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Editoriali YouTube condannata per violazione copyright. Ma la Corte di Giustizia a cosa serve?

Editoriali Pubblicato il 2 maggio 2012

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> Editoriali Pubblicato il 2 maggio 2012

YouTube responsabile delle condotte illecite poste dai propri utenti: così la sentenza di Amburgo in contrasto con il principio della net neutrality e a favore dei filtri alla rete.

Quando credi che, finalmente, sia stata messo un punto sui principi fondamentali del diritto europeo, ecco che un Tribunale sperduto ti riporta indietro di cinque anni: succede in Germania, dove un giudice ha condannato YouTube per violazione del copyright, avendo alcuni utenti caricato sulla piattaforma dei video piratati.

Infischiandosene di quanto stabilito dalla Corte di Giustizia Europea in tema di non responsabilità degli intermediari (sia con riferimento ai social network, che agli Internet Service Provider nello scorso novembre), una Corte di Amburgo ha ritenuto YouTube responsabile delle condotte illecite poste dai propri utenti e, in particolare, per il caricamento di clip musicali lesivi dell’altrui copyright. Così, il Tribunale ha condannato la piattaforma a utilizzare meccanismi di filtraggio, oltre alle tecnologie dalla stessa già adottate, per rimuovere, in automatico, i contenuti illeciti caricati da terzi.

Una responsabilità oggettiva che la Corte di Giustizia aveva escluso a priori, ribadendo il principio della neutralità dell’intermediario. I giudici di Lussemburgo, lo scorso anno, avevano infatti chiarito che l’imposizione di filtri sugli ISP imporrebbe a questi ultimi degli oneri economici talmente onerosi (oltre ad essere potenzialmente lesivi della privacy) da rendersi incompatibili con la libertà di impresa, rendendo loro antieconomico l’esercizio dell’attività.

A questo punto, mi chiedo cosa ci stia a fare la Corte di Giustizia se le sue pronunce possono essere così palesemente calpestate dai tribunali locali in ragione di interessi geograficamente localizzati. A cosa serve parlare di unitarietà di interpretazione del diritto comunitario, quando ogni giudice resta poi libero di giudicare i trattati come meglio gli aggrada e riportare il diritto a stadi di arretratezza antidiluviana.

Il nostro sistema giuridico sposa la tesi della “specialità” del diritto comunitario rispetto a quello nazionale. Pertanto, nel contrasto tra le norme dei due ordinamenti, le prime devono essere “preferite”. Tanto vale, di conseguenza, anche per le relative sentenze: non vincolanti (quelle della Corte di Giustizia), ma certamente “privilegiate”. E tuttavia, a quanto sembra, questi tortuosi sistemi della dottrina per spiegare l’obbligo di rispettare i principi dell’Unione Europea non sembrano condivisi da tutti gli Stati Membri.

 


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