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Maternità lavoratrici autonome, a quali prestazioni si ha diritto?

12 Settembre 2019 | Autore:
Maternità lavoratrici autonome, a quali prestazioni si ha diritto?

Libere professioniste, lavoratrici autonome e imprenditrici: indennità di maternità, congedo parentale e altre prestazioni per la nascita del bambino.

Le lavoratrici in proprio, libere professioniste o imprenditrici, anche se non possiedono tutte le tutele previste per le dipendenti hanno diritto alle principali prestazioni legate alla maternità. Possono dunque fruire di diversi benefici, dall’indennità per astensione obbligatoria, anche prolungata, al congedo parentale, al bonus bebè, al buono nido, al premio nascita.

Le tutele per le lavoratrici in proprio, ad ogni modo, sono differenti a seconda della categoria di appartenenza: per le libere professioniste iscritte agli ordini, la tutela dipende dalle specifiche previsioni della cassa professionale. Sono poi tutelate in modo differente le libere professioniste iscritte alla gestione Separata e le iscritte alle gestioni speciali dei lavoratori autonomi (commercianti, artigiani, agricoli).

Quindi, per la Maternità lavoratrici autonome, a quali prestazioni si ha diritto?

Proviamo a fare il punto della situazione e vediamo quali tutele sono previste per tutte le lavoratrici madri con partita Iva.

Ricordiamo che, in ogni caso, se la lavoratrice madre è sprovvista di tutela e in situazione di bisogno economico, ha sempre diritto all’assegno di maternità del Comune, anche se risulta a suo nome una partita Iva aperta.

Ma procediamo con ordine e facciamo il punto sulle principali prestazioni previste per le lavoratrici madri autonome.

Maternità libere professioniste iscritte agli ordini

Le libere professioniste iscritte a un ordine (avvocati, commercialisti, ingegneri, etc.) hanno pieno diritto all’indennità di maternità per il periodo di astensione obbligatoria. L’indennità non è erogata dall’Inps, ma dalle seguenti Casse di previdenza e assistenza,  a seconda dell’ordine a cui la lavoratrice è iscritta:

  • Cassa nazionale del notariato;
  • Cassa nazionale di previdenza e assistenza a favore degli avvocati (Cassa Forense);
  • Cassa nazionale di previdenza e assistenza medici (Enpam);
  • Cassa nazionale di previdenza e assistenza farmacisti;
  • Cassa nazionale di previdenza e assistenza a favore dei geometri (Cipag);
  • Cassa nazionale di previdenza e assistenza a favore dei dottori commercialisti;
  • Cassa nazionale di previdenza e assistenza per gli ingegneri e gli architetti liberi professionisti (Inarcassa);
  • Cassa nazionale di previdenza e assistenza a favore dei ragionieri e periti commerciali;
  • Ente nazionale di previdenza e assistenza per i consulenti del lavoro (Enpacl);
  • Cassa nazionale di previdenza e assistenza veterinari;
  • Ente nazionale di previdenza e assistenza per la professione infermieristica (Enpapi).

L’indennità spetta per i due mesi che precedono la data del parto e per i tre mesi successivi alla data effettiva dello stesso, salva la facoltà di domandare la flessibilità (la lavoratrice può fruire della maternità, in base alla legge di Bilancio 2019, anche nei 5 mesi successivi al parto).

La prestazione è dovuta anche se non c’è un’effettiva astensione dal lavoro, in quanto, secondo quanto stabilito dalla Corte Costituzionale [1], la tutela della salute della madre e del bambino è compatibile con la contemporanea cura degli interessi professionali: in sostanza, si può lavorare in proprio senza che questo pregiudichi la condizione della madre e del figlio, o dei figli.

L’indennità è pari all’80% della retribuzione professionale denunciata nell’anno precedente l’evento, commisurata su 5 mesi (quindi 5/12 dell’80% del reddito dell’anno precedente).

È comunque previsto un importo minimo, per le lavoratrici con un’indennità bassa, pari all’80% di 5 mesi del salario minimo giornaliero previsto dalla legge per la qualifica di impiegato.

Per ottenere l’indennità l’interessata  deve inviare un’apposita domanda alla cassa di appartenenza, a partire dal sesto mese di gravidanza ed entro il termine perentorio di 180 giorni dal parto (ogni gestione previdenziale può prevedere, comunque, disposizioni differenti).

Maternità libere professioniste iscritte alla Gestione Separata

Anche per le professioniste cosiddette “senza cassa”, cioè iscritte alla gestione Separata, è prevista un’indennità di maternità per i due mesi precedenti e i tre successivi alla data effettiva del parto.

