Diritto e Fisco | Editoriale

Mediaset.com e la vittoria di Pirro

23 Aprile 2012 | Autore:
Mediaset.com e la vittoria di Pirro

Il dominio Mediaset.com accordato a una società americana perchè non rinnovato nei termini; ora Mediaset ha proposto ricorso al Tribunale di Roma, ma, a quanto sembra, si tratta di una vittoria senza utilità pratica.

Qualche giorno fa, l’azienda televisiva del Biscione, nonostante il ricorso presentato alla WIPO (World Intellectual Property), si era vista revocare il proprio dominio mediaset.com perché non rinnovato nei termini, dominio che era stato poi registrato e assegnato a un cittadino statunitense (titolare della società Fenicius Llc) per la vendita di “media sets”, vale a dire apparecchi che consentono il backup completo dei sistemi operativi (ne abbiamo parlato qua).

Dopo, quindi, la bocciatura in sede internazionale davanti alla WIPO, Mediaset ha riproposto lo stesso ricorso al Tribunale di Roma. Quest’ultimo [1] ha invece accolto la domanda dei legali di Berlusconi, imponendo alla società Fenicius di cessare l’uso del dominio la cui acquisizione, sostiene il magistrato italiano, “è stata compiuta con finalità di agganciamento del noto marchio Mediaset”.

A commento di ciò, mi urgono due veloci considerazioni.

La prima riguarda le conoscenze linguistiche del Tribunale di Roma, che evidentemente ignora che le parole “media” e “set” sono due nomi di uso comune nella lingua inglese, che in definitiva è la lingua internazionale e, pertanto, potrebbero essere considerate parole comuni per qualsiasi nazione. A riguardo, ricordo che i nomi comuni non possono essere registrati, così come, per esempio, nessuna lavanderia potrebbe registrare il nome “Lavanderia”, impedendo alle concorrenti di usare tale denominazione sulla propria insegna.

Immaginiamo allora cosa succederebbe se, al contrario di quanto è successo nel caso di specie, un americano registrasse il marchio “lampadari” e poi impedisse a qualsiasi nostra azienda di utilizzare questo nome, sulla scorta del fatto che, poiché nella lingua statunitense tale vocabolo non ha significato, i tribunali di quel Paese hanno considerato regolare la registrazione.

Difficile poi credere che la decisione del Tribunale di Roma possa avere qualche effetto pratico ed essere eseguita all’estero.

A riguardo, mi viene in mente un noto caso giudiziario che, qualche anno fa, ha coinvolto Yahoo.com. e il noto sito di aste online, e-Bay, di sua proprietà. Sfruttando la piattaforma, alcuni nazionalisti avevano intrapreso il commercio di cimeli nazisti e materiale inneggiante al razzismo. In Francia, dove (come del resto in tutto il mondo), connettendosi alla rete, era possibile visionare e acquistare dette mercanzie, alcune organizzazioni antisemite decisero di ricorrere contro Yahoo davanti al Tribunale di Parigi per impedire tale attività. La difesa del portale di aste, che mirava a spostare il giudizio negli Stati Uniti, sollevò un’eccezione di incompetenza territoriale, sostenendo che, essendo i server di Yahoo collocati oltreoceano, a decidere non potevano che essere i magistrati americani.

Tuttavia, il tribunale parigino ritenne il delitto commesso nel territorio francese, poiché ivi si era consumato il danno; così condannarono la società americana al pagamento di una ammenda di 100.000 franchi. Ebbene, nonostante la decisione fosse in Europa esecutiva, le Corti d’Appello Federali degli Stati Uniti si sono pronunciate per l’inapplicabilità della sentenza nel suolo americano.

Il tribunale capitolino, ora, vorrebbe imporre a una società statunitense di “restituire” un dominio la cui contesa, già in sede internazionale, davanti alla WIPO, aveva visto Mediaset soccombere. Qualcosa di impossibile, almeno stante l’attuale normativa internazionale. E di questo, l’azienda di Cologno Monzese sembra esserne pienamente consapevole. È essa stessa, infatti, nel proprio comunicato stampa diffuso ai media, ad ammettere che la materia del copyright su internet è diventata “un’autentica giungla da disboscare”. Il comunicato termina con parole laconiche: “la strada giudiziaria non può essere la soluzione: richiede alle aziende investimenti economici e intellettuali e contribuisce a intasare la giustizia civile. Ormai il problema ci sembra urgente e lo segnaliamo alle autorità competenti”.

Ma quali sono le “autorità competenti”? I bambini, ormai in età per uscire da soli in strada (id est, il mercato globale), non possono più, al primo problema, tornare a piangere sul grembo della mamma (id est, qualche tribunale italiano poco attento).


note

[1] Trib. Roma, nona sez. cib., ricorso R.G. 1193/12.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

1 Commento

  1. A parte il fatto che il nome sia comune o meno, stento a credere che il tizio abbia registrato il nome così in fretta e furia solo perché voleva vendere dei “media sets”. Lo ha fatto con la consapevolezza di una pubblicità immensa (che sta ottenendo) e probabilmente alla fine potrà vendere all’azienda stessa ad un prezzo infinitamente maggiore di quello che ha pagato. Magari qualcuno ha notato che non era stato rinnovato ed ha fatto la “soffiata”.

    A pensar male si fa peccato, però…

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube