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Revisione patente di guida in caso di incidente stradale

27 Aprile 2019 | Autore:
Revisione patente di guida in caso di incidente stradale

Illegittima la revisione della patente se manca il dubbio “ragionevole” sulla perdita dei requisiti psico fisici o dell’idoneità tecnica alla guida: a tal fine non basta aver provocato un incidente.

L’ufficio della Motorizzazione può procedere legittimamente alla revisione della patente di guida anche  quando a causa di un singolo sinistro stradale sorgono dubbi sui requisiti psico- fisici o di idoneità tecnica dell’automobilista.

Affinché il procedimento di revisione della patente sia legittimo, occorre però che il sinistro stradale faccia emergere un dubbio “ragionevole” sull’idoneità del patentato , avuto riguardo alla dinamica dell’incidente e alla condotta tenuta dall’automobilista.

È quanto affermato da una sentenza del TAR Lazio [1] secondo cui il procedimento di revisione della patente non può essere espressione di un potere di controllo svincolato da ogni giustificazione e quindi discrezionale.

La legge [2] prevede che gli uffici della motorizzazione o il prefetto possono disporre che i titolari di patente di guida siano sottoposti a visita medica presso la commissione medica locale o ad esame di idoneità qualora sorgano dubbi sulla persistenza nei medesimi dei requisiti fisici e psichici prescritti o dell’idoneità tecnica.

L’esito della visita medica o dell’esame di idoneità sono comunicati ai competenti uffici del Dipartimento per i trasporti terrestri per gli eventuali provvedimenti di sospensione o revoca della patente.

I giudici chiariscono che i provvedimenti di revisione della patente di guida non hanno finalità sanzionatorie o punitive e non presuppongono l’accertamento di alcuna violazione delle norme sul traffico o di quelle penali o civili, ma vengono adottati in conseguenza di qualunque episodio che giustifichi un ragionevole dubbio in ordine alla persistenza dell’idoneità psicofisica o tecnica, essendo funzionali proprio alla verifica di tali requisiti necessari per il possesso della patente di guida.

Il carattere discrezionale del provvedimento di revisione della patente, quanto alla valutazione in ordine alla “persistenza” dei requisiti e della idoneità, richiede l’instaurazione del contraddittorio, al fine di consentire l’acquisizione del maggior numero di elementi non solo in ordine alla misura applicabile ma anche a quella più idonea tra le varie misure possibili.

Ne deriva che il mero fatto inerente l’accadimento di un sinistro non può essere considerato di per sé un presupposto sufficiente a giustificare un ragionevole dubbio in ordine alla permanenza dei necessari requisiti di idoneità, qualora tale conclusione non sia sorretta da un’idonea motivazione, fondata su elementi oggettivi e definitivamente accertati.

In altri termini, la sfera di discrezionalità di cui dispone l’Ufficio della motorizzazione civile, ai fini dell’attivazione del procedimento di revisione della patente di guida, non esime dall’obbligo di motivare, con riguardo alle singole fattispecie, le ragioni che hanno ingenerato i dubbi sulla persistenza dei requisiti di idoneità fisica e/o tecnica alla guida in relazione ai fatti accertati.

Dunque, affinché possa essere avviato il procedimento di revisione della patente, non può bastare il solo incidente stradale provocato dall’automobilista, ma occorre che la condotta obiettivamente accertata di quest’ultimo sia espressione, in base ad elementi sintomatici puntualmente indicati, della possibile perdita dei requisiti prescritti per il rilascio della patente di guida.

Un recente caso del Tar Emilia Romagna [3] ha confermato questa linea interpretativa. Nel caso di specie è stata ritenuta non opportuna la revisione della patente per un incidente che aveva causato l’investimento di un motociclistica, nonostante questi avesse riportati lesioni guaribili oltre 40 giorni.

La revisione della patente prevista dall’articolo 128 codice della strada ha natura vincolata solo quando il conducente sia rimasto coinvolto in un incidente che ha determinato gravi lesioni alle persone con applicazione della sospensione della patente di guida. Ma non è automatico e la valutazione va fatta caso per caso.

Nella fattispecie giudicata dal Tar Emilia Romagna le lesioni riportate dal conducente dello scooter in effetti avevano superato i 40 giorni. Ma al conducente del veicolo non è stata applicata la sospensione della patente di guida perché gli è stata contestata una violazione che prevede la sospensione solo in caso di recidiva nel biennio. Inoltre, prosegue la sentenza, il codice stradale non prevede un automatismo tra sinistro e revisione della patente. Occorre indicare volta per volta «quali siano le circostanze che denotino una grave violazione delle norme sulla circolazione oppure una particolare imperizia nella conduzione del mezzo». In buona sostanza una singola violazione effettuata con una modalità che non evidenzia particolare imperizia o imprudenza non costituisce una ragione sufficiente per sottoporre il titolare della patente alla revisione della licenza di guida.


note

[1] TAR Lazio sent. n. 2106/2016.

[2] Art. 128 cod. della strada.

[3] TAR Emilia Romagna sent. n. 135/2019.

Autore immagine: 123rf com

TAR Emilia Romagna, sez. I, sentenza 30 gennaio – 7 febbraio 2019, n. 135

Presidente Di Nunzio – Estensore De Carlo

Fatto e diritto

Il ricorrente impugnava il provvedimento indicato in epigrafe che era stato emanato a seguito di un incidente stradale avvenuto il 12 maggio 2018 e nel quale il guidatore di uno scooter aveva riportato lesioni per un periodo di invalidità temporanea pari in un primo momento a 26 giorni e successivamente a complessivi 49 giorni.

