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CTU: chi lo paga se c’è o meno gratuito patrocinio?

2 Ottobre 2019
CTU: chi lo paga se c’è o meno gratuito patrocinio?

A carico di chi è la parcella del consulente tecnico d’ufficio per chi abbia ottenuto il beneficio del patrocinio a spese dello Stato?

Se sei stato ammesso al gratuito patrocinio e il tuo dubbio è chi paga il consulente tecnico d’ufficio nominato dal giudice nel corso della causa, la risposta è lo Stato. Tu non dovrai sborsare alcuna somma. Ma vediamo meglio come funziona il meccanismo e perché chi si trova in condizione di indigenza e difficoltà economica non ha nulla da temere.

Chi paga il Ctu?

Quando il giudice nomina un Ctu (acronimo di consulente tecnico d’ufficio) lo fa o perché è stato sollecitato da una delle parti del giudizio o perché lo ritiene necessario per decidere, al fine di integrare le proprie conoscenze in un campo particolarmente tecnico. L’esempio più calzante potrebbe essere la valutazione delle cause di un’infiltrazione d’acqua in condominio o la quantificazione di alcune indennità spettanti al lavoratore dipendente sulla base dei conteggi riportati dal Contratto Collettivo.

Dopo il giuramento del Ctu – che avviene in udienza davanti al giudice – e l’affidamento dell’incarico con l’indicazione dei quesiti cui deve rispondere, di norma il giudice gli riconosce un anticipo (non è però tenuto a farlo) per le prestazioni che andrà ad eseguire, eventualmente con l’aggiunta delle spese vive dell’intervento. L’anticipo viene pagato dalla parte processuale che ha sollecitato l’intervento della consulenza tecnica o, in mancanza di richiesta espressa, dall’attore che ha iniziato la causa.

Alla fine della causa, invece, il giudice addossa l’integrale spesa del compenso dovuto al Ctu alla parte che ha perso il giudizio insieme a tutte le altre spese processuali, come quelle per l’onorario dell’avvocato di controparte, il contributo unificato, la registrazione della sentenza, ecc. (cosiddetta regola della soccombenza). Se la parte soccombente è anche quella che aveva inizialmente sostenuto l’anticipo, le cose non cambiano. Viceversa, se è l’altra parte, questa dovrà restituire all’avversario l’anticipo che questi aveva erogato al Ctu all’atto del conferimento dell’incarico.

Chi paga il Ctu se c’è gratuito patrocinio?

Nel caso in cui una delle due parti sia stata ammessa al gratuito patrocinio, la legge [1] stabiliva un tempo che gli onorari dovuti al consulente tecnico d’ufficio fossero “prenotati a debito” (ossia venissero pagati dallo Stato previa richiesta del perito) anche in caso di transazione (ossia un accordo bonario).

Invece, la Corte Costituzionale ha ora stabilito che gli onorari e le indennità a consulenti, notai e custodi, in caso di ammissione al patrocinio a spese dello Stato [2] devono essere direttamente anticipati dall’Erario.

La novità della pronuncia sta nella dichiarazione di incostituzionalità dell’applicazione dell’istituto della «prenotazione a debito», che secondo il precedente indirizzo doveva considerarsi idoneo a soddisfare consulenti, notai e custodi. La precedente norma, in luogo dell’anticipazione da parte dell’erario, prevedeva, a carico dei soggetti che hanno prestato l’attività di assistenza, l’onere della previa intimazione di pagamento e l’eventuale successiva prenotazione a debito del relativo importo («se non è possibile la ripetizione»)». La stessa è stata dichiarata illegittima perché non ragionevole rispetto alle norme dell’istituto.

Dopo aver ripercorso l’evoluzione normativa e giurisprudenziale in materia, la Consulta ha ritenuto fondata la questione in riferimento all’art. 3 Cost. sotto il profilo del difetto di ragionevolezza sottolineando che la norma censurata si rivela viziata proprio perché «in luogo dell’anticipazione da parte dell’erario, prevede, a carico dei soggetti che hanno prestato l’attività di assistenza, l’onere della previa intimazione di pagamento e l’eventuale successiva prenotazione a debito del relativo importo («se non è possibile la ripetizione»). Infatti, tale meccanismo procedimentale, unitamente all’applicazione dell’istituto della prenotazione a debito, impedisce il rispetto della coerenza interna del nuovo sistema normativo incentrato sulla regola dell’assunzione, a carico dello Stato, degli oneri afferenti al patrocinio del non abbiente».

In tal senso, come si legge nel comunicato diffuso dalla Corte, «di un parziale mutamento di indirizzo rispetto al precedente che aveva portato al rigetto di altre censure nei confronti della norma oggi dichiarata incostituzionale, ma l’impianto della motivazione è coerente con la pregressa giurisprudenza che aveva escluso che gli oneri conseguenti alla tutela dell’indigente potessero gravare su alcune categorie professionali. La novità della pronuncia sta nella dichiarazione di incostituzionalità dell’applicazione dell’istituto della “prenotazione a debito”, che secondo il precedente indirizzo doveva considerarsi di per sé idonea a soddisfare consulenti, notai e custodi».

Attenzione: la parte ammessa al gratuito patrocinio che risulti soccombente al termine della causa, sebbene non sia tenuta a pagare il Ctu, sarà obbligata invece a pagare le spese processuali alla controparte come l’onorario dell’avvocato.

Nel caso in cui alla parte ammessa al gratuito patrocinio venga revocato tale beneficio nel corso del giudizio, essa dovrà sostenere le spese come un normale soggetto processuale.

note

[1] Art. 131 co. 3, d.lgs. n. 115/2002.

[2] C. Cost. sent. n. 217/2019.

Autore immagine: 123rf com


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