale ha comunque attenuato la responsabilità del DJ pirata, escludendo in capo a questi la sussistenza di un dolo specifico. In tal caso, infatti, il lucro deriva non dalla copia non autorizzata, ma nell’eventuale cachet corrisposto dal committente (la discoteca).

Per superare il problema, in passato si è usato un escamotage: la richiesta all’ufficio DRM SIAE di un’apposita autorizzazione per la ‘riproduzione in copia. A tal fine, dietro corresponsione di un diritto di 0,0437 euro a brano, la SIAE concedeva il contrassegno (cosiddetto bollino) sul CD. Ma anche questo meccanismo presentava debolezze, non in ultimo il fatto che presupponeva un differente CD per ogni singolo brano e l’obbligo di utilizzare sempre lo stesso supporto mobile, contrassegnato dalla Società degli Autori.

Oggi finalmente la novità: la SIAE ha negoziato con le associazioni di categoria un sistema di licenza – per il momento in fase sperimentale – per i deejay, che consentirà loro di ottenere l’autorizzazione a suonare anche le copie di CD masterizzati, purché di legittima provenienza.

L’avvocato Deborah De Angelis, presidente e socio fondatore dell’A-DJ (una delle quattro associazioni maggiormente rappresentative della categoria dei DJ), ci ha fornito una serie di chiarimenti in merito al nuovo sistema di autorizzazione, che da oggi presiederà al controllo delle cosiddette ‘copie lavoro’.

L’avvocato De Angelis innanzitutto chiarisce come il sistema di apposizione del bollino sulle copie CD (di cui si è appena parlato), e che medio tempore doveva considerarsi un palliativo onde evitare le pesanti sanzioni, da oggi non potrà più essere utilizzato per mettersi in regola. Il bollino infatti dava solo l’autorizzazione alla riproduzione di copie del brano, non già invece alla loro utilizzazione in pubblico.

Il Protocollo d’Intesa “sulla Licenza per la copia ad uso professionale” attiene solo all’autorizzazione collettiva da parte degli autori ed editori rappresentati in Italia dalla SIAE. Ma, indirettamente, copre anche le copie di brani appartenenti ad autori stranieri non iscritti alla SIAE o distribuiti da case discografiche estere. L’avv. De Angelis  spiega infatti che la SIAE è legata alle consorelle straniere da rapporti di reciprocità. Per cui, pur se non facenti parte del repertorio italiano, anche le opere utilizzate in Italia e provenienti dall’estero sono comunque tutelate, a parità di condizioni, nel territorio del nostro Stato.

Qualora invece le opere utilizzate siano addirittura al di fuori dei canali tutelati dalle società di gestione collettiva (per es. quelle opere rilasciate sotto licenza libera), il dj non è tenuto a dichiararle.

Occupiamoci ora delle modalità pratiche per ottenere la licenza, procedura estremamente semplice che viene gestita esclusivamente online. Innanzitutto non è necessario che il DJ si iscriva alla SIAE.

Si può richiedere la licenza delle ‘copie lavoro’ collegandosi al sito della SIAE [2] e cliccando, in homepage, sul link “Dee Jay online”. Quindi è necessaria la registrazione, tramite la quale – ci spiega l’avvocato De Angelis – la SIAE provvede ad effettuare un’istruttoria e ad inviare successivamente al dj la documentazione necessaria, compreso il contratto di licenza, che dovrà a sua volta essere sottoscritto dal deejay in duplice copia e rispedito alla SIAE. Dopo di ciò, il richiedente riceverà per posta il bollettino bancario per il pagamento dei compensi SIAE, secondo le tabelle che verranno illustrate tra breve. Una volta data la conferma del pagamento ed inviata tutta la documentazione (tramite fax), il dj potrà completare la registrazione, accedere ai servizi online ed al proprio account.

Registratosi, il richiedente dovrà inserire nel proprio account i dati relativi a ciascun brano che intende copiare ed eseguire in pubblico, segnalare la fonte della registrazione, lo status commerciale dell’opera e le modalità con cui è stata acquisita, citando autori, interpreti e titolari di diritti connessi.

Questa operazione dovrà essere ripetuta ogni volta che si intende effettuare una nuova copia lavoro da eseguire in pubblico. Il DJ deve quindi compilare e aggiornare costantemente il catalogo delle riproduzioni effettuate su una posizione personale online all’interno del sito SIAE, accessibile tramite password. Se egli è solito cambiare spesso il proprio repertorio musicale, potrà modificare l’elenco dei brani presenti nell’elenco, togliendone alcuni ed inserendone di nuovi.

Vien da sé che il DJ licenziatario non potrà effettuare la vendita o la cessione in uso a qualunque titolo delle ‘copie lavoro’ che ha realizzato. Le copie lavoro non sono obbligatoriamente soggette all’apposizione del contrassegno SIAE e non possono essere cedute ad altri soggetti, essendo la licenza a carattere personale.

La licenza per le copie ad uso professionale, rilasciata dalla SIAE, ha validità sul territorio italiano e quindi anche i DJ stranieri che vengano a suonare nel nostro Stato sono tenuti a procurarsela, per non incadere nell’illecito.

I compensi annui si articolano in tre fasce:

Fascia A): 200 euro + IVA per un numero di registrazioni riversate fino a 2.000;

Fascia B): 400 euro + IVA per un numero di registrazioni riversate compreso tra 2.001 e 5.000;

Fascia C): 600 euro + IVA per un numero di registrazioni riversate superiore a 5.000.

Gli aderenti alle quattro Associazioni firmatarie dell’accordo, potranno fruire di una riduzione del 15% sui compensi annui. Tali associazioni sono la A-DJ (www.a-dj.org), l’AID, l’ANPAD e l’ASSODJ.

Per ottenere la licenza SIAE, il richiedente dovrà anche essere iscritto all’ENPAS. Tanto – spiega l’avv. De Angelis – è stato previsto al fine di individuare una categoria di DJ professionisti, essendo gli stessi, per legge, tenuti a versare i contributi e quindi ad avere una posizione aperta presso l’ENPAS.

La previsione della licenza, dunque, è l’anticamera per una regolamentazione dell’intera categoria professionale del deejay, anche al fine di una maggiore tutela.

Regolarizzate attraverso la procedura online tutte le copie, il DJ, che durante la serata in discoteca voglia dimostrare agli eventuali ispettori di essere in regola, dovrà portare con sé, ed esibire a chi glielo richieda, l’attestato di licenza rilasciatogli dalla SIAE a seguito del pagamento del compenso, ove sono riassunti i termini della licenza stessa. Attraverso il controllo di tale documento, gli Agenti accertatori potranno verificare se il disk jockey è stato autorizzato ad utilizzare in pubblico le copie in suo possesso al momento del controllo.

L’avv. De Angelis ci anticipa che sarà costituito un Comitato Paritetico, formato da un rappresentante per ciascuna delle associazioni di categoria firmatarie dell’accordo, e da un numero pari di rappresentanti della SIAE.

Il Comitato sarà devoluto a risolvere tutte le questioni scaturenti dall’applicazione, interpretazione ed esecuzione della licenza. Tale attività, una sorta di arbitrato irrituale, sarà obbligatoria per gli associati e sarà invece facoltativa per gli altri DJ non appoggiati dalle rappresentanze, ma che hanno aderito al servizio di registrazione online.

Resta da verificare cosa spetti fare al diskjokey italiano che vada a suonare all’estero e voglia, nel contempo, munirsi di copie regolarmente autorizzate. E’ sempre il disponibilissimo avvocato De Angelis a spiegarci che anche altri Paesi si sono muniti di un sistema simile a quello nostro. Tra di essi, vi è il Regno Unito ed il Canada. In realtà, in Inghilterra la licenza permette solo di fare copie su hard disk e non già di utilizzare supporti mobili come il CD. In ogni caso, si stanno studiando delle forme di collaborazione internazionale, in modo che la licenza richiesta ed ottenuta all’interno di uno stato possa funzionare anche negli altri stati aderenti all’accordo.

Prima di chiudere l’intervista, abbiamo chiesto all’avvocato De Angelis di parlarci dell’associazione di cui è Presidente. L’A-DJ vanta quale Presidente onorario Claudio Coccoluto e altri DJ che lavorano a stretto contatto con le tematiche più delicate del settore. L’Associazione si sta battendo per la tutela e la promozione della categoria dei DJ, per la valorizzazione attraverso anche il colloquio con le autorità, per la costituzione di un albo che delinei quelli che sono i diritti e i doveri dei DJ. L’Associazione sta organizzando anche delle attività a livello educazionale in alcune scuole, per insegnare l’attività di DJ e di produttore.

In più, l’Associazione offre ai propri associati consulenza extragiudiziale per tutte le questioni attinenti l’interpretazione e l’applicazione della licenza, nonché la rappresentanza nei rapporti con le istituzioni, le società di gestione del diritto d’autore e dei diritti connessi e l’ENPALS.

L’iscrizione al sindacato costa 60 € l’anno.

Riserve dal mondo dei deejay, per la prima volta seriamente messo dinanzi alla macchina burocratica. Alcuni difendono il proprio ruolo di promotori della musica: artefici del destino dei singoli artisti, essi contribuiscono in maniera concreta a determinarne la fama o l’insuccesso. Costringerli a pagare per questo, sarebbe come estorcere due volte la loro prestazione professionale.

Altri, ancora, sono finalmente soddisfatti di come si sia riuscito a porre rimedio a quello che sembrava un assurdo e invalicabile limite della nostra legislazione.

Altri, infine, lamentano l’assenza di controlli da parte degli ispettori a ciò abilitati. “Molti deejay – dice ai nostri microfoni un esperto del settore, che preferisce rimanere anonimo – lavorano unicamente con copie pirata, e ciononostante continuano a suonare nelle serate più importanti. Perché la finanza prende sempre i pesci più piccoli?”

Ma questa è un’altra storia. Che speriamo di non dovervi mai raccontare…

note

[1] Art. 171 ter L.d.A.

[2] www.siae.it


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1 Commento

  1. salve, volevo sapere se dal punto di vista fiscale e’ corretto utilizzare il cosidetto voucher lavoro per la singola serata in quanto il sottoscritto e’ gia soggetto a contribuzione inps dalla mia azienda,inoltre nel caso in cui il datore di lavoro (proprietario del locale) non effettua il voucher all’ insaputa del dj nel mio caso,le sanzioni ricadono pure sul lavoratore?? grazie anticipatamente

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