È necessario che la professionista possieda almeno 3 mesi di contributi versati nei 12 mesi precedenti: in pratica, deve possedere contributi almeno pari a 1.020,96 euro, importo che corrisponde al versamento di 340,32 euro per 3 mesi, poiché l’aliquota contributiva è del 25,72% ed il minimale 2019 è  di 15.878 euro. Con l’entrata in vigore del decreto crisi 2019 [2], è sufficiente un mese di versamenti.

L’importo giornaliero dell’indennità si calcola in questo modo:

  • si prende il reddito imponibile dei 12 mesi precedenti, risultante dai versamenti effettuati;
  • si divide per 365;
  • si moltiplica per l’80%.

Il risultato, pari all’indennità giornaliera, è poi ovviamente moltiplicato per il numero di giornate indennizzate in 5 mensilità.

L’indennità è pagata dall’Inps, previa domanda della lavoratrice, da inoltrare in via telematica (la domanda può essere fatta tramite sito web o contact center dell’Inps, se si possiede il Pin, diversamente tramite patronato); l’istanza deve essere inviata entro un anno dall’evento, pena la perdita dell’indennità.

Maternità lavoratrici autonome e imprenditrici

L’indennità durante il periodo di astensione obbligatoria per maternità è riconosciuta anche alle lavoratrici autonome ed alle imprenditrici iscritte alla Gestione Inps artigiani e commercianti, alle coltivatrici dirette, colone, mezzadre, imprenditrici agricole professionali, nonché alle pescatrici autonome della piccola pesca marittima e delle acque interne.

Per tali lavoratrici è requisito essenziale, al fine di ottenere l’indennità, la copertura contributiva del periodo indennizzabile per maternità. L’iscrizione alla Gestione può avvenire anche successivamente alla data di inizio del periodo indennizzabile per maternità: in questo caso, se l’attività è iniziata dopo il periodo tutelato, il diritto alla prestazione sorge dal momento dell’iscrizione; in caso contrario, sorge dall’inizio del periodo tutelato.

L’importo giornaliero dell’indennità è di 38,56 euro per le artigiane e le commercianti, mentre per le altre gestioni spetta un’indennità economica pari all’80% della retribuzione giornaliera stabilita annualmente, a seconda del tipo di lavoro autonomo svolto.

Anche in questo caso, l’indennità è pagata dall’Inps, previa domanda della lavoratrice, da inoltrare in via telematica (la domanda può essere fatta tramite sito web o contact center dell’Inps, se si possiede il Pin, diversamente tramite patronato); l’istanza deve essere inviata entro un anno dall’evento.

Adozione e affidamento

Sia per le libere professioniste iscritte agli ordini, che per le iscritte alla gestione separata, che per le autonome e le imprenditrici, l’indennità spetta anche in caso di adozione o affidamento. Inoltre, la prestazione spetta al padre in caso di morte o di grave infermità della madre o di abbandono, nonché in caso di affidamento esclusivo del bambino.

Congedo parentale

Il congedo parentale, o astensione facoltativa per maternità, per le lavoratrici “in proprio” ha la durata massima di 6 mesi (che possono essere fruiti anche in maniera frazionata) entro i primi tre anni di vita del bambino. L’indennità è pari al 30% della retribuzione imponibile su cui è calcolata l’indennità giornaliera, sia per le artigiane e le commercianti, che per le iscritte alla gestione separata.

In caso di adozione e affidamento sia nazionale che internazionale, il congedo parentale è riconoscibile per massimo sei mesi entro tre anni dall’ingresso del minore nella famiglia.

Nel caso di parto, adozione o affidamento plurimo il diritto al congedo parentale è previsto per ogni bambino alle condizioni indicate.

L’interessata deve presentare domanda telematica all’Inps (tramite sito internet, contact center o patronato) prima che l’astensione inizi; la prestazione spetta solo se c’è un’effettiva astensione dall’attività lavorativa, a differenza dell’indennità di maternità.

Durante tale periodo, sia per le professioniste “senza cassa” che per le lavoratrici autonome, sono accreditati dall’Inps i contributi figurativi.

Altre prestazioni per maternità

Le lavoratrici autonome, alla pari della generalità delle lavoratrici madri, hanno diritto alle seguenti prestazioni:

  • bonus bebè;
  • buono nido;
  • premio nascita.

Voucher baby sitter e asilo nido non sono invece stati prorogati dalla legge di bilancio.

