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Editoriali Siti, blog e portali non registrati: quando c’è testata giornalistica

Editoriali Pubblicato il 16 giugno 2009

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> Editoriali Pubblicato il 16 giugno 2009

Si parla spesso della necessità di accomunare siti internet e blog alla normale stampa sulla carta tradizionale e, con ciò, anche tutti i reati e le aggravanti che ne conseguono; ma i giudici sembrano orientati in modo diverso.

Ogni giorno, all’interno della rete, nascono nuovi portali che esercitano, per distinte materie ed in modo sempre più originale, attività di informazione, a tal fine valendosi dei contributi di liberi redattori, reperiti all’interno del territorio nazionale. Ancor più spesso queste collaborazioni non vengono regolate da accordi negoziali; sicché possono configurarsi facili conflitti in materia di proprietà intellettuale e/o di retribuzioni.

Una recente ed innovativa sentenza del Tribunale capitolino [1]  ha affrontato il delicato giudizio intentato da una lavoratrice nei confronti di un sito per il quale la stessa prestava, in modo continuativo, attività di redattrice.

Il Giudice del lavoro di Roma ha formulato alcune interessanti e condivisibili considerazioni.

In primo luogo, proprio con riferimento ai nuovi media, il Tribunale ha precisato come l’attività di informazione possa realizzarsi, non solo attraverso la carta stampata, ma anche tramite la rete internet.

In secondo luogo, a confutazione delle tesi difensive della società proprietaria del sito web [2] , il Tribunale ha osservato che non può considerarsi una ‘testata giornalistica’ solo quella che ottiene una formale registrazione presso il locale Tribunale [3] . Al contrario, si deve considerare tale anche quell’attività che provvede alla diffusione di articoli, notizie e servizi informativi, pur senza una formale registrazione ed un Direttore Responsabile.

Si ponga attenzione tuttavia sulla circostanza che, una cosa è la strutturazione del sito come testata giornalistica, un’altra è il prodotto che ne deriva, che la giurisprudenza recente non ha inteso equiparare alla stampa vera e propria (come spiegato nei precedenti articoli).

Al riguardo giova rilevare che, pur non esistendo una definizione normativa di attività giornalistica (neanche nella legge n. 62/2001), secondo un consolidato orientamento della giurisprudenza di legittimità, il giornalismo è caratterizzato 1) dalla raccolta, dal commento e dall’elaborazione di notizie (attuali) destinate a formare oggetto di comunicazione interpersonale; 2) dall’elemento della creatività, dalla tempestività di informazione [4] .

Dunque, ha precisato il Giudice del Lavoro, è evidente che tale attività di informazione possa realizzarsi anche tramite la rete internet, stante l’alto impatto comunicativo di codesto mezzo.

Il Tribunale ha concluso equiparando la posizione del redattore presso la testata internet a quella di un giornalista all’interno di un giornale registrato.

Infatti, se è pur vero che una denominazione assume formalmente la qualifica di ‘testata’ solo dopo l’eventuale registrazione nel registro della stampa, è anche vero che non possono farsi ricadere sul lavoratore le conseguenze negative del comportamento omissivo di parte datoriale che, violando la normativa del settore, non provvede a registrare per tale quella che, di fatto, è stata una testata giornalistica.

note

[1] Trib. Roma, sent. 09.02.2004, in D&G 2004, 20, 118.

[2] La quale affermava l’inapplicabilità, nei propri confronti, del contratto di lavoro giornalistico, per non essere quella del sito una testata giornalistica.

[3] Obbligatoria esclusivamente per le attività che intendano avvalersi delle provvidenze previste dalla legge ex art. 7 del D. Lgs 70/2003.

[4] Cfr. Cassazione 7007/84; Cassazione sez. lavoro 1827/95.


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