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Reato di maltrattamenti in famiglia anche nella convivenza

8 Marzo 2016 | Autore:
Reato di maltrattamenti in famiglia anche nella convivenza

Il reato di maltrattamenti in famiglia si configura non solo nelle coppie sposate ma anche nelle famiglie di fatto.

Il reato di maltrattamenti in famiglia può sussistere anche quando aggressore e vittima non sono sposati ma convivono in modo stabile e duraturo e formano dunque una famiglia di fatto.

Non c’è differenza tra la coppia fondata sul matrimonio e la coppia di fatto ai fini del reato di maltrattamenti in famiglia. È quanto affermato da una recente sentenza della Cassazione [1], in continuità con l’indirizzo prevalente in materia [2].

Il reato di maltrattamenti in famiglia si configura in caso di maltrattamenti di una persona della famiglia o comunque convivente (o di una persona sottoposta all’autorità o affidata per ragioni di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, o per l’esercizio di una professione o di un’arte).

La pena prevista è la reclusione da due a sei anni. La pena è aumentata se il fatto è commesso in danno di persona minore degli anni quattordici. Se dal fatto deriva una lesione personale grave, si applica la reclusione da quattro a nove anni; se ne deriva una lesione gravissima, la reclusione da sette a quindici anni; se ne deriva la morte, la reclusione da dodici a ventiquattro anni.

Il delitto in questione, come prevede la stessa legge, è configurabile anche in danno di persona “convivente” ma, in questo caso, occorre un rapporto tendenzialmente stabile, sia pure naturale e di fatto, instaurato tra aggressore e vittima, con legami di reciproca assistenza e protezione.

Si ha infatti famiglia, a prescindere dal matrimonio, quando la coppia ha un progetto di vita comune, la volontà di vivere insieme, condividere i beni e dare vita ad un nucleo familiare stabile e duraturo.

In sede di qualificazione della condotta violenta del partner, il giudice è dunque chiamato ad accertare se vi è un legame di reciproca assistenza e protezione con la vittima, tale da poter parlare di famiglia.

Ciò può emergere da alcuni dati di fatto come la convivenza stabile e non occasionale, la condivisione delle spese relative alla gestione della casa e delle scelte di vita quotidiana.

In caso di relazione precaria e non costante, non si potrà parlare di famiglia e, di conseguenza, l’eventuale condotta violenta del partner potrà essere punita a titolo di reato di lesioni, minaccia ecc. ma non a titolo di maltrattamenti in famiglia.


note

[1] Cass. sent. n. 8401/2016.

[2] Cass. sent. n. 22915 del 27 maggio 2013.


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