Bonus bebé

Il bonus bebè, per il 2019, consiste in un contributo riconosciuto mensilmente ai genitori con figli nati nell’anno. L’ammontare del bonus è pari a:

  • 80 euro mensili, per ogni figlio minore di un anno, per le famiglie il cui Isee (l’indicatore della situazione economica della famiglia) non supera 25mila euro;
  • 160 euro, per ogni figlio minore di un anno, per le famiglie il cui Isee (l’indicatore della situazione economica della famiglia) non supera 7mila euro.

Per il secondo figlio, il bonus è maggiorato del 20%, arrivando dunque a:

  • 96 euro mensili, per ogni figlio minore di  un anno, per le famiglie il cui Isee (l’indicatore della situazione economica della famiglia) non supera 25mila euro;
  • 192 euro mensili, per ogni figlio minore di un anno, per le famiglie il cui Isee (l’indicatore della situazione economica della famiglia) non supera 7mila euro.

Un’ulteriore maggiorazione del 20% è riconosciuta per ogni figlio successivo.

I requisiti richiesti ai genitori sono:

  • cittadinanza italiana, di uno Stato europeo o di uno Stato terzo, con regolare permesso di soggiorno;
  • residenza in Italia;
  • convivenza con il figlio;
  • nucleo familiare in possesso di un reddito ai fini Isee non superiore a 25mila euro annui, per tutta la durata dell’assegno.

Buono nido

Il buono nido, chiamato anche bonus asilo nido, è un contributo di mille euro riconosciuto dall’Inps per:

  • il pagamento di rette relative alla frequenza di asili nido pubblici e privati, per ogni figlio sino a 3 anni di età;
  • per garantire forme di supporto, presso la propria abitazione, a favore di bambini sotto i 3 anni con gravi patologie croniche.

Dal 2019, il contributo è aumentato a 1500 euro mensili. È riconosciuto per 11 mensilità, in misura pari a 136,36 euro al mese. Il buono è erogato dall’Inps per ogni retta mensile pagata e documentata ed entro, comunque, l’importo della retta mensile.

Premio nascita

Il bonus nascita è un premio, dell’importo di 800 euro, riconosciuto alle future madri, a partire dal compimento del 7°mese di gravidanza, anche in caso di affidamento e adozione, per gli eventi verificatisi dal 1° gennaio 2017 in avanti. Si tratta infatti di un beneficio strutturale.

Per il riconoscimento del premio è necessario essere in possesso dei seguenti requisiti:

  • residenza in Italia;
  • cittadinanza italiana o comunitaria;
  • per le cittadine non comunitarie, è necessario soggiornare regolarmente in Italia.

Assegno di maternità dei comuni

Alle lavoratrici non aventi i requisiti per il diritto all’indennità di maternità, può spettare  l’assegno di maternità concesso dai comuni.

Si tratta, nel dettaglio, di una prestazione che spetta per le nascite, gli affidamenti preadottivi e le adozioni senza affidamento: l’assegno è erogato dall’Inps, e spetta anche se la lavoratrice non ha contributi, in quanto è un trattamento di assistenza.

Viene però richiesto idi non superare una determinata soglia economica Isee (si tratta dell’indicatore della situazione economica equivalente del nucleo familiare), rivalutata ogni anno.

L’assegno spetta alle cittadine italiane, europee ed extracomunitarie, purché regolarmente soggiornanti in Italia.

Le lavoratrici madri alle quali spetta la prestazione sono:

  • le donne non occupate;
  • le donne occupate non aventi diritto a trattamenti economici di maternità;
  • le donne occupate aventi diritto a trattamenti economici di maternità di importo inferiore a quello dell’assegno; in questo caso, l’assegno spetta per l’importo differenziale.

L’assegno di maternità non costituisce reddito ai fini fiscali e previdenziali e viene pagato dall’Inps in unica soluzione con cadenza mensile, non oltre 45 giorni dalla data di ricezione dei dati trasmessi dai comuni.

La domanda di assegno di maternità deve essere presentata al comune di residenza entro:

  • 6 mesi dalla nascita del bambino;
  • 6 mesi dall’effettivo ingresso del minore in famiglia, nel caso di adozione o affidamento.

note

[1] C. Cost. Sent. n. 3/1998.

[2] Dl 101/2019.


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2 Commenti

  1. Buonasera volevo avere un’informazione, nel caso di un’infermiera iscritta all’enpapi libera professionista con partita iva, ed in maternità a rischio già dal terso mese, sono previsti ammortizzatori economici da parte dell’enpapi o dell’Inps per questi mesi in cui è obbligata dall’allontanamento a lavoro? grazie mille qualora possiate rispondermi e indirizzarmi su come fare

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