La dinamica del sinistro era stata la seguente: il ricorrente che proveniva da strada che doveva dare la precedenza aveva arrestato il veicolo un metro dopo la segnaletica orizzontale di dare la precedenza ed il conducente del motoveicolo preoccupato da tale fatto aveva perso il controllo del mezzo ed era caduto a terra forse per aver frenato sull’asfalto reso viscido dalla pioggia.

Il ricorrente veniva multato dalla Polizia Municipale intervenuta ai sensi dell’art. 145, comma 4, C.d.S.

L’unico motivo di ricorso denuncia la violazione dell’art. 128 C.d.S. e dell’art. 7 L. 241/1990 poiché non si è tenuto conto ai fini della valutazione della sospetta sopravvenuta inidoneità alla guida della corretta condotta testimoniata dall’aver il ricorrente 26 punti sulla patente ed è stata sopravvalutata la sua responsabilità nell’incidente sopra descritto.

Tale valutazione era necessaria non essendo un caso di riesame obbligatorio ai sensi dell’art. 128, comma 1 ter, C.d.S.

Veniva poi censurato il difetto di contraddittorio procedimentale che avrebbe consentito al ricorrente di sottolineare più precisamente la dinamica dell’incidente attenuando la sua responsabilità e che è divenuto successivamente un difetto di motivazione.

Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti si costituiva in giudizio per chiedere il rigetto del ricorso.

Il ricorso è fondato.

L’art. 128 C.d.S. prevede una serie ampia di ipotesi nelle quali è possibile procedere alla revisione della patente da parte di soggetti che a vario titolo presentano caratteristiche che potrebbero determinare un’incompatibilità con la conduzione di veicoli.

Nei confronti del ricorrente il provvedimento impugnato fa genericamente riferimento all’art. 128 in relazione ponendo come giustificazione la sua responsabilità nell’incidente in precedenza descritto.

Orbene quando la Motorizzazione Civile assume un tale provvedimento, esso ha natura vincolata se sussistono i presupposti di cui al comma 1 ter dell’art. 128, oppure natura discrezionale negli altri casi.

Il comma 1 ter prevede che: “È sempre disposta la revisione della patente di guida di cui al comma 1 quando il conducente sia stato coinvolto in un incidente stradale se ha determinato lesioni gravi alle persone e a suo carico sia stata contestata la violazione di una delle disposizioni del presente codice da cui consegue l’applicazione della sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida.”.

Le lesioni riportate dal conducente del motociclo, se in un primo momento erano fuori del campo di applicazione della norma poiché le lesioni sono gravi se comportano una malattia di durata superiore a quaranta giorni, in virtù delle ulteriori certificazioni acquisite hanno superato la soglia.

Ma l’ipotesi del comma 1 ter non si attaglia alla vicenda che riguarda il ricorrente poiché la violazione da lui commessa non comporta automaticamente la sanzione accessoria della sospensione della patente; infatti l’art. 145, relativo alla regola della precedenza violata dal ricorrente il giorno dell’incidente, dopo aver previsto l’entità della sanzione pecuniaria da comminare al trasgressore, al comma 11 sancisce: “Quando lo stesso soggetto sia incorso, in un periodo di due anni, in una delle violazioni di cui al comma 10 per almeno due volte, all’ultima infrazione consegue la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente da uno a tre mesi, ai sensi del capo I, sezione II, del titolo VI.”.

Pertanto non vi erano tutti i presupposti per ordinare la revisione ai sensi del comma 1 ter ed allora si tratta di una decisione che discende dall’adozione di una valutazione discrezionale che deve lasciare traccia nella motivazione.

Sul punto non vi è stata violazione del contraddittorio procedimentale poiché tra i documenti trasmessi dall’Amministrazione vi è anche la comunicazione dell’avvio del procedimento del 25.7.2018 notificata con raccomandata in data 16.8.2018, ma è evidente un difetto di motivazione.

Il Codice della Strada non prevede che tutte le volte che un soggetto riporta delle lesioni di una qualche entità, la persona coinvolta nell’incidente che abbia violato un precetto del Codice stesso per ciò stesso debba essere sottoposta a revisione della patente.

Quindi non è sufficiente far riferimento all’incidente occorso, peraltro descritto inesattamente poiché non vi è alcuna prova che ci sia stata collisione tra i due mezzi, ma bisogna indicare quale siano le circostanze che denotino una grave violazione delle norme sulla circolazione oppure una particolare imperizia nella conduzione del mezzo.

Nell circostanza non si è tenuto conto che il ricorrente non era mai incorso in incidente come testimonia tra l’altro il possesso di un punteggio alto sulla patente e non si è valutata ai fini di cui sopra la dinamica del sinistro.

Vi è stata infatti senz’altro una violazione dell’obbligo di dare la precedenza che è stato correttamente sanzionato, ma l’infrazione è consistita nell’arrestarsi oltre la riga e non nell’impegnare l’incrocio senza tener conto dell’obbligo.

In ogni caso una singola violazione effettuata con modalità che non testimonino un’imprudenza o un’imperizia particolari non costituiscono una ragione sufficiente per sottoporre il titolare di un permesso di guida ad una revisione della patente.

Il ricorso va accolto, ma in considerazione comunque della responsabilità del ricorrente e dell’entità delle lesioni subite dal conducente del motociclo appare giustificata la compensazione delle spese di giudizio.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per l’Emilia Romagna, Sezione Prima, definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e per l’effetto annulla il provvedimento impugnato.

Spese compensate ad eccezione del contributo unificato che va restituito ove versato.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.


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