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La Brexit colpisce il mercato della birra

3 Agosto 2016 | Autore:


> Business Pubblicato il 3 Agosto 2016



La Sterlina debole rischia di mandare in fumo gli affari di due grandi multinazionali della birra 

La Brexit colpisce ancora. Non è il titolo ad effetto di un film di azione, ma l’ennesima conseguenza delle urne britanniche: a farne le spese stavolta è il mercato degli alcolici, rappresentato da due delle maggiori multinazionali del settore, la Anheuser-Busch InBev e la SabMiller.

Il calo della Sterlina provocato dal risultato alle urne ha infatti obbligato la AB-InBev e la SabMiller a ricalcolare i termini dell’accordo, rivalutandoli sul tasso di cambio della moneta.

In cosa consiste l’accordo tra la AB-InBev e la SabMiller 

I due colossi del beverage lo scorso autunno avevano concluso un affare da oltre 100 miliardi, 70miliardi di sterline, riguardante l‘acquisizione della SabMiller da parte della AB-InBev, colosso della birra, interessata tra l’altro all’acquisto del marchio Peroni

L’accordo, nella pratica, riunisce sotto una stessa holding i tre principali marchi di birre al mondo. Agli azionisti, nel patto firmato ad ottobre, sarebbero spettate 44 sterline per azione, ad un premio del 50% rispetto al prezzo del titolo prima dell’accordo. La SabMiller avrebbe ceduto la sua partecipazione del 58% nella joint venture MillerCoors al suo partner Molson Coors Brewing, che già detiene il 42 % della stessa; cederà inoltre il business internazionale Miller.

La cessione della MillerCoors era un passaggio necessario affinché si riceva l’approvazione da parte dell’Antitrust americana.

AB-InBev e Peroni: l’accordo correlato

C’è anche un po’ di Italia nello scambio. Infatti proprio Ab InBev aveva accettato lo scorso aprile l’offerta della Asahi per il marchio italiano della Peroni, in cambio della Meantime e della Grolsch.

Tale operazione di cessione si è rivelata necessaria proprio per consentire ad AB-InBev l’acquisizione della SabMiller, o meglio, per ottenere l’approvazione delle autorità garanti della concorrenza e del mercato, timorose di un eccessivo dominio del mercato da parte del colosso.

Tuttavia anche tale operazione sembra condizionata dai rapporti con la sudafricana SabMiller, dal momento che il deal si chiuderà solo quando sarà completata l’acquisizione di SabMiller da parte di Ab InBev.

Gli effetti del crollo della sterlina

Gli effetti si sono subito fatti sentire e gli azionisti della SabMiller hanno minacciato il blocco dell’operazione, salvo in caso di controfferta da parte dell’acquirente in grado di compensare i danni della svalutazione. L’amministratore delegato Alan Clark è sembrato laconico nello scrivere che: “”there shouldn’t be any contact with AB Inbev with immediate effect”, “non sono previsti immediati contatti con l’AB-InBev”.

D’altra parte, l’AB-InBev corre ai ripari, annunciando la decisione di ritoccare al rialzo la propria offerta, rialzando di 45 sterline per ogni azione, a fronte delle 44 sterline previste nell’accordo iniziale.

Si raggiungerebbe così quota 104 miliardi di dollari, a fronte degli iniziali 106miliardi di dollari dell’operazione precedenti.

La situazione della sterlina non accenna a migliorare

Nel frattempo i cali non sembrano riprendersi: è atteso per questo mese l’intervento da parte della Bank of England per placare gli offerti della Brexit e la sterlina sembra dover soffrire ancora parecchio. Nel frattempo, il governatore della banca centrale inglese Mark Carney invita le banche a continuare a dare credito, temendo il rischio, sempre più concreto, del rallentamento per l’economia del Regno Unito.


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