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Stalking: divieto di avvicinarsi a qualsiasi luogo potenzialmente frequentato dalla vittima

24 Aprile 2012 | Autore:
Stalking: divieto di avvicinarsi a qualsiasi luogo potenzialmente frequentato dalla vittima

Il giudice può ordinare allo stalker di non avvicinarsi ai luoghi in cui c’è o potrebbe esserci la vittima.

Lo stalker deve stare alla larga non solo dai luoghi abitualmente frequentati dalla propria vittima ma, più in generale, da tutti quelli in cui essa possa potenzialmente trovarsi.

Lo ha stabilito di recente la Cassazione [1], con l’intento di garantire, in modo più pieno, la sicurezza e la serenità della vittima.

Il codice di procedura penale [2] consente al giudice di disporre, a titolo di misura cautelare, nei confronti del soggetto accusato di stalking, il divieto di avvicinarsi ai luoghi abitualmente frequentati dalla persona offesa.

Ma la Suprema Corte, con la suddetta sentenza, ha interpretato la norma in maniera più ampia, considerando il divieto esteso anche a tutti i luoghi in cui la vittima possa recarsi.

La condotta dello stalker, infatti, è basata sulla costante ricerca di un contatto con il soggetto da cui è ossessionato. Per tale motivo, il divieto di avvicinamento deve essere rapportato non tanto ai posti frequentati dalla vittima, ma alla vittima stessa, indipendentemente dal luogo in cui si trovi.

È vero che il divieto di avvicinamento limita la libera circolazione, che è diritto fondamentale della persona, ma esso è necessario per garantire alla parte offesa un’esistenza tranquilla.


note

[1] Cass. pen. n. 13658, 11.04.2012.

[2] Art. 282 ter c.p.c., comma I: “Con il provvedimento che dispone il divieto di avvicinamento il giudice prescrive all’imputato di non avvicinarsi a luoghi determinati abitualmente frequentati dalla persona offesa ovvero di mantenere una determinata distanza da tali luoghi o dalla persona offesa”.


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